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Essay | Nella mia ora di libertà: Fred Buscaglione il duro della canzone

Aggiornato il: 30 nov 2019

Il pioniere che ha regalato lo swing all’Italia

«Sono Fred/ dal whisky facile/ sono criticabile/ ma son fatto così» (Whisky facile, 1960).


C’è stato un momento nella musica leggera italiana, in cui i cantanti hanno iniziato bonariamente a strizzare l’occhio agli Stati Uniti e a tutto quello che veniva esportato oltre i confini americani. Erano gli anni Cinquanta: molti artisti e gruppi musicali cercarono di cavalcare quest’onda trasponendo ed adattando in italiano (ed in modo più o meno decente a seconda dei casi) i testi di tante hit partorite negli States.


Alcuni di loro hanno basato la loro carriera su questo e non se ne sono più liberati, stagnando, però, in quei personaggi e non riuscendo a stare successivamente al passo con i tempi. Altri ancora, hanno studiato piuttosto i personaggi che di volta in volta uscivano dalla mente di qualche produttore, ricreandone delle versioni nostrane laddove il pubblico italiano ne era ancora digiuno.


È il caso di Fred Buscaglione, torinese di nascita, platonicamente americano d’adozione. Platonicamente perché Fred era nato nel 1921, aveva visto e vissuto la Guerra e apparteneva ad una generazione in perenne ricerca di identità. Con la sua morte, avvenuta a Roma per un incidente stradale, si chiusero quegli anni ’50, un periodo in cui spadroneggiava il Festival di Sanremo, in cui cuore faceva necessariamente rima con amore nei testi delle canzoni. In questo contesto, però, Fred non voleva immischiarsi. Ascoltava i jazzisti d’oltreoceano (quelli bravi che contavano) e costruiva canzoni come fossero vere sceneggiate. Buscaglione, poi, amava rappresentarle in televisione con grinta e verve uniche. La forza del suo repertorio, soprattutto dei primi brani pubblicati, risiedeva indubbiamente nella sua lunga gavetta.


Essi venivano rodati lungamente nei locali torinesi, per cui erano già conosciuti a parte del pubblico. Fred affrontò una lunga gavetta, costruendo il suo personaggio di volta in volta. Una volta divenuto famoso, si trovò a essere ricercato da chiunque: televisione nazionale, registi, pubblicitari, etc. Recitò in vari lungometraggi (Noi duri, I ladri, Il moralista e tanti altri). .Insomma, tutti lo volevano.


Da un punto di vista cronologico, il primo singolo pubblicato nel 1945 e scritto a quattro mani con il suo amico fraterno e perenne paroliere Leo Chiosso, fu Ogni notte così. Fu pubblicata quasi per scherzo, ma non diede ancora all'artista torinese un successo tangibile. Fred Buscaglione non era solo un cantante: fu contrabbassista, trombettista, pianista, sassofonista, ma soprattutto un buon violino jazz. Il suo background musicale proveniva dagli studi di conservatorio, ma egli amava il jazz, seppur non sapesse di che musica si trattasse. Alcuni testimoniano che canticchiasse spesso quei motivi americani dal gusto swing, ma che non avesse la minima idea cosa fosse jazz.


Un giorno, poi, venne l’idea di trasformarsi nel personaggio che lo caratterizzò: aveva messo su peso, vestiva a righe e gli venne proposto di seguire la via del duro, del gangster americano sciupafemmine che vive tra sparatorie e donne mozzafiato. Buscaglione intuì e lesse i grandi americani facendo suo questo personaggio (spesso anche impostogli dai suoi produttori). Era presentato come un duro di Chicago, un bevitore a cui Se c’è una cosa / che fa tanto male / è l'acqua minerale! (Whisky facile). La sua voce era rauca di sigarette e funzionava bene sia nel parlato che nel cantato. Quel suono sabbioso e squillante di tonalità medio-basse, unito alla giusta mimica (cosa quest’ultima che egli aveva innatamente), rendevano alta credibilità al personaggio del gangster americano.




Nei suoi testi compaiono pupe e bambole verso le quali si inteneriva. Vengono fuori aspetti della personalità stereotipata del maschio anni ’50, che si presentava sicuro di sé, ma che spesso da carnefice diveniva vittima di ciò che è da sempre considerato il sesso debole. Una velata e sarcastica denuncia verso il dover esprimere la mascolinità a discapito di quelli che sarebbero stati, negli anni successivi, i diritti delle donne e le correnti femministe (Teresa non sparare, Eri piccola così, Che bambola! ne sono alcuni esempi).


Alle sue spalle, bisogna dire, aveva musicisti di primordine a base jazzistica, ma soprattutto un’attitudine nell'interpretare queste sfumature in modo ironico, istrionico e sorprendentemente credibile. Era anche un sentimentale. Trattava la canzone con delicatezza e i suoi assoli di violino esaltavano questa parte della sua personalità. Si pensi ad esempio a Sogno d’estate, 1958, alla super-famosa Guarda che luna, oppure al momento in cui volle dedicarsi ad un tipo di canzone più “nobile”, dal quale nacquero canzoni lente e malinconiche come Una sigaretta. Era in queste occasioni, ovvero quando cantava l’amore e la malinconia, che si poteva assaporare tra le note l’aspetto armonico della sua voce.


Ad un certo punto, però, lo scenario musicale italiano inizio a modificarsi. La gente chiedeva qualcosa di nuovo ed a lui in particolare qualcosa di più al passo con i tempi. Buscaglione fu costretto a modificare la sua canzone per incontrare il gusto del pubblico, ma non abbandonò il mondo jazz, anzi cercò sempre, in un modo o nell'altro, di inserirlo nei suoi pezzi.


Spesso gli piaceva scherzare con il genere South America, costruendo ad-hoc canzoni che attingevano al ritmo latino-americano (mambo, samba e simili), ma con testi fortemente ironici ed adeguati al suo personaggio. Si pensi ad esempio a La tazza di thè, una movimentata samba che allude alla monotonia matrimoniale, al thè delle cinque che rischia di durare tutta la vita.


Quando lo vollero al Musichiere, nel 1959, Fred ci andò a patto che lo facessero cantare con il coro di bambini diretto da Renata Cortiglione. Gli piacevano i bambini e i bambini lo amavano. Con loro eseguì quella che a detta di molti è la migliore performance di Whisky facile, di cui abbiamo ricordato alcuni versi in apertura. Un’ironia tagliente, un ottimo controllo vocale e un’intesa formidabile con i giovani cantanti, come solo lui poteva fare.


Il duro di Chicago amava i giochi di parole (ad esempio come canta in Si sono rotti i Platters) ed aveva in fondo anche un animo malinconico, risultando essere per questo un umorista. Perché, diciamolo, l’umorismo non è forse una reazione costante all'amarezza?


Nonostante ci abbia lasciati improvvisamente a soli 39 anni, è bello ricordare Fred così: spregiudicato, sarcastico, caustico. È innegabile che l’Italia avrebbe con difficoltà conosciuto lo swing, il jazz da gangster senza l’importante lavoro di Buscaglione in un periodo in cui ci si aspettava una rivoluzione da un momento all'altro e che tardò ad arrivare. O che forse ancora stiamo aspettando.

Alessio De Luca

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