• Antonio Merola

Intervista / Interview | Milan Dobričić

Aggiornato il: 26 nov 2019



Milan Dobričić è nato a Belgrado nel 1977, dove ha fondato la casa editrice Treći Trg e il Festival Internazionale di poesia e libri di Belgrado. Oggi vive tra la Serbia e la Germania ed è ormai un autore tradotto in quasi tutto il mondo, sebbene non sia mai stato fino in fondo un autore mainstream. In Italia, Arcipelago itaca ha appena pubblicato una antologia con le traduzioni di Francesco Tomada e Anton Spazzapan che comprende parte delle raccolte: Pressione (2002), Dovijanje (Rimuginando, 2006), Blagosloveni Gubitnici and Lirika i tako… (Beati sconfitti e Poesia lirica e altro..., entrambe 2009). Da allora, ha pubblicato altre due raccolte: Trenuci kad se rađaju sveci (Moments in Time That Breed Saints Sublime), (Treći Trg 2015) e Kutlu Kaybedenler (Delta 2017). Scrive anche prosa e ha tradotto, tra gli altri: Owen Martell, Pascal Petit, Gabriel Rosentock e Imanuel Misfud. Il nostro Antonio Merola lo ha intercettato, per fargli qualche domanda.


Milan Dobričić was born in Belgrad in 1977, where he founded the publishing house Treći Trg and the International Festival of Poetry and Books of Belgrade. Today he lives between Serbia and Germany, and he is an author translated almost all over the world – although he has never really been a mainstream author. In Italy, Arcipelago itaca has recently published an anthology translated by Francesco Tomada and Anton Spazzapan, which includes part of the collections: Pritisak (Pressure, 2002), Dovijanje (Racking one’s brains, 2006), Blagosloveni Gubitnici and Lirika i tako… (Blessed losers and Lyrical poetry and stuff..., both in 2009). After this, he published other two anthologies: Trenuci kad se rađaju sveci (Moments in Time That Breed Saints Sublime), (Treći Trg 2015) e Kutlu Kaybedenler (Delta 2017). He also writes prose and he translated works from Owen Martell, Pascal Petit, Gabriel Rosentock and Imanuel Misfud. Our Antonio Merola has stumbled upon him and asked him some questions.


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[ITA] YAWP: “Ciao Milan, benvenuto sulle pagine di Yawp. Prima di entrare nel vivo dei testi, vorrei tornare insieme a te indietro nel tempo. Posso parlare, per un attimo, con il piccolo Milan?”


[ENG] YAWP “Hi Milan, welcome to Yawp. Before getting to the core of your verses, I would like to go back together in time. Can I talk, for a moment, with the little Milan?


[ITA] MILAN DOBRIĈIĆ: “Hey, Antonio. Sono felice di trovarmi qui. Grazie per avermi invitato. Certo che puoi parlare con il piccolo Milan; io ci parlo spesso, quindi perché non dovresti farlo anche tu?”


[ENG] MILAN DOBRIĈIĆ: “Hey, Antonio. Glad to find myself on these pages. Thank you for inviting me. Yes, you can talk to little Milan; I often talk to him, why wouldn’t you?”


[ITA] YAWP:Hai visto la guerra, piccolo?"


[ENG] YAWP: “Have you seen the war, kid?”


[ITA] MD: “Non di persona, coi miei occhi; in ogni caso, per quasi tutta la mia vita, la Guerra c’è stata. Sono cresciuto nella ex-Iugoslavia, dove all’epoca tutto era basato sulla nostra vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, la Resistenza serba e il comunismo. Quella era la tradizione più forte, nonostante stesse morendo. Ahimè, a questa si sostituirono altre guerre, in Bosnia, Croazia e poi in Cossovo. Ho visto cadere le bombe della NATO sulla Serbia nel 1999, sulla mia città natale, Belgrado. Non potrò mai dimenticare quei tre mesi. Ogni volta che torna la primavera, riesco a sentire lo stesso odore che potevo sentire le mattine dei bombardamenti".


[ENG] MD: “No, not with my eyes, no. But, almost throughout the whole of my life, a war was present. I grew up in former Yugoslavia, where at that time everything was still based on our win in the Second World War, the partisans and communism. That tradition was still very strong, although dying. Alas, it was just substituted with some new wars, in Bosina, Croatia, later in Kosovo. I did live through the 1999 NATO bombing of Serbia, of my hometown, Belgrade. Those three months I can never forget. Every spring I can still scent the early morning inevitably connected with bombs”.


