Essay | La famiglia come feticcio del potere: l'alba della nuova identità

Negli ultimi anni si è riaperto il dibattito sui diritti civili e sull'importanza del matrimonio sia per quanto riguarda una “rivisitazione” in termini giurisdizionali della famiglia e sia per le coppie gay. Il dibattito allestito ora da forze politiche ora da altre tende a risolvere la questione dal punto di vista sociale ma non da quella esistenziale. L’approccio empirico della discussione a mio avviso non scende nei particolari, al punto di accontentarsi, come fosse una lavata di faccia, di estendere il diritto ad essere e alle coppie di fatto e a quelle omosessuali.


A prescindere la peculiarità pare essere più vasta e non può essere liquidata solo da un punto di vista  dello stato e sociale. Il punto nevralgico della questione rimane lo stato di diritto che, in ogni paese civile e avanzato, dovrebbe essere garantito. Lo stato di diritto però prima di essere in seno a un riconoscimento di stato lo deve essere a livello di identità e quindi deve essere letto e interrogato alla spicciolata solo attraverso una analisi di carattere esistenzialista. Cosa è quindi la famiglia? Cosa è stata per millenni? Nella famiglia intesa come società e unità sociale vige lo stato di diritto? La risposta non può essere esaustiva, almeno in pieno.

Lo stato di diritto va riconosciuto per tutte quelle situazioni atipiche e non solo verso le coppie di fatto – etero o omosessuali che siano. La famiglia stessa, intesa come unità sociale, come unione di due persone, oggi pare essere solo un feticcio, una scoria storica. Non solo perché non è più prevedibile che sia formata da un uomo e una donna soltanto, bensì essa, cioè la famiglia, è venuta a modificarsi nel corso dell’ultimo cinquantennio e per ragioni storiche si è poi trasformata siano ad essere irriconoscibile.


Per famiglia oggi infatti si intende l’unione di fatto (il convivere sotto lo stesso tetto) di una madre e di un figlio, di un padre e un figlio, semplicemente di due amici che per ragioni economiche vivono lo stesso spazio quotidiano, la stessa casa. La famiglia oggi è una realtà multipla che fugge a una definizione tradizionale.

Il divario che ha tramutato in solida tradizione – per fortuna- della famiglia in una unità altra, prossima e diversa dalla sua identità iniziale, è sicuramente dovuto al forte impatto dell’età dei consumi; ossia di quella stagione post-industriale che noi tutti stiamo vivendo. E il divario, la difforme identità familiare sta nel non essere più riconoscibile, sta nell’essere fortemente connessa alle esigenze del proprio tempo: esigenze che hanno avuto una complicata trasformazione anche antropologica del sentimento stesso.


Il punto di forza della nuova identità – lo dico solo per sommi capi- è che la famiglia non è più oggetto di potere, non è più fonte o agente di potere. La famiglia allargata, post-industriale, di fatto, la famiglia di diritto è spesso combinata da contesti che trascendono la questione sentimentale (l’amore che fa l’unione) perché dettate da situazioni spicciole di sopravvivenza economica. Il potere della famiglia in termini giurisdizionali, canonici ed infine sociali si esplicava nel concepimento dei figli, del passaggio del potere di padre in figlio, del passaggio di identità. Quindi si trattava solo ed esclusivamente di perpetuare un sacrificio millenario e intramontabile. Oggi questo sacrificio, che a sua volta si basava sul debito dell’uno sull’altro del coito, non è più considerato valido. Il coito non può più essere regolato da un patto negoziale, ma è stabilito o dal piacere e dalla ricerca di esso o semplicemente fine a se stesso. In altre parole se il coito determinava l’equilibrio matrimoniale, oggi tale feticcio stabilisce un carpe-diem e quindi una identificazione del piacere che non necessariamente ha come scopo il concepimento di un’altra vita. Non a caso il piacere deve essere inteso per sua natura una possibilità di conoscenza se vogliamo introversa, cioè egoista che può e non può generare ma che rimane fuori dalla questione del debito coniugale ed infine non determina famiglia, ma la prescinde.


Quando oggi una famiglia di fatto è in essere per piacere, legata ad un filo d’amorosi sensi, quindi non per prassi, non per bisogno economico  poggia la sua forza per sua natura nell’essere fuori dal sacrificio del debito, nel vivere liberamente la propria identità sessuale senza l’obbligo millenario. In altre parole, se la famiglia prima si basava sul potere e la supremazia del sesso come debito e sacrificio per generare, oggi la famiglia sentimentale – cioè legata per amore- fa della sua forza la sessualità come piacere. E la sessualità non contempla più un rapporto uomo-donna ma basandosi su di un legame coito-piacere diventa universale e ibrida. Si ha quindi una fusione in natura di sesso con sesso e soprattutto non più una prevaricazione della figura maschile su quella femminile. A differenza della famiglia tradizionale che adottava un lessico di stato in cui l’uomo trasmetteva il piacere, oggi le parti sono alla pari. Non c’è né oggetto del desiderio (il soggetto sottomesso) né il prevaricatore. La sessualità stessa è diventata trasversale.


Sarebbe sufficiente pensare al tema delle adozioni per capire il nesso che intercorre tra quello che dico e lo stato dei fatti. Tutto sommato, al netto di tutto, quasi volendo fare una sottrazione o tirare le somme come è lecito fare, si può affermare che lo stato di diritto della famiglia oggi purifica essa da ogni retaggio imperialista che per secoli la famiglia ne è stato il portavoce ufficiale. D'altronde per età industriale si deve intendere la stagione in cui per millenni il pensiero occidentale si è formato, industriandosi appunto, creando nomenclature surrogati di stato. Per secoli il pensiero della maggioranza è stato il pensiero del potere e per anni il potere aveva dei varchi, delle frontiere tramite i quali esso passava con prepotenza. La conformità del costume ha imperato con violenza per tempi immemorabili e in Italia, a mio avviso, c’è stato l’apice del suo essere nell'età e fascista e post-fascista


In entrambe le stagioni, logica scompaginata e rivoluzione a parte, ciò che a continuato ad esistere, fuori da ogni stato di natura, è il conformismo che adotta il linguaggio del potere. Cosa che nell'età a noi coeva, nella stagione del post-industriale stiamo assistendo ad una rivoluzione mai vista precedentemente: per istinto assistiamo in coro allo smantellamento dei vecchi codici sociali. Questo stile destituito non solo  sostituisce riportando in auge la natura delle cose a condizioni di maggiore libertà, ma fa degli attori – delle parti in causa: uomo-donna, uomo-uomo- donna- donna e così via discorrendo- i protagonisti inconsapevoli della storia, almeno di quella sociale.


In fine, l’ordine della logica e lo stato di diritto, che sta nella natura delle cose, può essere letto solo in una direzione, prima di essere riconosciuto come unità sociale della nuova famiglia, e la mia è una delle tante possibili analisi escatologiche che, per assurdo, per paradosso, determinano fatti concreti. Il riconoscimento è senza dubbio un dato di fatto che deve essere riconosciuto prendendo atto che la sua dinamica archivia definitivamente una stagione storica criminale e per certi versi imperialista, che solo oggi riusciamo a superare tornando a monte della querelle: innalzando il vessillo di una libertà imprescindibile e sacrosanta.

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