Essay | Tra Oriente e Occidente: Persepolis, di Marjane Satrapi

Aggiornato il: 24 nov 2019


All'apertura del millennio esce per la prima volta in Francia Persepolis, il fumetto dell'illustratrice Marjane Satrapi. Al contempo un romanzo di formazione e un resoconto interno della rivoluzione islamica in Iran. Dal 2000 fino al 2003 viene pubblicato in 4 volumi autonomi, che raccontano quattro fasi di una sola parabola esistenziale. Si tratta di un'autobiografia, in parte romanzata, attorno a cui si coagulano interrogativi più complessi. Nel 2007 ne è stato tratto un omonimo film d'animazione, vincitore del festival di Cannes e co-diretto dall'autrice stessa che ha realizzato a mano tutti i fotogrammi.


Marjane Satrapi

Nata in Iran poco prima della rivoluzione Khomeinista da una famiglia borghese progressista, Marjane Satrapi ha vissuto in Iran e in Europa, costruendosi una coscienza apolide, ma non anti-identitaria. Con delicata efficacia ricordi infantili, sensazioni individuali e rivolgimenti politico-religiosi sono integrati in un composito intreccio di pubblico e privato. Satrapi mette al centro sé stessa e la storia, sia essa politica, sociale, nazionale o mondiale. Non soltanto perché “il personale è politico: inquadrare i passaggi traumatici della propria vicenda personale in una più ampia divulgazione storica è restituire a entrambe le prospettive il loro effettivo valore, che altrimenti non sarebbe del tutto afferrato .

Perché un fumetto? Data la portata della narrazione , la decisione di Satrapi potrebbe risultare

Marjane Satrapi

piuttosto discutibile, inadeguata al peso dell'argomento. Ma il fumetto è una forma artistica ingiustamente banalizzata. Per Persepolis si può parlare di graphic novel, cioè di romanzo grafico, che in breve tempo si è imposto come classico nella cultura dell'illustrazione. Il tono diretto e ironico risulta essere la chiave migliore per accedere a tematiche così delicate, che se trattate nel modo sbagliato possono produrre effetti pericolosi. Nella cultura iraniana inoltre il legame tra testo e immagine è quasi indissolubile, da sempre testi impegnativi (letterari o religiosi, come le preghiere) sono accompagnati da miniature. Perciò questo connubio non viene affatto sentito come anomalo.

Ma, soprattutto, il fumetto è una forma espressiva in grado di rivolgersi a un pubblico più ampio. Perché Persepolis nasce dall’esigenza di un dialogo. E in particolare intende parlare all’Occidente.

Persepolis è nato come fumetto per gli occidentali: ci sono moltissime spiegazioni sulla vita quotidiana che sono superflue per un lettore iraniano.”

Sono la tensione verso l’Occidente, il desiderio di un confronto a determinare il taglio della narrazione. Persepolis vuole essere una doppia denuncia. Al regime integralista e agli avvilenti stereotipi occidentali che gravano sull'Oriente. Non esiste un solo Medio Oriente, gli iraniani non sono arabi, nello stesso paese non tutti la pensano allo stesso modo. Satrapi intende rappresentare un altro Iran, nella sua vera essenza.

Persepolis si apre in Iran nel 1979, l’anno della rivoluzione islamica dell’ayatollah Khomeini. Per capirne appieno le dinamiche narrative, è necessario ripercorrere in breve le tappe fondamentali del paese. A partire dall’800, il Medioriente è attraversato da gravi tensioni e instabilità. L’emergere del principio nazionalista, la crescente pressione europea per l’importanza strategica dell’area e per la scoperta dei giacimenti petroliferi gravano su questi paesi. In particolare l’Iran, per la sua ricchezza di materie prime, fa gola sia all’Inghilterra che alla Russia. E nel 1925 gli inglesi con tacito assenso non impediscono un colpo di Stato.