[ITA] YAWP: “Che spazio aveva la poesia durante quegli anni e che spazio ha avuto invece subito dopo?”


[ENG] YAWP: “Which space did poetry have during the war? And which space did poetry have at the end of the war?”


[ITA] MD: “Per quanto riguarda me, durante i bombardamenti, per esempio, non riuscivo a leggere o scrivere poesie. Alcuni mi dicevano che avrei dovuto scrivere, perché erano tempi di “grande ispirazione” – ma non per me. Mi sono, in qualche modo, chiuso in me stesso. Ci sono molti grandi poeti nella mia generazione, che hanno preso parte o sono state vittime della Guerra e che hanno scritto grandi poesie durante e dopo la stessa. La poesia era ed è importante in tempi del genere. Ma io non ci riuscivo, per qualche motivo. Credo di non riuscirci nemmeno ora. Nelle mie poesie ci sono pochi riferimenti alla Guerra. Tendo a scrivere di temi che non sono connessi con nessun realtà specifica. Non lo so – spetta ad altri parlarne, non a me”.


[ENG] MD: “For me, during the bombings, for example, I couldn’t read or write poetry. Some of the people around me used to tell me I should have been writing, that the times were “inspiring” – but not for me. I somehow just became a shell of a person. There are a lot of great poets of my generation, which participated or were victims of the war, who wrote great poetry during and after the war. Poetry was and is still important in such times. But I somehow could not do it. I don’t think I still can. In my poems there are only a few obvious references to war. I tend to write about themes that are not that closely connected with some specific reality. I don’t know – it’s on others to talk about that, not me”.


[ITA] YAWP: “Nella prefazione all'antologia italiana, Alessio Alessandrini insiste su una questione importante: Milan Dobričić non è un testimone nel senso stretto del termine. È vero, l'esperienza della guerra si avverte nei suoi testi, ma non c'è quasi mai un riferimento diretto a uno o più fatti precisi. Piuttosto, sembra che a Milan interessi l'universalizzazione della guerra. Che cosa significa allora per te «guerra»?"


[ENG] YAWP: “In the preface to the italian edition, Alessio Alessandrini insists on an important issue: Milan Dobričić isn't a witness, in the strict sense of the word. It's true, the experience of the war is noticeable in his poems, but he hardly ever refers to one or more specific facts. It seems that Milan may be interested in universalizing the war instead. So, what does it mean «war» to you?"


[ITA] MD: “Come ti ho detto, spetta ad altri parlarne, non a me. Alessio, per esempio. Per me, “Guerra” non è una battaglia concreta, una lotta qualsiasi, ma una costante umana. Il motivo è che non c’è mai stato un momento, nella storia dell’umanità, in cui non ci fosse nessuna Guerra. Nessun momento pacifico su questo pianeta. Per quanto ne sappiamo, combattere è nella natura dell’essere umano, pur sempre darwiniano, ma anche, tristemente, nella natura di cristiani, musulmani, ebrei e qualsiasi altro tipo di essere umano, ovviamente. Per questo, quando parlo di Guerra, parlo di esseri umani, vita, morte, obiettivi, morale, questo tipo di “cose universali”. La mia poesia è poesia degli esseri umani come “beati perdenti”: il più alto essere sul pianeta, che pure è condannato alla distruzione e autodistruzione”.


[ENG] MD: “Like I told you: it’s on others to talk about that, like dear Alessio did. For me, “war” is not some specific battle, some fight, it’s more of a human constant. Because, there is no time in the history of mankind when there was no war. Not a single peaceful moment on this planet. As we know, fighting is in the nature of the “Darwinian” human being, but also, sadly, in the nature of the Christians, Muslims, Jews or any other human being, obviously. So, when I talk about “war”, I talk about humans, life, death, purpose, morale, those sorts of “universal” things. My poetry is poetry of a human being as a “blessed loser”: the supreme being on a planet yet doomed to destruction or self-destruction”.


[ITA] YAWP: “C'è infatti un uso più esplicito che fai della tua poesia: una poesia impegnata sui problemi della contemporaneità, dalla globalizzazione alle nuove tecnologie, dal cambiamento climatico all'ecologia e il rinnovabile. Proprio mentre io e te parliamo, del resto, brucia l'Amazzonia e la Siberia, la Groenlandia si scioglie a ritmi record. Noi che potremmo trovarci an essere l'ultima generazione di scrittori abbiamo una responsabilità verso l'argomento? Mi spiego: credi che l'argomento dovrebbe, in qualche modo, sovrastare tutti gli altri vista l'urgenza?”


