• Antonio Merola

Essay | L'artista come self-made man: il caso di F. Scott Fitzgerald

Aggiornato il: 26 nov 2019

Questo articolo è stato pubblicato con il titolo Il ballo dannato del giovane Fitzgerald sul numero di dicembre della rivista «O' Magazine» (2018). Per approfondire si consiglia la lettura del saggio F. Scott Fitzgerald e l'Italia.


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«So che se Scribner lo accetta mi sveglierò una mattina per accorgermi che le debuttanti mi hanno reso famoso durante la notte» scrive all'amico Edmund Wilson, F. Scott Fitzgerald. Ha appena proposto alla casa editrice un romanzo: L'egoista romantico. Perché lo ha scritto? La risposta ha un nome e un cognome: Zelda Sayre. Fitzgerald ha conosciuto la donna al Country Club, Montgomery: hanno ballato insieme e da allora si è messo in testa di volerla sposare. Ma Zelda rifiuta. Nonostante la divisa riesca a nasconderne la provenienza sociale, al termine del ballo Fitzgerald è costretto a togliersi la maschera: non è altro che un poveraccio di istanza a Camp Sheridan, mentre lei una debuttante di una famiglia agiata. Peraltro, si è da poco giocato l'unica chanche che la vita, o i pochi risparmi della famiglia, gli aveva concesso: è stato cacciato dall'Università di Princeton, essendo troppo impegnato a scrivere commedie musicali per conquistarsi l'apprezzamento del Triangle Club, il prestigioso circolo studentesco che per lui aveva più valore di qualsiasi esame.


Così mentre finalmente i giovani tornavano dalla guerra, Fitzgerald si trasferisce a New York. Scrive a Zelda: «Sono nella terra dell'ambizione e del successo e la mia sola speranza e fiducia è che il mio cuore adorato sarà presto con me». Siamo infatti agli albori del boom economico e nella capitale vige una sola regola: fare quattrini a tutti i costi. La ruota della fortuna però non gira a suo favore nemmeno questa volta: nel febbraio del 1919, non riesce a trovare lavoro migliore che l'addetto per una agenzia pubblicitaria. Troppo poco, perché Zelda possa accettare da lui una proposta di matrimonio. È ha questo punto allora che Fitzgerald gioca il suo asso nella manica: finisce di scrivere un romanzo, poi lo spedisce alla Scribner's and Sons.


La risposta? Un netto rifiuto, a cui segue una sbronza che dura per intere settimane. Ma Fitzgerald non sa ancora che la sua esperienza personale e la storia americana stanno per intrecciarsi indissolubilmente, fino a diventare ognuna lo specchio infedele dell'altra. A luglio, tutte le rivendite legali di alcol degli Stati Uniti chiudono la saracinesca: è l'inizio del proibizionismo e la fine, per ora, dell'ubriachezza. Tornato nella casa di famiglia a St. Paul, Fitzgerald riscrive il romanzo da capo: il 10 settembre, riceverà dalla Scribner un contratto di pubblicazione per il suo primo romanzo, Di Qua dal Paradiso (1920).



L'anno dopo, viene celebrato il matrimonio con Zelda. Fitzgerald scriverà più avanti, ricordando l'esordio: «L’uomo col tintinnio di grana in tasca che un anno dopo sposava la ragazza avrebbe sempre nutrito una diffidenza di fondo, un’animosità, nei confronti della classe agiata: non il credo del rivoluzionario bensì l’odio covato dal contadino». All'improvviso, si ritrova a essere lo scrittore più pagato d'America: Fitzgerald era diventato per i giovani americani il principe dell'età del jazz. Ma che cosa era successo esattamente? Fernanda Pivano (2005) parla di una vera e propria rivoluzione del costume: Di Qua dal Paradiso cioè descriveva con sincerità il comportamento per niente puritano della generazione coeva allo scrittore. «Nella buona società i genitori se ne resero conto tardissimo, quando ormai i petting parties, le feste per pomiciare (e mi si perdoni questa parola orrenda), erano un uso quasi normale […] I genitori se ne resero conto tardissimo: se ne resero conto soltanto quando un ragazzo di quella generazione, uno dei pomicioni frequentatori di quelle feste, pubblicò uno strano libro che le descriveva».