A dirigerlo è il capo militare Reza Khan, che intende creare uno Stato moderno. Avvia un insieme di riforme modernizzanti in senso occidentale, simile all’esperienza turca di Kemal Ataturk. Per cementare lo spirito nazionalistico e per laicizzare il paese, si richiama all’antica tradizione persiana pre-islamica , per esempio assumendo come cognome Pahlavi, (cioè “partico, medio-persiano”) e vietando il velo per le donne. Il suo successore Muhammed Reza Pahlavi tenta una politica estera più aperta, con accordi prima con l’Inghilterra e poi con gli Stati Uniti. In questo contesto abbiamo un fortissimo momento di svolta. Tra la popolazione cresce l'ostilità per l’ingerenza occidentale. Se ne fa portavoce Mossadeq, nominato primo ministro: scaccia lo shah e nazionalizza le compagnie petrolifere inglesi all’interno del paese. Il petrolio assurge a simbolo dell’indipendenza iraniana rispetto alle pressioni europee, e questo sentimento antioccidentale si rafforza quando nel 1953 Mossadeq viene abbattuto da un colpo di Stato supportato dai servizi segreti americani,seguendo la dottrina Eisenhower per cui ogni attacco alla regione è considerato un attacco agli interessi americani. Per molti storici questo evento rappresenta il momento di radicalizzazione che porterà all’instaurazione della teocrazia khomeinista. Il ritorno dello shah comporta una durissima dittatura in cui stampa e magistratura sono completamente imbrigliate e la SAVAK (polizia segreta addestrata dagli Stati Uniti e da Israele) assoggetta la popolazione col terrore. Inoltre il regime colpisce fortemente gli interessi del clero sciita, molto forte nel paese.


È questo contesto che porterà nel 1979 alla rivoluzione khomeinista. È questo il punto di partenza di Persepolis. Marjane Satrapi mostra la radicale trasformazione dell’Iran, da paese occidentalizzato a Repubblica islamica, una teocrazia non meno repressiva del regime precedente. La rivoluzione non si esaurisce alla sola presa del potere, ma ha una vocazione totalitaria che intende islamizzare l’intera società, riducendo l’islam a una mera ideologia. L’iniziale entusiasmo popolare si affievolisce. L’Iran diventa un paese oscurantista popolato da donne con lo chador cui non è consentito né truccarsi né indossare gioielli, e da uomini barbuti, intransigenti fondamentalisti. In forte rilievo è il ruolo dei giovani , i più docili e fedeli per via del continuo indottrinamento che inculcava in loro una nuova fede di martirio e sacrificio (soprattutto con la guerra contro l’Iraq, occasione in cui le file dell’esercito si ingrossano notevolmente di giovani e giovanissimi).

Questa vicenda è osservata attraverso il filtro dell’ingenuità adolescenziale. Con l’innocenza di chi può indicare che il re è nudo, Satrapi delinea con tragica ironia l’assurdità dei divieti imposti, l'invadenza di un governo nell'etica e nelle scelte private. Il racconto verte poi sulla condizione privata di Marjane, che emigra in Europa sotto la spinta dei genitori. La turbolenta permanenza a Vienna, il ritorno in patria dalla famiglia e il definitivo trasferimento in Francia. Le difficoltà dell’adolescenza si intrecciano all'ostacolo di integrarsi in un contesto del tutto diverso. Marjane è soffocata dal desiderio di inserirsi e dalla consapevolezza di non poter recidere le proprie radici. La dialettica tra negazione e rivendicazione delle proprie origini si complica con gli insormontabili pregiudizi da parte del mondo circostante.


Il tortuoso percorso identitario, tra l'amicizia, l'amore, la droga e il sesso. Il cruciale passaggio verso la maturità si problematizza con l’insolubile condizione dello straniero. Marjane tenta una riconciliazione ritornando dalla propria famiglia. Ma presto si rende conto di essere straniera anche nel suo paese.

Marjane è un meticcio. Ha assorbito modelli culturali iraniani ed europei, parla fluentemente due lingue, veste all'occidentale ma ha evidenti tratti persiani. Il meticciato, tra autobiografismo e storia , tra favola e realismo. Questa multiculturalità è stata pagata da Marjane a caro prezzo, con eventi traumatici. Quel che restituisce al pubblico è una vicenda personale, in cui chiunque, al di là della diversa provenienza, può riconoscersi. Perché in una società globalizzata il meticciato è condizione sempre più comune. E attraverso il meticciato possiamo riscoprire pienamente la nostra umanità.



Federica Ruggiero


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