[ENG] YAWP: “In fact, you use your poetry in many other ways, rather frank; that is to say, a poetry committed to the problems of this moment and time, from globalization to new technologies, from climate change to ecology and green energy. After all, while you and I talk, the Amazon and Siberia are burning, Greenland is melting at an inconceivable pace. Do we, who may be the last generation of writers, need to take responsibility? Let me explain: do you think the issue should somehow stand above all the others, being this an emergency?"


[ITA] MD: “Quando menzioni l’“ultima generazione di scrittori” e questo momento “dannato”, un pensiero mi salta in mente. Uno dei tre grandi drammaturghi della Grecia antica disse qualcosa come “la maniera in cui questa generazione si comporta, immoralmente, porterà inevitabilmente, e presto, il mondo alla sua fine”. E stiamo parlando di 2500 anni fa! Credo che per ogni generazione il futuro sembri buio e il presente disturbante e allarmante. Possiamo essere sconvolti riguardo quello che accade nel mondo, ma a me viene da chiedere: chi è che lascia che questo accada? La maggioranza? Perché, se guardiamo da una parte all’altra di continenti e paesi, democrazia o no, persone dispotiche sono state elette per governare; ed è la maggioranza che li ha eletti, non gli attuali leader del mondo. Questa è la democrazia, oggi. Quindi, se la maggioranza delle persone sul pianeta non si preoccupa della foresta amazzonica o del ghiaccio polare, a chi dovremmo scrivere e contro chi dovremmo alzare la voce? Possiamo parlare alla minoranza, ma la minoranza conosce già la verità. Parliamo alla maggioranza, ma loro hanno ovviamente altre cose nella mente. Non penso che nessuno sia mai riuscito a persuadere qualcuno a cambiare davvero il suo punto di vista, né con mezzi pacifici né violenti. Nessuno cambierebbe il suo cervello, forse solo il corpo e tutti pensano di sapere tutto – e hanno ragione. I nostri leader hanno un unico scopo: di essere ricordati nella storia, nel bene o nel male, ma pur sempre ricordati. È facile essere ricordati facendo qualcosa di drastico e negativo. Purtroppo”.


[ENG] MD: “When you mention the “last generation of writers” and this “doomed” moment, one thought pops in my mind. One of the three ancient Greek dramatists said something like “the way these new generation behave, immorally, this world is inevitably going to end soon”. And that was almost 2500 years ago! I think that every generation thinks the future looks dark and the present disturbing and alarming. We can be devastated about what’s happening in the world, but I ask: who are “those people” that let these things happen? Isn’t it the majority? Because, if you look across the continents and lands: democracy or not, some very strange despotic people are elected to rule. The majority elected or our present “world leaders”. That’s democracy nowadays. So, if most people, on this planet, doesn’t care about the Amazon rainforest, or polar ice, to whom should we write and raise our voices? We can talk to the minority, but minority already knows the truth. We can talk to the majority, but they have other things on their minds, obviously. I don’t think than anybody ever persuaded somebody to really change his views, by violent or peaceful means. There is no one who would change his brain, maybe only the body. Everybody thinks they know it all, and they’re right. And our “leaders” have just one goal: to be remembered in history, good or bad, but to be remembered. And it’s easier to be remembered by something drastic, something bad. Sadly”.


[ITA] YAWP: “Oggi ti muovi tra la Germania e la Serbia, giusto?”


[ENG] YAWP: “In these days you live between Serbia and Germany. Is it right?”


[ITA] MD: “Beh, tecnicamente parlando, mi sono trasferito in Germiania quasi tre anni fa. Abbiamo quasi finito di sistemarci e pianifichiamo di rimanere qui. Chiaramente siamo cittadini serbi e in Serbia si trovano tutti i nostri parenti e amici, quindi ci torniamo piuttosto spesso. Comunque ora viviamo in Germania settentrionale, nella città in cui i fratelli Mann sono nati e dove Grass è morto. Un posto bellissimo e pacifico”.


[ENG] MD: “Well, technically speaking, I moved with my family to Germany almost three years ago. We have mostly settled here and plan to stay. Of course, we are citizens of Serbia, we have our relatives there, so we go there quite often. But we now live in northern Germany, in the city where the Mann brothers were born, and Grass died. A beautiful and peaceful place.”


[ITA] YAWP: “Hai trovato dei dislivelli tra un mondo e l'altro, economicamente parlando?”


[ENG] YAWP: “Did you find any differences between the two worlds, economically speaking?”


