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Essay | Nella mia ora di libertà: Paolo Frescura il cantore degli amanti

Quando la poesia può giungere a ispirare rivoluzione.


«Anna è un atomo d‘universo/ è la paura di un giorno perso/

è la voglia di essere in tanti/ per provare ad andare avanti»

(Canto d’amore per Anna, 1978)


Catapultiamoci per un momento indietro di non molto tempo. Siamo nella seconda metà degli anni ’70, inizi degli anni ’80. L’Italia è un paese che ha decisamente bisogno di rinnovamento, un cambiamento… una rivoluzione. Nonostante il 1976 stia dando una situazione stabile e tranquilla, il clima nel Bel Paese è decisamente illiberale: siamo nel preludio di Tangentopoli, Ultimo tango a Parigi di Bertolucci è all'indice con l’accusa di vilipendio verso la morale, la riforma della scuola stravolge l’età obbligatoria e limita il latino ai soli licei. In pratica, l’Italia è un paese dove si concede sempre meno tempo e importanza alla cultura. In questo clima in cui corruzione e bigottismo stanno per portare all'individualismo, causa della successiva crisi economica e dei valori, un tale Vittorio Salvetti viene nominato direttore artistico della nuova edizione del Festival di Sanremo, che la RAI vuol mandare in onda controvoglia dopo aver bollato dai palinsesti Canzonissima.


Salvetti deve restituire smalto alla kermesse e lo fa apportando novità intelligenti: organizza il sistema di confronto in squadre capitanate da caposquadra famosi con a seguito nuove reclute, taglia tutto ciò che possa rimandare al clima politico (addirittura Claudio Villa viene bocciato alle selezioni dei brani che parteciperanno perché si presenta con una canzone fortemente politica che tratta di lotte operaie), ma soprattutto introduce l’esibizione degli artisti stranieri in modo da attirare i giovani. Nella squadra capitanata dai ormai ben noti Ricchi & Poveri, compare un ragazzo, un ventiduenne che ha un album di discreto successo alle spalle, in particolare una canzone che vola ai primi posti della classifica italiana e che diventerà il suo pezzo più conosciuto: Bella dentro, una ballata melodica in cui il protagonista intuisce il segreto che ha spinto la sua amata a tornare da lui, ossia la sua gravidanza (ti presi in braccio per non farti stancare/e alzando gli occhi all'improvviso/mi resi conto del tuo sorriso./E capisco che sei bella dentro tu/sei tornata ed io non ci credevo più).


La RCA, sua casa discografica, lo ha messo sotto contratto spaventata dalla dipartita verso altre strade di alcune icone del momento (Baglioni e Cocciante) e lo lancia sul palco del Festival contro la volontà del diretto interessato. Il ragazzo, però, vale e nonostante tutto lo dimostra, scalando la classifica. Peccato che una inaspettata afonia nella finale lo penalizzerà fino a relegarlo solo al sesto posto. Il brano, però, è molto melodico, radiofonico, ma anche un po’ rivoluzionario. In realtà, tutta la kermesse fu subito titolata dai giornali come “Sesso a Sanremo”, per via delle varie allusioni sessuali di diverse canzoni. Allusioni tutte molto velate, ma efficaci: un vintage Toto Cutugno (agli esordi con il suo gruppo, gli Albratros), che racconta di un ragazzo che imbarca la sua fidanzata su un aereo per farla abortire all'estero, ma lei parte e decide di piantarlo (Volo AZ504), Sandro Giacobbe che confessa alla fidanzata di aver avuto qualcosa con la suocera (Gli occhi di tua madre), Peppino di Capri che osserva una giovanissima donna al suo primo spogliarello prima di arrivare al dunque (e si aggiudica anche il posto più alto del podio dell’edizione) e Paolo Frescura che, invece, racconta poeticamente un amore giovanile: Due anelli, in un clima così bigotto come quello accennato, menziona il ciclo mestruale ritardato di una ragazza (Quei giorni segnati a matita/ sul tuo calendario) ed un rapporto sessuale tra loro (ma sotto il tuo golfino trasparente/ mi resi conto che non portavi niente/ e dolcemente finimmo a terra).


La scrittura e le parole utilizzate, però, non sembrano affatto scontate. Lo si sente molto in altre produzioni prima e dopo quel famoso Sanremo ’76. Lo scopo, ovviamente, è arrivare alla gente, vendere il prodotto. Ma il ragazzo vuol farlo con stile, vuol cantare il disagio femminile ma non vuol sembrare una brutta copia dei fiori all'occhiello della RCA.


