Intervista | Il cinema duepuntozero: intervista a Federico Sfascia

Drawing movies shooting comics. Sulla descrizione del canale di Federico Sfascia c’è scritto solo questo. Ma chi lo conosce, chi segue i video del Frusciante e dei Licaoni, l’ha sicuramente sentito nominare. E forse, probabilmente, ha anche visto I rec U , primo lungometraggio del regista, una

pregevole dimostrazione di creatività a budget zero, liberamente fruibile su youtube. Un’opera che colpisce per molti punti di vista. Tre, in ordine sparso: l’estrema originalità della trama, l’enorme cura dei dettagli e la sovrabbondanza di effetti speciali squisitamente reali, voyeuristicamente plastici e plasticosi. Un’opera, insomma, che vi invitiamo calorosamente a recuperare (qui) e che speriamo sia solo l’inizio della carriera di un regista capace di dar vita a film come non se ne vedono, tanto su youtube quanto al cinema, da parecchio. Dagli anni ottanta, direbbe qualcuno.


Come hai cominciato a fare cinema e come speri di continuare?


Ho cominciato male e probabilmente continuerò peggio.

All’inizio ho semplicemente preso una videocamera super vhs, convinto tutte le persone che conoscevo che quello che stavo per fare fosse la figata totale della loro vita e ho messo insieme


un lungometraggio senza avere la minima idea di quali fossero i requisiti tecnici audio e video richiesti dagli standard professionali.

Insomma ho cominciato con tanta incoscienza e spero di continuare con l’indomita ottusità che mi rende così bello e impossibile.


I rec U mostra un’estetica molto ben definita: quanto ha pesato, se ha pesato, la mancanza di una grande produzione nelle scelte registiche?


La mancanza di una grande produzione può pesare anche nella scelta delle inquadrature.

Molti non considerano questo aspetto ma in realtà un piano sequenza complesso, un campo lungo notturno in un bosco o una panoramica sono tutte scelte registiche che richiedono attrezzature, maestranze tecniche fotografiche e produttive non indifferenti…

Questo se vuoi fare le cose bene.

Se vuoi farle alla cazzo no.

Io nel costruire una scena parto sempre da queste mancanze e cerco di trovare l’approccio visivo che possa suggerire in modo altrettanto efficace quello che voglio raccontare…vado di stacchi di montaggio e quinte illuminate per suggerire profondità e coerenza d’atmosfera laddove non ci sono nemmeno per scherzo.

Quindi la mancanza di produzione pesa in un certo senso ma non per quanto riguarda la scelta di utilizzare effetti speciali fisici, modellini e trucchi di sovrapposizione, quella è una cosa che a me piace e che farei anche con i gigamiliardi a disposizione.

La fisicità delle creature e delle scenografie, il modo in cui interagiscono con il fumo e la luce, sono per me parte importante della rappresentazione onirica o della trasfigurazione fantastica.

Nella computer grafica è tutto calcolato, ogni singola particella è generata e controllabile.

Nel fisico accetti l’imprevisto, l’errore, il difetto, l’incomprensibile… anche solo nel movimento di fumo o nel taglio inaspettato di luce.


È come la pennellata che può rovinare un quadro o renderlo unico… per me il sogno ed il fantastico sono l’irrazionale che si fonde con la realtà, quindi non riesco a vederli in 3d… quando si parla di fantastico li trovo sempre più goffi di quel che mi piacerebbe.

Ma è una mia fisima probabilmente, e poi dipende sempre dalla mano registica che c’è dietro.

Poi sia chiaro che quando si tratta di 3d applicato ai Transformers di Michael Bay non sono schizzinoso, anzi, lo porto in gloria perché ci tira fuori delle cose pazzesche che mi fanno cadere le mascelle degli occhi.

Diciamo che c’è fantastico e fantastico… quello che piace a me generalmente esclude l’uso pedestre della computer grafica, a meno che non ci sia Michael Bay dietro la macchina da presa e dei robot giganti davanti… in quel caso va bene tutto.


Tra cinema e youtube sembra stia avvenendo una fusione: è un’evoluzione o semplicemente la riproduzione di quel meccanismo per cui si preferisce dare spazio a chi porta in dote un pubblico piuttosto che del talento?


Non so se ho capito la domanda…

Sono d’accordo se ti riferisci all’impressione che sempre più film d’intrattenimento di massa sembrino studiati come un insieme di clip da fruire velocemente su youtube… ma penso sia una questione di velocità di comunicazione e promozione…

una clip di un minuto scarso in cui Superman troneggia come un dio vendicativo su un Batman

armato fino ai denti è sicuramente d’impatto e porta gente esaltata al cinema.

Poi poco importa che in sceneggiatura Superman dovesse calmare un furioso Batman e convincerlo ad aiutarlo… quella è contestualizzazione dei conflitti e dei comportamenti dei personaggi, roba che girata in modo coerente alla trama avrebbe prodotto clip di promozione molto meno fighe.

Io non condivido ma noto che molti film vanno in questa direzione.

Se invece ti riferisci al fenomeno degli youtuber al cinema io penso che sia un fenomeno abbastanza normale, porti pubblico, ti porto al cinema… alla fine il cinema si regge sulla vendita dei biglietti…e non è nemmeno una cosa nata con youtube… cioè io vi ricordo che siamo in un paese in cui qualcuno a un certo punto ha detto “cacchio ne vendi di dischi, sai cosa Luciano Ligabue? Fai un paio di film!” e qualcun altro ha anche detto “sai cosa? Sei anche un regista della madonna!”