[ITA] MD: “Certo. Le ragioni per cui ci siamo trasferiti sono economiche, ma anche umane e intelletuali, in un certo senso. Semplicemente, non potevamo assicurare un buon futuro per i nostril figli, lì. In un solo momento, tutto si è ridotto a una sola decisione: restare e aspettare o abbandonare tutto e ripartire dall’inizio. Tristemente, quindi, abbiamo dovuto trasferirci. Qua è più semplice, nonostante tutti gli ostacoli che i nuovi arrivati devono affrontare – pianificare e far diventare realtà un qualche tipo di futuro sicuro. Non riguarda più noi, ormai, ma i nostril figli. Questo problema riguardante il pianeta, per esempio: è quello che ci lasciamo dietro che conta”.


[ENG] MD: “Of course. The reasons why we moved are economical, but also human and intellectual, in a way. We just couldn’t guarantee a good future for our children there. In one moment, it all came down to one decision: to stay and wait, or to give up on everything and start from the beginning. Sadly, we had to move. Here it is easier, even with all the obstacles that the newcomers face – to plan and put into reality some “safe” future. It’s not about us anymore, it’s about our children. Like this problem about the planet we were talking about: it’s what we leave behind us that matters”.


[ITA] YAWP: “In Serbia, hai aperto una casa editrice: Treći Trg, con cui hai scelto di pubblicare parte della tua opera. Su quali autori ti stai concentrando?”


[ENG] YAWP: “In Serbia, you founded a publishing house: Treći Trg, which you chose to publish part of your work with. Which other authors are you working on now?”


[ITA] MD: “Sì, più di quindici anni fa con l'amico Dejan Matić ho fondato Treći Trg (La terza piazza) con lo scopo di trovare nuovo spazio per gli autori più giovani. Abbiamo cominciato con un magazine letterario online, poi abbiamo pubblicato poesia e prosa di autori serbi e da tutto il mondo; e dopo abbiamo fondato due festival letterari, che ancora sopravvivono e crescono. Ho pubblicato i miei libri con Treći Trg così come volevo che fossero. Dopo ho cominciato a tradurre autori di lingua inglese. La mia ultima traduzione è un’altra bellissima raccolta di poesie del famoso autore maltese Immanuel Mifsud. Verrà pubblicato quest’anno. Al momento, mi concentro sulla mia scrittura e non ho nessun altro autore in mente, ma partecipo comunque in molte delle attività di Treći Trg”.


[ENG] MD: “Yes, more than 15 years ago my friend Dejan Matić and I founded Treći Trg (The third square/La Terza Piazza) wanting to find a new space for young authors. We started with the internet literary magazine, then started publishing poetry and prose, authors from Serbia, the region and all over the world, and later founded two literary festivals, still alive and growing. I published my books with Treći Trg as I wanted them to look. Later I got into translating English-speaking authors. My latest translation is another wonderful poetry collection by well-established Maltese author Immanuel Mifsud. It will be published this year. I currently plan to concentrate on my own writing, so no concrete authors on mind, but I participate in many activities of Treći Trg”.





[ITA] YAWP: “E come è iniziata l'avventura italiana?”


[ENG] YAWP: “And how did the italian adventure begin?”


[ITA] MD: “L’italiano è una lingua che ho imparato da solo, privatamente, mentre ero all’università. È una lingua che amo, così come la sua tradizione letteraria. Tristemente, non ho più continuato a studiarla, quindi ora so leggerla e capirla, persino tradurla un minimo, ma non so parlarla o scrivere in italiano. Uno dei miei desideri era di vedere uno dei miei libri tradotti in italiano e, come spesso capita nella vita, è successo mentre ero in Bulgaria, durante un festival di poesia, grazie al mio buon amico Ivan Hristov. Lì ho incontrato tante persone importanti, la traduttrice Liudmila Mindova, con la quale ho parlato delle edizioni bulgare della mia poesia, e anche Emilia Mirazchiyska, che affronta la poesia egregiamente sia in bulgaro che italiano. È lei che mi diede l’idea, suggerendo un’edizione italiana, e io sono stato felice di accettare. Il suo attivo coinvolgimento mi ha portato a Francesco Tomada, che si è interessato alla mia poesia, e che si è messo in contatto con il suo amico Antonio Spazzapan e così hanno cominciato insieme a tradurre la mia opera. Ho visto una grande capacità di comunicazione, durante la quale ho vissuto il lavoro di traduzione dall’altra parte – di solito sono io il traduttore che comunica con l’autore. Poi Danilo Mandolini di Arcipelago itaca mi ha contattato. Ha ottenuto la prefazione di Alessio Alessandrini ed è così che il libro è venuto al mondo: grazie a tutte queste belle persone, che hanno abbastanza amore e passione per affrontare quelle che alcuni chiamerebbero “cose marginali” come la poesia e “autori marginali” come me. Con te, Antonio, questo circolo di grandi persone e amici di estende. Tutto ciò che posso dire è un grande “Grazie”.


