Collaborazione | Psychiazine: una zine per capire i disturbi mentali

Aggiornato il: mar 6

Psychiazine è un progetto indipendente creato da Silvia Tempia Valenta che si prende la briga di combattere lo stigma sociale nei confronti delle malattie mentali che, come la reclusione in carcere, portano spesso alla cosiddetta “morte sociale”. Diagnosi che – indubbiamente oggi meno di ieri – rischiano di annullare intere esistenze, isolare individui che hanno la sola colpa di essere affetti da condizioni spesso difficili persino da individuare e poi diagnosticare.

Impegnandosi nel campo dell’attivismo per la salute mentale, questa online zine (wannabe zine cartacea) prende una posizione chiara e assume un punto di vista prettamente scientifico. Nelle colonne di cui sono composte le colorate pagine di Psychiazine, i disturbi vengono descritti nei sintomi e caratteristiche, vengono citate cause e percentuali, nonché descritti i vari tipi di terapia a cui chi è affetto dal disturbo può ipoteticamente accedere per migliorare la propria situazione.

La precisione scientifica si accosta poi alla cultura pop, quella dei prodotti d’intrattenimento (occidentali) che fanno ormai parte della quotidianità di molti. Questo fa sì che le pagine di Psychiazine possano diventare anch’esse un prodotto d’intrattenimento: psicanalizzando personaggi di serie tv come Skins, The O.C. e film come Eternal Sunshine of the Spotless Mind, PZ dà un accesso agevolato alla questione a chi non ha mai ricevuto nessuna formazione al riguardo, anche solo superflua, e crea un botta e risposta fra le pagine e i prodotti televisivi e cinematografici a cui fa riferimento; è in questa maniera che riesce a catturare l’attenzione di chi altrimenti non si sarebbe interessato, mosso dalla convinzione che solo chi è affetto da determinate patologie debba essere informato su cosa gli è successo e sta succedendo. Questo tipo di inclusività (oltre a quella legata alla lotta allo stigma) è uno dei più grandi meriti del progetto, una scelta intelligente per utilizzare in maniera costruttiva ciò che viene descritto dalla stessa zine come spesso deleterio, giustamente accusato di alimentare convinzioni distorte che romanticizzano condizioni mentali così erroneamente semplificate.

Tutto viene creato e pensato utilizzando la lingua inglese, che permette al progetto un pubblico internazionale e un respiro più ampio.

All’obiettivo nobile di Psychiazine – quello di educare il prossimo con scientifica precisione –, si aggiungono quindi una scelta linguistica precisa e la forma accattivante di un prodotto artigianale socialmente impegnato. Un piccolo manuale for dummies per educare il prossimo a conoscere la psiche del prossimo e, soprattutto, la propria.


Sara Giudice




Mascara colato, occhi gonfi di pianto, tagli sul corpo, droghe sintetiche, rabbia repressa, profonda solitudine. Alzi la mano chi, tra gli affezionati consumatori di teen movies e serie tv prodotte tra l’inizio degli anni zero e la fine degli anni dieci, non è stato segretamente innamorato di Effy Stonem, Marissa Cooper o Clementine Kruczynski.

La narrativa romantica del dolore ha plasmato la nostra generazione negli anni più fragili e delicati dell’adolescenza, anni fondamentali nella definizione dell’io in relazione al mondo esterno. Da un lato siamo stati educati a soffrire, soffrire in modo cool, imprigionati in corpi scheletrici e martoriati dagli eccessi, e dall’altro siamo cresciuti incapaci di comprendere la profonda differenza tra tristezza e disturbo mentale. Molti dei personaggi belli e dannati che risplendevano nei poster patinati sopra ai nostri letti avrebbero facilmente incontrato i criteri diagnostici di uno spettro preciso di malattie della psiche, dal più frequente disturbo borderline di personalità di Effy, Marissa e Clem, a quello paranoide di Rob Gordon, istrionico di Austin Powers, narcisistico di Steve Zissou, antisociale di Tom Riddle.

Circa il 20-25% della popolazione in età superiore ai 18, nel corso di un anno, soffre di almeno un disturbo mentale clinicamente significativo. Quasi una persona su quattro. Sono disturbi spesso invisibili, sottovalutati, scambiati per tratti caratteriali. Non si intende attribuire la colpa di tutto questo alle influenze cinematografiche piovute ieri da eMule e oggi da Netflix, queste non sono che il riflesso della cultura in cui viviamo. Cultura che, paradossalmente, riesce allo stesso tempo a mistificare alcune patologie e a demonizzarne altre, relegando chi ne soffre a un’immagine stereotipata frutto dell’inadeguatezza delle informazioni circolanti.

In questo paludoso terreno ideologico negli ultimi anni ha messo radici il cosiddetto mental health activism. Di stampo femminista-intersezionale, ha l’obiettivo di annientare una volta per tutte lo stigma legato alla malattia mentale a colpi di intima condivisione e informazione collettiva. Il fine ultimo è quello di correggere la percezione pubblica di salute e disturbo mentale, premessa necessaria per ottenere maggiori diritti e migliori trattamenti.

Psychiazine è un progetto Instagram nato come quaderno di appunti per un esame di psichiatria che ho sostenuto lo scorso inverno. Per ogni disturbo facevo una tabella a tre colonne: la prima raccoglieva i personaggi cinematografico-letterari secondo me affetti, la seconda una spiegazione clinica, la terza i possibili trattamenti. Le colonne sono diventate post e (spero) presto saranno pagine di una vera zine cartacea. È un progetto ancora piccolo, ma il supporto è tanto e tante sono le persone che hanno voglia di raccontare la propria esperienza e le proprie opinioni riguardo a personaggi, criteri diagnostici, trattamenti provati in prima persona. Vorremmo diventare una piattaforma sempre più collettiva, di condivisione e mutuo supporto. L’informazione deve coinvolgere non solo chi soffre, ma anche il contesto sociale che lo/la circonda. Guarigione esige inserimento, inserimento esige comprensione. Partiamo da qui.


Silvia Tempia Valenta




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