• Antonio Merola

Intervista | Lezioni sulla parola «casa» con la poeta Eva Taylor

Aggiornato il: 14 dic 2019


Eva Taylor è nata in Germania e insegna lingua tedesca in Italia. Nel 2015 ha pubblicato il romanzo Carta da zucchero (Fernandel), con cui nel 2014 ha vinto il Premio “InediTo - Colline di Torino” e nel 2016 il Premio “Gelmi di Caporiacco”. Nel 2010 sono uscite due sue raccolte di poesia, una in tedesco, Gartenarbeit (San Marco Handpresse), e una in italiano, Volti di parole (Edizioni l’Obliquo). Una sua prima raccolta di poesie in tedesco, Schneebuch, è stata pubblicata per le edizioni d’arte Eric van der Wal nel 2008. Del 2006 il suo primo volume in italiano, L’igiene della bocca (Edizioni l’Obliquo). All’attività di scrittrice affianca quella di traduttrice, di prose autobiografiche della scrittrice e pittrice tedesca Unica Zürn (per le Edizioni l’Obliquo), di una scelta di poesie di Elisa Biagini, Anna Maria Carpi e altri (dall’italiano in tedesco), di Uljana Wolf, di Rüdiger Görner nonché dei poeti turco-tedeschi Yüksel Pazarkaya, Zehra Çırak e Hasan Özdemir (dal tedesco in italiano). Fa parte della Compagnia delle poete. Con la raccolta Lezioni di casa è risultata vincitrice ex aequo Sezione B - Raccolta inedita - Non opera prima 4a edizione Premio nazionale editoriale di poesia “Arcipelago itaca” (2019). Il nostro Antonio Merola, immaginandosi come novello signor B., l'interlocutore con cui l'io lirico avvia un rapporto epistolare, ma di cui per tutta l'opera sappiamo pochissimo, ha rintracciato Eva Taylor per cercare di venirne a capo.


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YAWP: “In una delle poesie che abbiamo proposto scrivi: «c’è fame di casa nel mondo,/ sete di posare il piede/ su una soglia». È per questo che hai deciso di dedicare una intera raccolta alla «casa»?”


EVA TAYLOR: “È stato senz’altro uno dei motivi. Mi spiego: la casa e la ricerca della casa sono temi che hanno una certa rilevanza nella vita di tante persone. Siamo nati e nate in un luogo che associamo a un luogo geografico preciso quando diciamo: “sono di x”, “sono nato/a a x”. Con questa accezione della parola ‘casa’ intendiamo quindi la casa come origine. Infatti, quando conosciamo una persona, la domanda “di dove sei?” è una delle più frequenti e importanti, perché spesso porta a narrazioni esistenziali. Ma stiamo vivendo un periodo di grandi migrazioni, che porta tante persone, me inclusa, lontane dalla ‘casa’ originaria. Rimane il desiderio di radicarsi, di trovare una casa – fisica, sociale, politica, culturale –, una ricerca che per tante persone rimane piena di ostacoli, per motivi vari, come potete facilmente immaginare. (E a questo si riferiscono sia la poesia n. 20 sia la n. 21.)” “...Per tornare alla poesia citata, posso aggiungere che è nata dopo aver visto le tante foto di quelli/e che attraversano il mare abbandonando la loro casa d’origine. E con la parola “sete” ho voluto accennare a questo elemento liquido, che è connesso con una percezione fisica di instabilità ma anche di nutrimento essenziale”.


YAWP: “Una casa può essere un luogo, ma anche un luogo dentro a un altro luogo. In Lezioni di casa, nonostante quanto ci hai detto sopra a proposito del luogo geografico, il secondo aspetto ci pare quasi assente. La casa, che cerca e di cui ci racconta l'io lirico, appare sempre come luogo visto dagli interni. Raramente come luogo in un luogo: una casa posta in una città o in una comunità, che diventano a loro volta casa. Come mai?”