[ENG] MD: “Italian is the language I learned on my own, privately, when I was at the University. It’s a language I love, as I love its literary tradition. Sadly, I never continued learning, so I now can read and understand it, even translate a bit, but cannot write or talk. One of my desires was to have my book published in Italian. And, as it often goes in life, that came to life while I was in Bulgaria, during a poetry festival, thanks to my good friend Ivan Hristov. There I met many great people, translator Liudmila Mindova with whom I talked about the Bulgarian edition of my poetry, and among them also Emilia Mirazchiyska, who takes on poetry greatly, both in Bulgarian and Italian. It was her who gave me the idea, suggesting an Italian edition, and I could only agree. It was through her active involvement action that I got in contact with Francesco Tomada, who got interested in my poems, and who contacted his friend Anton Spazzapan and started translating my poems. I saw a great communication job, during which I lived the “translation work” from the other side – as I am usually the translator communicating with the author. Then Danilo Mandolini from Arcipelago itaca contacted me. He got the preface by Alessio Alessandrini and so, the book came to life: thanks to all these beautiful people, who have the love and strength to deal with, some would say, “marginal things” such as poetry and “marginal authors” such as myself. With you, Antonio, this circle of great people and friends extends. All I can say to all is a big “Thank you”.


[ITA] YAWP: “Chi sono i «beati sconfitti» che concludono il percorso?”


[ENG] YAWP: “Who are the «blessed losers» who end the book?”



[ITA] I beati sconfitti sono le persone. Ogni essere umano è un beato perdente: “beato” dall’ “alto” per essere arrivato al “trono” del Pianeta, eppure un “perdente” perché porta inevitabilmente il pianeta verso la sua fine. Sono beati perché hanno una mente e vivono un’esistenza piena di significato ma destinati a morire senza lasciare niente indietro”.


[ENG] MD: “Blessed losers” are people. Every human being is a blessed loser: “blessed” from “above” for coming to the “throne” of this planet, and yet a “loser” because he inevitably drives the planet towards its end. Blessed for having a mind and living a meaningful existence but destined to die and leave nothing behind”.


[ITA] YAWP: “Sono cambiate le tue influenze da una raccolta all'altra?”


[ENG] YAWP: “Have your literary influences changed from one work to the other?”


[ITA] MD: “No, non credo. Dalla prima raccolta di poesia all’ultima, scrivo nella stessa maniera: stessi soggetti, stessi argomenti, stesso stile. Occasionalmente ci sono barlumi di qualcosa di atipico, ma quelle sono influenze indesiderate – che però mi appartengono. Ci sono poeti che amo, quelli dai quali ho imparato la poesia, ma non credo di avere qualcuno che ammiro. Semplicemente, scrivo quello che sento, come mi sento e nella maniera che sento. La mia poesia è me, il mio Io, la mia maniera di esprimermi. Se sembra venire dal di fuori, non è intenzionale”.


[ENG]: MD “No, I don’t think so. From my first poetry collection to the latest, I write the same: same subjects, same topics, same style. Occasionally there are glimpses of something atypical, but those are influences that come uninvited – but they belong there. There are poets that I love, the ones I “learned poetry” from, but I don’t think I have someone I look up to. I simply write what I feel, how I feel and in the way I feel. My poetry is me, my inner self, my way of expressing myself. If it looks like something from the outside, it’s not deliberate”.



[ITA] YAWP: “L'antologia si ferma purtroppo proprio a Beati sconfitti (2013) [n.d.r. ora Blessed losers si può leggere gratuitamente in inglese qui]. So però che, nel frattempo, hai pubblicato altre due raccolte. Cosa è cambiato da allora?”


[ENG] YAWP: “Unfortunately, the anthology stops at Blessed losers (2013) [n.d.r. now you can read Blessed losers in free download here]. But I know that, in the meantime, you have published two more collections. What has changed since then?”