È così, il suo paroliere Antonello De Sanctis, affida i versi alle melodie create da Frescura, usando allusioni poetiche talmente comprensibili che risulta difficile travisarle e che restano nel patrimonio italiano come rare occasioni di musica leggera così definibile “raffinata”. Nel settembre dello stesso anno, Due anelli è inserita nell'album Tu cielo, tu poesia, che raccoglie alcuni brani meno conosciuti di Frescura e che non otterrà lo stesso successo di pubblico del precedente a causa di una totale mancanza di promozione della RCA. Tra questi, però, spicca un gioiello, il brano che dà il titolo all'album ed è impresso nella memoria collettiva come Annamaria. Solita ambientazione riservata di due amanti, che trascorrono tempo insieme tra le carezze del loro sentimento. Lui è molto preso dalla loro storia. Sente la sua donna come qualcosa di solamente suo, la paragona alle cose belle del mondo (Tu sei l’albero ed io le radici/ Sei la stella ed io la tua luce), cose che si complementano tra loro come se sentisse di aver trovato l'altra metà della mela.


Arriva persino a dire di non voler sapere se un giorno lei non lo vorrà più, perché potrebbe impazzire. Sembrano parole scontate, cose che chiunque ha provato nella vita prima o poi. Bisogna, però, leggere tra le righe perché c’è molto di più ed e questa la forza delle canzoni di Frescura, il segno distintivo rispetto ai grandi nomi della RCA. In questo discorso è possibile intravedere il senso di insicurezza che può dare l’amore vissuto come possessione, una droga che inebria, appassiona, ma è destinata a svanire col tempo, al punto di rischiare di andare in overdose, d’impazzire nel caso si dovesse esser abbandonati dal proprio partner. Il protagonista accetta tutto della sua amata, tranne il pensiero che lei non sia più cosa sua, che lo lasci da solo con sé stesso (il che vorrebbe dire vivere con le proprie insicurezze).


Il modo di cantare di Frescura è particolare, sia per il timbro di voce chiaro e velato da un lontano vibrato di stile partenopeo nelle finali che gli permette (probabilmente per natura) di armonizzare anche nelle note più alte, che soprattutto per l’interpretazione spensierata che mette in ogni esecuzione, il sorriso che si vede nei video live mentre canta e che incredibilmente riesce ad trasportare anche nelle sue registrazioni. Un sorriso che ben si sposa con i significati che tratta nei suoi brani, in particolare i problemi della donna, argomento tanto caro anche al paroliere De Santis.


Donne innamorate, donne alle prime esperienze, ma anche donne navigate, come la co-protagonista di una delle canzoni preferite dello stesso Frescura. Nel 1973, quando ancora non si era presentato al grande pubblico con Bella dentro, Frescura compone una canzone per un altro grande di cui abbiamo parlato precedentemente. Il brano Ti fa bella l’amore è inserito nel 45 giri di Nicola di bari, insieme ad Ad esempio… a me piace il sud (di un altro già precedentemente citato cantautore, tale Rino Gaetano)e diventa uno dei cavalli di battaglia di Nicola. Il brano parla del riavvicinamento di due persone che, a suo tempo, hanno condiviso l’amore, la sua rottura, ma che il destino fa sarcasticamente rincontrare. Passano la serata insieme, lei un po’ riluttante lo accompagna sotto casa sua (Non e' cambiato/ l'amore mio per te/ quando arrossivi/ ad ogni tentativo mio/ quando indecisa/ sulla mia porta tu/ dicesti solo/ io sono qui). Si riaccende la passione in lui, la desidera e lei uguale, ma lei tenta di respingerlo con tanti no pronunciati dalla bocca mentre gli occhi dicono il contrario.


E come è stato detto, l’amore è una droga a cui è difficile resistere. Come se non bastasse, un grande amore, se anche dovesse finire, non arriva mai a spegnersi del tutto. Lascia nei coinvolti sempre un piccolo ed eterno legame che li unisce fino alla fine dei loro giorni. A volte il legame resta latente, altre volte si trasforma, altre ancora (come nel caso del brano) si ravviva (quando tra mille no/ ho colto al volo un si / ad occhi chiusi il tuo primo si/ Ti fa bella l'amore e stasera/ io vorrei ricominciare).


La risposta della donna resta un mistero velato dal bellissimo strumentale di archi che chiude il brano, ma ancora una volta va sottolineata la semplicità dei testi, ben sostenuti dalla melodia, che raccontano poeticamente storia di vita quotidiana, esperienze che chiunque ha vissuto almeno una volta.


I brani di Frescura, però, ogni tanto escono dalle righe. Raramente nella sua discografia, ma esiste qualche esempio di trasgressione o sperimentazione che si è concesso. Il prozio di Paolo Frescura, Gigi Pisano, è stato una persona importante, un commediante e autore che insieme a Giuseppe Cioffi ha regalato al mondo importanti canzoni: prima fra tutte la famosissima ‘Na sera ‘e Maggio (Albo d’oro della canzone mondiale), ma anche altri brani molto umoristici (La pansé, Fatte fa ‘a foto, M’aggiacurà). Qualcosa di questo umorismo deve aver lasciato anche tracce nel DNA del pronipote e, infatti, Mister Flanaganè decisamente un brano che non ci si aspetterebbe da Frescura, ma per quanto detto non è poi tanto lontano da lui come sembrerebbe.