EVA TAYLOR: “Il libro si articola in tre capitoli: le Lettere al Signor B, Nella Torre e infine le Lezioni di casa che dànno il titolo a tutto il testo. La prima parte, Lettere al Signor B, infatti prende spunto dalla forma di lettere poetiche a un certo Signor B. Posso subito svelare il segreto della sigla: si tratta di Gaston Bachelard, perché per un certo periodo ho letto con un gruppo di poeti la sua Poetica dello spazio; le poesie nascono quindi in un certo senso come risposta ai pensieri del filosofo francese. (Di questa lettura dà in parte testimonianza la bella pagina www.parolepercasa.com, che per ora si può leggere in prova qui). Chi conosce il testo di Bachelard sa che si confronta con la rappresentazione letteraria di spazi estremamente diversi, ma spesso da un punto di vista intimistico, di percezione dello spazio, non della sua descrizione. E questa scelta prospettica in un certo senso mi ha guidato. Vorrei aggiungere che anche con la Compagnia delle poete, di cui faccio parte, ci eravamo confrontate con la tematica “casa”, nello spettacolo La casa fuori.


Questo periodo di lettura coincideva con il trasloco nella mia prima vera casa italiana. Quindi parallelamente alla lettura di gruppo scrivevo dei testi su questa mia esperienza personale, in cui la percezione della casa oscillava tra l’aspetto diciamo molto concreto di descrizione di singoli luoghi (le scale, la terrazza, i muri) e quello più intimo, e cioè come vengono vissuti questi luoghi. In ogni caso, questi interni sono culturalmente molto connotati: si parla di un palazzo storico, dell’incontro con un conte, quindi c’è un chiaro riferimento all’Italia. Ma con l’ultima poesia lo sguardo si sposta, grazie anche a una foto su un’altra casa: un Fachwerkhaus (casa a traliccio), un tipo di casa che si trova molto in Germania, e quindi ci si sposta in una comunità diversa. Infatti, i due capitoli che seguono sono ambientati in un mondo tedescofono: Nella torre ha un chiaro riferimento al mondo delle fiabe, nel suo aspetto più unheimlich, cioè più angosciante, sinistro. E anche nella terza parte – che dà il titolo alla raccolta – non manca il riferimento a un luogo geografico.


YAWP: “Recentemente, mi sono occupato di alcune poesie inedite di Prisca Agustoni [n.d.r. vedi la nota di lettura a L'ora zero, nel prossimo numero della rivista «Atelier»] che, in un modo diverso, affrontava l'immagine della casa: in lei, la casa, le città, diventavano confini e i confini reclusione. Voglio riprenderne un passaggio della nota di lettura, per farti una domanda: «Oggi più che mai la parte ricca del mondo potrebbe addirittura vivere senza uscirne neppure una volta. Tutto infatti può raggiungerci comodamente nelle nostre case, senza che ci sia per noi bisogno di muoverci: dal cibo, agli oggetti che compriamo, fino all'intrattenimento. In Giappone, ne è nata addirittura una patologia psichiatrica: hikikomori, riferito cioè a quelle persone che si sono ritirate dalla vita sociale rimanendo chiuse in casa spesso per anni interi; se, per vita sociale, intendiamo ancora quella face to face. E a Dubai hanno costruito persino grattacieli così alti e zeppi di ogni cosa, che una intera comunità potrebbe coesistere in un edificio». Eppure, in Lezioni di casa, nonostante si esca raramente dagli interni, il privato sembra mescolarsi con il pubblico, per mezzo delle persone che hanno abitato nel tempo una stessa casa”.


EVA TAYLOR: “Grazie di questa domanda, che mi dà l’occasione di parlare di un altro aspetto e cioè della dimensione temporale della casa. In tutte e tre le parti ci sono riferimenti al passato delle case e soprattutto alle persone che vi hanno abitato e che vi hanno lasciato delle tracce: lettere, foto, macchie sui muri, che vanno interpretate. Infatti, in alcune poesie si sviluppano dei brevi dialoghi in cui l’io lirico e i suoi interlocutori/trici cercano di comprendere questi segni (per esempio nella poesia numero 17 delle Lettere o nella poesia n. 6 di Nella Torre). C’è però anche una dimensione di tempo sospeso, quando qualcuno appende un foglio per ritrovare un cane smarrito di nome Bonheur. Le case quindi sono abitate sia da presenze del passato, sia da chi nell’oggi a volte non sa cosa fare”.


YAWP: “La casa e, ancora di più, la stanza come spazio pubblico o privato è stata per lungo tempo una questione anche ideologica. Credi ci sia bisogno di una stanza tutta per sé? Quanto è importante nella formazione identitaria di un individuo?”