[ITA] MD: “Sì, ho pubblicato altre poesie oltre a queste. Sono raccolte brevi, molto particolari. Una delle raccolte contiene solo due cicli di poesie, con ispirazioni nette e concrete. Ma sono parte di qualcosa che ho scritto nel passato. Inoltre, ho pubblicato un romanzo breve, continuando a cercare una forma di prosa più lunga. Ora sto lavorando sulla mia prosa, perché sento la necessità di scrivere cose più ampie. Ma è difficile. Con la poesia mi esprimo e basta. Con la prosa, devo pensare molto di più al lettore. È qualcosa di nuovo per me, quando riguarda la mia scrittura e non il lavoro di traduzione o pubblicazione. Per ora, combatto questa battaglia”.


[ENG] MD: “Yes, I published more poems. Those are short collections, very peculiar. One of the collections contains only two poetry cycles, with very straight and concrete inspirations. But they are part of the things I wrote before. Also, I published a short novel and keep on pursuing a longer prosaic form. I am working more on my prose now, feeling the need to write broader. But it’s hard. With poems I just express myself. With prose, I need to think much more about the reader. That’s something pretty new for me, when it comes to my own writing, and not the translating or publishing. So, I fight that battle now”.


A cura di Antonio Merola (intervista e selezione) & Sara Giudice (editing e traduzione)


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Le poesie qui proposte sono estratte dall'antologia Beati sconfitti, (Arcipelago itaca, 2019). In particolare, la versione originale in serbocroato è stata tradotta in inglese dallo stesso autore, mentre la traduzione in italiano è a cura di Francesco Tomada e Antonio Spazzapan.


Dalla raccolta Pressione (2002) From Pressure


AUTO-PUT


Gledam; odavde gde sam, lepo se vidi: kako mi mladi starimo, i kako ne postajemo ništa. Nekad su se duhovi jagmili da im se ime negde upiše. Sad hodamo asfaltiranim auto-putem sa x traka, paralelno, jedni pored drugih, mašemo preko metalne ograde, srljamo nezadrživo ka horizontu. Ako ikad, svet je danas ravna ploča preko čijeg ruba svi, u kolonama, padamo.


HIGHWAY


I’m watching; from where I am, one can see quite clearly: how we, the young, are getting older, and how we don’t become anything. Once spirits struggled to get their names inscribed somewhere. Now we walk down an asphalt highway with an n number of lanes, running parallel to one another, waving over the metal fence, we rush unstoppably towards the horizon. If ever, today the world is a flat board over the edge of which we fall in columns.


AUTOSTRADA


Sto guardando; da dove mi trovo si vede chiaramente: come noi, i giovani, stiamo invecchiando, e come non stiamo diventando nulla. Una volta il nostro animo si dibatteva per lasciare in qualche modo una traccia di sé. Adesso camminiamo lungo l'asfalto dell'autostrada con n corsie, paralleli, uno accanto all'altro, traballando vicino alla recinzione metallica, corriamo senza freni verso l'orizzonte. Oggi piuttosto il mondo è un tavolo piatto e sul suo bordo tutti, incolonnati, precipitiamo.


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Dalla raccolta Rimuginando (2006) From Racking one's brain


METAK


U svakoj, tek ozeleneloj šumi, usred novog mirisa iz zemlje, zaustavljen između dva pripijena lista stoji metak, čeka da nastavi svoj pravolinijski let u trenu kada mu se nešto nađe na putu.


BULLET


In each forest only recently turned green, amidst the new smell emanating from the earth, there stands a bullet stopped between two leaves pressed together, waiting to continue its flight in a straight line when something crops up in its path.


PROIETTILE


In ogni bosco, solo da poco rinverdito, nell'odore rinnovato che emana dalla terra, immobile fra due foglie premute insieme lì c'è un proiettile, che aspetta di riprendere il suo volo in linea retta appena qualcosa si trova sul suo percorso.


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PAGAT ULTIMO


Ovoga puta sam zaista loše odigrao. Lovac je upao u zamku, glupo, en passant, moglo bi se reći. To je samo načelo odbranu, koja je i onako bila nategnuta do pucanja. Kada sam u poslednjem trenutku, u samrtnom ropcu, moglo bi se reći, slavno promašio stativu okrznuvši je sa pogrešne strane, začuo se pisak. Voz je stigao. Gotovo sad, šta je tu je, moglo bi se reći. Suočenje je blizu, tu je, za vratom, toliko blizu, kao da je tek okončano. Ispravih se. Poslednji put, moglo bi se reći.