È un brano allegorico, anzitutto, cosa abbastanza rara nella sua produzione. Mr. Flanagan è una fantomatica figura, un santone, che vagabonda suonando il clarino per le strade, con una scimmia e un canarino ad accompagnarlo. Ovunque passi, le cose magicamente vanno bene, i problemi si risolvono, gli animi gioiscono e le persone guardano seppur per un momento il bello della vita(Un uomo bruttarello/ si sentì Alain Delon o anche La pia zitella/ si rimediò un marito fico). Gli autori non hanno mai rilasciato dichiarazioni riguardo questo brano, ma è palpabile la voglia di cambiamento che aleggiava in quegli anni tra gli italiani. Qualcuno che con poco tirasse su gli animi pesanti del Bel Paese.


A Tu Cielo, tu poesia segue un terzo album nel 1978, che prende il suo nome e che probabilmente è il più maturo e musicalmente più completo dei precedenti. Una scrematura di dieci canzoni da quaranta brani scritti e musicati dal duo Frescura-De Santis, con la collaborazione degli arrangiamenti di Luis Bacalov, ossia colui che avrebbe vinto il premio Oscar nel 1995 per la colonna sonora de “Il Postino” di Massimo Troisi! E la mano di un talentuoso maestro si percepisce quasi immediatamente, dando il tocco distintivo con i precedenti lavori.


L’album include Mi sembra un film, la quale sarà ripresa da Gianni Morandi oltre che la malinconica e bellissima Ricordarmi, mentre il singolo estratto per la promozione è Non serve a niente. Dopo Paolo Frescura, i dissapori con la RCA sono aumentati e lui si è rivolto ad altre case discografiche per produrre Duorme, con la quale ha partecipato al Festival di Atami in Giappone. Alcuni altri buoni singoli (Io penso a te, Grazie al cielo e La canzone mia) rilasciati nei primi anni ’80 anticipano il definitivo ritiro dalle scene discografiche e la fondazione della sua casa editrice musicale nel 1990.


Frescura si fa da parte e resta in contatto con il mondo musicale soprattutto come autore per altri artisti, cosa che tra l’altro ha sempre fatto durante la sua carriera.I tempi sono decisamente cambiati. Ciò nonostante, Paolo Frescura non si è mai spinto oltre il tema dell’amore. Non ha mai sconfinato nel giudizio politico, non si è mai sbilanciato con opinioni, ma ha preferito sempre guardare e raccontare i sentimenti… almeno in apparenza. In realtà non l’ha fatto neanche con il terzo ed ultimo long playng, ma l’eccezione è contenuta proprio in questo album, con la sua canzone più“anticonvenzionale”, i cui versi hanno aperto questo articolo.Definirla anticonvenzionale non è sbagliato in quanto, per la prima volta, Frescura canta “di una donna” e non “a una donna”.


Ne svela pian piano la natura con il procedere della canzone e mostra una persona dal vissuto difficile che affronta la vita al suo meglio, nonostante la società le sia contro. La bellezza di questo piccolo gioiello della musica italiana è anche dovuta all'arrangiamento, che inizia con pianoforte e voce, per poi lievitare ed esplodere nel ritornello con tanto di cori e violini nel finale. Non sarebbe nemmeno sbagliato affiancare la protagonista ad una delle donne menzionate da Mogol in Anche per te: tutte condividono le conseguenze degli errori, ma più che altro quelle legate al giudizio della gente per quegli errori.


La trama, appunto, racconta di Anna, ragazza buona, viva, costretta a prostituirsi contro la sua volontà (Anna i soldi li ha sempre odiati/ Anna ha avuto esperienze umane/ Ma il suo corpo adesso le appartiene/Anna è contro le convenzioni E qualche notte ha dormito fuori).


Ad un certo punto della sua esistenza, però, anche se per indole dona molto di sé stessa oltre che il suo corpo, sente di dover cambiare condizione (Anna è l'anima della gente/ Lei dà tutto e non vuole niente/ È ricerca di un ideale) e finisce con l’immedesimarsi e confondersi con quella stessa gente che le punta il dito contro, ne riconosce le insicurezze e ne vorrebbe spronare, per l’appunto, l’insurrezione contro la sua condizione e il cambiamento (È la paura di un giorno perso/

È la voglia di essere in tanti/ Per provare ad andare avanti/ È il presente in cerca del passato). In poche parole, rivoluzione! Ecco che si chiude il cerchio con la condizione fine anni ’70 – inizi anni ’80 descritta all'inizio!


Probabilmente Frescura, nonostante sia stato abbastanza snobbato, ha davvero parlato, cantato e pensato solo alle vicende femminili, di Annamaria, di Anna… ma cosa succederebbe se si sostituisse il nome Anna con cultura?E quanto sarebbe sbagliato un messaggio del genere rapportato alla presente condizione italiana?


Alessio De Luca