EVA TAYLOR: “La casa nella raccolta assume varie accezioni: c’è l’aspetto spaziale e l’aspetto temporale di cui si è parlato, ma ce ne sono almeno altri due: sono la dimensione del corpo come casa (Casa corpo è infatti il titolo di una delle poesie nelle Lezioni) e della lingua come casa, di cui si fa accenno nella seconda parte. L’idea della “stanza tutta per sé” era per Virginia Woolf e per tante donne scrittrici una conquista fondamentale per trovare la propria voce, cioè trovare uno spazio fisico per concentrarsi e fuoruscire da ruoli sociali ingombranti, quindi essenziale per la formazione identitaria. Ho cercato nella poesia n. 13 delle Lettere di trasformare l’idea della stanza in qualcosa di vivo:


«Basterebbe una stanza tutta per me./Forse deve crescere da terra come un cespuglio/ […]/La mano? Come radice/[…]».


“...Perché questa trasformazione? Ho voluto dare un’immagine dinamica della casa: in primis perché la vedo come qualcosa che non esiste già data come luogo fisico, ma cresce dentro di noi, ognuno/a deve diventare nel corso della vita la propria casa, per cui: casa corpo. E questo dinamismo lo vedo anche in un altro aspetto: nella lingua, perché anche chi conosce una lingua sola in verità conosce più registri. E questo vale naturalmente per chi parla più lingue, la mano deve iscriversi in una lingua composita, trovare una propria radice”.


YAWP: “Tu scrivi sia in tedesco che in italiano. Credi che ciascuna delle due lingue abbia in sé potenzialità poetiche diverse?”


EVA TAYLOR: “Assolutamente. È un argomento molto complesso, importantissimo per chi – come me – scrive in due lingue. Per quanto abbia potuto imparare la lingua italiana e abbia cercato – per amore di questa lingua – di andare oltre, ci sono dei limiti che sento soprattutto a livello ritmico, qualcosa che in tedesco viene definito come Sprachgefühl, che possiamo tradurre forse come il fiuto della lingua. Rimane una insicurezza di fondo, che cerco di vivere in modo giocoso”.


“...Ma prendiamo per esempio l’endecasillabo, che per la poesia italiana è fondamentale. Non tanto perché oggi si scriva ancora sempre così, quanto piuttosto come misura di base sulla quale si sviluppano anche altre forme o se ne prendono le distanze che comunque - in una maniera o l’altra - si riferiscono (anche ex negativo) al metro di base. Il tedesco invece – analogamente all’inglese – ha altri ritmi, ma soprattutto nella poesia moderna si è spostato nella direzione del verso libero, sempre di più verso la lingua parlata. Certo ci sono grandi eccezioni, come Durs Grünbein, ma direi che è una poesia con confini sfumati verso la prosa poetica breve”.


YAWP: “Vorrei concludere con una boccata d'aria. Da un punto di vista esclusivamente editoriale: anche in Germania il mercato della poesia è in crisi?”


EVA TAYLOR: “Credo che in ambedue i paesi si scrive tanta poesia, ma forse il mercato editoriale in Germania in generale è un po’ più robusto”.


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Poesie estratte da Eva Taylor, Lezioni di casa, opera vincitrice ex aequo Sezione B - Raccolta inedia - Non opera prima 4a edizione Premio nazionale editoriale di poesia "Arcipelago itaca" (2019)


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Caro signor B,


la casa dove abito è vecchia, vecchissima. La chiamano un palazzo storico. Ho cercato le sue storie in tutti gli angoli. Alcune le ho trovate ascoltando le scale, altre rimangono nei muri, ma vanno e vengono, migrano da un piano all’altro.


Da ieri buttano giù l’intonaco. Sotto appaiono mattoni incrostati, rosso carne, sospirano. Ho poco tempo per capire.


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11


Caro Signor B,


il letto è stretto la stanza si fa piccola.


La camera non contiene l’insonnia di questa notte: si diffonde in casa come i fruscii nel bosco.


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18


Caro Signor B,


da quel giorno furono trenta in casa, una famiglia per stanza, le finestre serrate.


I respiri degli altri attraverso i muri. I bambini spediti in bagno se una sentiva le camionette o un altro troppi passi per le scale.


Avevano smesso di giocare. In cucina sedevano come adulti al tavolo spaventati dal cigolio della porta.


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20


Caro Signor B,


c’è fame di casa nel mondo, sete di posare il piede su una soglia.


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21


Caro Signor B,


non parla mai degli annunci di compra-vendita, dei mutui, delle assicurazioni. Sembra che tutte le sue case siano ereditate, cadute come pioggia d’oro.


Il pezzo di cartone di quella donna in stazione è casa? Tutto si può trasformare in casa? Si può ricavare una casa dal mondo?

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