PAGAT ULTIMO


This time I played really badly. The bishop fell into a trap, stupidly, en passant, you could say. It only weakened the defence, stretched to the point of bursting, as it was. When, at the last moment, in my death throes, you could say, I famously missed the post, merely grazing it on the wrong side, a whistle sounded. The train arrived. That’s it, what’s done is done, you could say. The confrontation is close, right there, breathing down my neck, so close, as if it had just come to a close. I straightened up. For the last time, you could say.


PAGAT ULTIMO


Questa volta ho giocato proprio male. L'alfiere è caduto in una trappola, scioccamente, en passant, si potrebbe dire. Ha solo indebolito la difesa, già tesa sul punto di spezzarsi. Quando, all'ultimo momento, in agonia, si potrebbe dire, ho brillantemente perso l'occasione, semplicemente sfiorandola dal lato sbagliato, è risuonato un fischio. Il treno è arrivato. Ecco, quel che è fatto è fatto, si potrebbe dire. L'avversario è vicino, qui, mi sta col fiato sul collo, proprio vicino, come se avesse già chiuso. Mi sono rialzato. Per l'ultima volta, si potrebbe dire.


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VI) ZEMLJA


Zemlja je majka, zemlja je meka, ali zemlja – guši. U sumrak iznenađuju njene grube senke. Samo ona ima sposobnost da se izmakne pod sigurnim nogama, da odmah potom snažno prigrli telo i zarobi svog sina ostavivši mu slobodnu samo glavu. A tada nebo šalje užasnog mrava kao bog tiranina.


VI) EARTH


Earth is a mother, earth is soft, but earth – suffocates. At dusk, its rough shadows take you by surprise. Only it has the ability to slip away under steady feet, and then to forcefully embrace the body immediately afterwards and capture its son, leaving only his head free. And then the sky sends a horrible ant the way a god sends a tyrant.


VI) TERRA


La terra è madre, la terra è morbida, ma la terra – soffoca. Al tramonto le sue ombre aspre sorprendono. Lei sola ha la capacità di scivolare sotto ai piedi ben piantati, e subito dopo di abbracciare con forza il corpo e catturare suo figlio lasciandogli libera solo la testa. E poi il cielo manda una spaventosa formica come dio un tiranno.


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VII) BUDUĆNOST


Šta ćeš postati, pitaju. Ne grubi, neotesani, već onaj sitni, fini, ravnomerni, najvredniji pesak koji zna da odmeri ritam kosmosa bez greške – završićeš u staklenoj posudi koju će neka ruka kad-tad zaboraviti da okrene. Šta ćeš postati?


VII) THE FUTURE


What will you become, they ask. Not that rough, unrefined sand, but that fine-grained, evenly spread, most valuable sand, which can measure the rhythm of the cosmos unfailingly – you’ll end up in a glass vessel that some hand will forget to turn over sooner or later. What will you become?


VII) FUTURO


Che cosa diventerai, chiedono. Non quella sabbia grezza, non raffinata ma quella sottile, omogenea, uniforme, pregiata, che può misurare il ritmo del cosmo senza errore - finirai in una clessidra che prima o poi una mano dimenticherà di capovolgere. Che cosa diventerai?


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Dalla raccolta Poesia, lirica e altro... (2013) From Lyrical poetry and stuff


TALAS


Dok se žena zaleće u policijski auto i aktivira eksploziv ranjavajući dva policajca i slučajne prolaznike, iza ugla staklo na prozoru sprata podrhtava, malo dalje uz ulicu ljudi zastaju i okreću se za praskom, a iza sledećeg ugla mladi mirno sede u kafiću, piju i smeju se, slušaju udare ritam mašine.


WAVE


While a woman rushes at the police car and activates the explosive, wounding two policemen and accidental passers-by, behind the corner an upstairs window-pane rattles, a little bit further down the street people pause and turn around looking in the direction of the blast, and behind the next corner young people sit calmly in a café, drinking and laughing, listening to the beats of the rhythm machine.


ONDA


Mentre una donna corre verso l'auto della polizia e attiva l'ordigno, ferendo due poliziotti e dei passanti casuali, dietro l'angolo il vetro di una finestra al piano superiore trema, un po' più in là lungo la strada la gente si ferma e si volta guardando in direzione dello scoppio, e dietro l'angolo seguente dei giovani siedono tranquilli al bar, bevendo e ridendo, ascoltando il ritmo di una batteria elettronica.