Siamo in un paese che ha fior di doppiatori capaci e per doppiare i cartoni animati chiamano Fabio Volo.

Han fatto film con Nino D’angelo, con Giggino D’Alessio… cioè… è normale e ci sta.

Poi il talento… il problema grosso con il talento è che è un’idea molto vaga, molto simile all’arte.

Il talento è creare seguito? Il talento è comunicare? Il talento è creare mondi autosufficienti? Cos’è? È tutte queste cose insieme e paradossalmente può essere anche nessuna di queste nel momento in cui il referente del talento è un pubblico completamente ignorante o fortemente legato a mode e tormentoni del momento.

Quindi posto che i meccanismi sono sempre gli stessi semplicemente mutano forma (Martufello e il Bagaglino, la Premiata Ditta, Youtube etc.) penso che il talento, in mezzo alle opinioni, agli sputi, agli applausi e ai like, sia semplicemente una forma di sopravvivenza al tempo.

Il talento è riuscire a trascendere il tempo.



Se fai ridere o fai seguito in corrispondenza del fatto, della polemica o della recensione del momento, il tuo talento è parassitario del nulla (sempre e comunque un talento).

Poi ricordatevi che il tempo finisce e che il sole espandendosi distruggerà tutto.

Anche il vero talento è un momento di nulla a livello cosmico.


In un contesto di crescente e claustrofobica massificazione dei gusti e dei consumi, è ancora possibile un cinema autoriale svincolato dall’istanza di intrattenere a tutti i costi?


Un cinema autoriale è sempre possibile, semplicemente rimane legato sempre di più ad una nicchia di appassionati.

Io non farei il distinguo tra cinema d’intrattenimento e cinema d’autore che non intrattiene… per me il cinema deve sempre intrattenere e intrattiene sempre, il punto è che esistono diversi tipi di intrattenimento.

Ad esempio il cinema cosiddetto “autoriale” è comunque intrattenimento,

solo che è intrattenimento più legato ad una sensibilità specifica (quella dell’autore) piuttosto che al rispetto di un “genere” cinematografico o del gusto momentaneo del pubblico.

È come la differenza tra musica pop orecchiabile e altra musica meno immediata…non necessariamente una è migliore dell’altra in base alla categoria d’appartenenza, semplicemente uno intrattiene e coinvolge in maniera diversa dall’altra.

Una richiede un lavoro ulteriore di educazione e predisposizione all’ascolto generati dalla passione.

L’altra è come un flirt.

Se ti innamori dell’autore e della sua visione lo segui anche quando gli esce un film brutto… perché è come i piccoli difetti di una persona che ami, fanno parte di una storia personale che va oltre il film singolo.


La serializzazione sembra aver esondato dai margini del formato televisivo per raggiungere il grande schermo, pensi che quest’espansione continuerà fino a modificare l’idea stessa del cinema o trovi che sia un mero escamotage del cinema d’intrattenimento per fidelizzare lo spettatore in vista del ritorno economico?


Per me è sicuramente legata alla fidelizzazione dello spettatore.

In questo senso la Marvel ha reso palese la cosa anche a livello estetico creando film che di cinematografico hanno poco o niente (intendo come resa, sono molto televisivi nel senso che la messa in scena favorisce la pulizia e la leggibilità rispetto alla costruzione di sequenze e di inquadrature che suggeriscano livelli di lettura ulteriori… fatta eccezione per Iron Man 3 che è di Shane Black e che era dai tempi di Raimi che non vedevo tante forsennate invenzioni visive…che figata, grande Shane Black).

La prova che funziona sono io, che me li guardo tutti perché mi piacciono i film con tizi in costumini sgargianti… anzi mi spiace che di Priscilla la regina del deserto ne abbiano fatto solo uno.



Su questa china: la scelta di essere indipendenti e svincolati da logiche di mercato è anche una scelta politica?


Essere indipendenti non è propriamente una scelta… è l’unica situazione in cui ho potuto lavorare fino ad ora.

L’unica scelta che faccio sempre e che farò sempre è quella autoriale, giusta o sbagliata quella fa sempre la differenza per me, può creare un suono nuovo e una distorsione inaspettata anche nei prodotti d’intrattenimento di massa.

Comunque questa è la mia linea politica:

https://www.youtube.com/watch?v=eCnEpM-qaEc


In un mondo in cui le grandi produzioni arrivano a riesumare vecchie saghe cult pur di avere un guadagno sicuro, la speranza può venire dal cinema indipendente?


Sicuramente, escono tanti film interessanti provenienti da ogni parte del mondo e sono principalmente produzioni indipendenti.

In generale, nelle grandi e piccole produzioni la differenza la fanno sempre gli autori.

Autori che legati a un grande franchise possono tirare fuori un prodotto comunque valido se non ottimo, e autori che nell’indipendenza possono creare storie e mitologie nuove.

La speranza c’è anche se il problema è alla base un modo di intendere la cultura pop da parte di una generazione di totali deficienti (la mia), che invece di fare la guerra giocava con He Man e le Tartarughe Ninja e adesso, a trent’anni suonati, sognano di vedere al cinema He Man contro le Tartarughe Ninja.

Finché saremo parte del target saremo parte del problema.

Uccideteci.

Siamo il passato che si nutre di passato.

Gente senza denti.

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