Tutto sembra andare per il meglio. Comincia per la giovane coppia un periodo di feste e di lusso sfrenato: «Durante una corsa in taxi, un pomeriggio, tra altissimi edifici sotto un cielo rosa e malva, Fitzgerald attacca a urlare a squarciagola perché crede di avere tutto quel che vuole e sa che non sarà mai più così felice» (Ottavio Fatica, 2010). Lo scrittore nel frattempo indirizza il proprio talento verso le riviste popular, perché il denaro non doveva finire mai. Il ritmo del lavoro è intensissimo: riesce a scrivere anche un racconto al giorno, che gli viene pagato centinaia, a volte persino migliaia di dollari. E anche per il paese, le cose vanno assai bene: a metà degli Anni Venti, l'America è la reginetta del mercato globale. Approfittando dei vantaggi del cambio con il dollaro, Scott e Zelda partono alla volta dell'Europa. A Parigi, conoscono i coniugi Murphy che li invitano nella loro villa in Costa Azzurra: qui, la vita della coppia si incrina per sempre.


Zelda infatti tradisce il marito con un aviatore francese, poco dopo tenta il suicidio. Sebbene la vicenda sia poco chiara, Fitzgerald assaggia i primi sintomi di una malattia terribile. Per difendersi, scrive un nuovo romanzo: Il Grande Gatsby (1925), con il quale affronta la dipartita della normalità della moglie, la «luce verde». Poi, cominciano i problemi seri: mentre Wall Street è al collasso, Zelda viene ricoverata in una clinica psichiatrica. La diagnosi è una sola: schizofrenia. Il marito allora si rintana in una casa a Nyon, per starle vicino nonostante possa vederla una volta ogni quindici giorni: per un intero decennio, non scriverà più niente, se si escludono i racconti per le riviste, con cui vorrebbe pagare i costi della clinica.


Quando torna a farsi sentire, il pubblico americano gli ha oramai voltato le spalle: Tenera è la notte (1934) vende pochissime copie. Fitzgerald non era mai stato il loro eroe: aveva promesso ai giovani un mondo velato, invece aveva finito per chiudersi in casa con una moglie pazza, mentre quel mondo si eclissava per sempre. E c'è di più: i medici gli fanno sapere che per Zelda non c'è alcuna speranza di guarigione. Ma Fitzgerald a questo punto fa ciò che sa fare meglio: si rimbocca le maniche e va a cercare lavoro a Hollywood, come sceneggiatore. Quando Budd Schulberg apprende la notizia, esclamerà: «Fitzgerald? Credevo fosse morto». Si sbagliava: dimenticato, Fitzgerald sarà portato via da un infarto solo nel 1940, lasciando nel cassetto un romanzo incompiuto: Gli ultimi fuochi. Poco tempo dopo, Zelda morirà in un incendio che divampa nell'ultimo piano della clinica: si trovava lassù, perché era considerata guarita.





Negli ultimi anni, si è risvegliato prima in America e poi in Italia un interesse generale per l'opera di F. Scott Fitzgerald: non solo verso la produzione romanzesca conosciuta, riedita da Minimum Fax, ma anche per ciò che finora era rimasto inedito, a partire dalla raccolta Per te morirei e altri racconti perduti (Rizzoli, 2017). Ciò che stupisce però è l'incredibile mole di documenti che un tempo avrebbero interessato solamente gli addetti ai lavori come Caro Scott, carissima Zelda. Lettere d’amore di F. Scott Fitzgerald e Zelda Fitzgerald (La Tartaruga, 2003), Lettere a Scottie, con lettere inedite di F. Scott Fitzgerald (Archinto, 2003), o ancora Sarà un capolavoro. Lettere all’agente, all’editor e agli amici americani (Minimum Fax, 2017). E il fenomeno deve avere interessato anche il pubblico mainstream, se persino Alfonso Signorini ha scritto Amore folle amore: la scandalosa storia di Zelda e Fitzgerald (Mondadori, 2013). «Dopo parecchio tempo giunsi a queste conclusioni, come le trascrivo qui di seguito […] che per dieci anni non avevo praticamente avuto una coscienza politica, tranne come componente ironica dei miei lavori»: è vero, la rivoluzione di Fitzgerald non fu affatto una rivendicazione di stampo politico. Ciò che ci ha insegnato è qualcosa di più intimo: tutta la sua letteratura infatti non ha altro argomento che Zelda. Eppure, per via di quell'amore, Fitzgerald è arrivato a prendersi il mondo. E per combatterne il mostro, è stato disposto a buttarlo via. «Vorrei che i miei libri non fossero esauriti. Si potrebbe fare un’edizione popolarissima del Gatsby o il libro non è abbastanza popolare? Morire in modo così totale e ingiusto dopo aver dato tanto» scriverà a Perkins, disperato. Oggi, ha avuto la sua rivincita.



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