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VOZ, SOLUN

Susret s vozom kao s detinjstvom. Nelagodnost, čak strah... a letenja se ne bojim. Ispraćaju me prijatelj, grad i avalski toranj u plamenu, kroz prljav prozor. Prate me one bez kojih me nema: Smrtonosna, Ružna, Dosadna. Kola 466, kabina 3, ležaj 21. Osim zvuka, kao da prvi put putujem vozom. Kaljava posteljina, WC strave i užasa. Magla. Strah od Smrtonosne. Redom Preševo, Tabanovci, Veles, Gradsko, Demir Kapija, Đevđelija, Eidomeni, Polikastro. Putovanje vozom je tužno, sve stanice izgledaju napušteno. Sendvič i najgora kafa u životu. Tuneli. Reke. Mostovi. Stene. Masline. Granice. Crna reka, belo sunce. Satovi odjednom žure 60 minuta. Voz juri, vrata drhte, kaput se njiše. Dosadna mi golica tabane dok spavam u bunilu.


Solun. Vazduh miriše na Grčku. Detinjstvo. Pogled iz sobe na druge poglede iz sobe. Prvi odmor, samoća, tišina. Gledam Ružnu. Televizor se nagnuo s ormara i gleda mene; ignorišem ga. Psi lutalice ogromni, poželiš da si bio jedan od njih u prethodnom životu. Svakog dana, svake večeri, svake noći, prinosim žrtve Suđajama. Napokon, poseta precima. Razgovor o smrti; na svom terenu sam. Golubovi na simsu. Mir?


TRAIN, THESSALONIKI


Meeting the train, reminiscent of meeting my childhood. Anxiety, fear even... and I’m not afraid of flying. A friend, the city and the tower on Mt Avala in flames are seeing me off, seen through the dirty window Those without whom I don’t exist follow me: the Deadly One, the Ugly One, the Boring One. Car 466, compartment 3, bed 21. Except for the sound, this feels like my very first train journey. Dirty bed sheets, the toilet sheer horror. Fog. Fear of the Deadly One. In succession, we pass through Preševo, Tabanovci, Veles, Gradsko, Demir Kapija, Đevđelija, Eidomeni, Polikastro. A train journey is a sad affair, all the stations look forlorn. A sandwich and the worst coffee I’ve had in my life. Tunnels. Rivers. Bridges. Rocks. Olive trees. Borderlines. Black river, white sun. All of a sudden, watches run 60 minutes ahead. The train speeds on, the doors shudder, my jacket swings. The Boring One tickles my soles while I sleep feverishly.


Thessaloniki. The air smells of Greece. Childhood. A look from the room at other looks from the room. Taking a rest for the first time, solitude, silence. I watch the Ugly One. The television set is leaning from the wardrobe, looking at me; I ignore it. Giant stray dogs, make you wish you were one in your previous life. Every day, every evening, every night, I offer sacrifices to Moirae. Finally, a visit to my ancestors. Talking about death; I’m on familiar ground. Doves on the window sill. Peace?


TRENO, SALONICCO


L'incontro con il treno, come con l'infanzia. Disagio, anche terrore... eppure non ho paura di volare. Il saluto di un amico, la città e la torre in fiamme dell'Avala attraverso il finestrino sporco. Mi seguono coloro senza le quali non sarei qui: la Ferale, la Brutta, la Noiosa. Vagone 466, scompartimento 3, cuccetta 21. A parte il rumore, è come il primo viaggio con il treno. Lenzuola infangate. Bagni dell'orrore. Nebbia. Paura della Ferale. In successione Preševo, Tabanovci, Veles, Gradsko, Demir Kapija, Đevđelija, Eidomeni, Polikastro. Un viaggio in treno è triste, tutte le stazioni sembrano abbandonate. Un panino e il peggior caffè della mia vita. Gallerie. Fiumi. Ponti. Pareti. Ulivi. Confini. Fiumescuro, sole chiaro. Di colpo gli orologi avanzano di 60 minuti. Il treno accelera, le porte fremono, il cappotto ondeggia. La Noiosa mi solletica i piedi mentre dormo un sonno delirante.


Salonicco. L'aria profuma di Grecia. Infanzia. Uno sguardo dalla camera verso altri sguardi dalle camere. Il primo riposo, solitudine, silenzio. Guardo la Brutta. Il televisore sul mobile si è inclinato e mi guarda; lo ignoro. Cani randagi enormi, ti fanno desiderare di essere stato uno di loro in una vita precedente. Ogni giorno, ogni sera, ogni notte, offro i sacrifici alle Parche. Finalmente, una visita agli avi. Discussioni sulla morte; questo è il mio campo. Piccioni sul davanzale. Pace?

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