• Antonio Merola

Intervista | La Rivista dei Ragazzi

Tanto tempo fa esisteva il «Corriere dei Piccoli». Oggi non c'è più. Chi come me ancora non era nato, ha sempre guardato con invidia a quella esperienza. Eppure, oggi come ieri la scrittura per bambini e ragazzi non ha mai smesso di entusiasmare. Tra tutte le storie, sono quelle per bambini e ragazzi che riescono meglio ad attraversare il tempo e a fissarsi come le stelle della letteratura. E mica è facile fare sparire una stella dal cielo.


Sono laboratori incessanti, quelli dedicati ai bambini e ai ragazzi. Laboratori che non bisognerebbe mai perdere.


Se siete già grandicelli e a sfogliare le pagine di un libro per bambini e ragazzi vi vengono le guance rubizze, sentite il consiglio che dà Katherine Rundell in Perché dovresti leggere libri per ragazzi anche se sei vecchio e saggio: "Fatevi beffe dell'imbarazzo. Ignorate chi vi parlerà di sciocca fuga dalla realtà: non è fuggire, è trovare. I libri per ragazzi non sono un posto in cui nasconderci, sono un posto in cui cercare" (p. 56, Rizzoli 2020).


Se non siete ancora convinti, cercate qualche dato: sono sempre di più gli adulti che comprano libri per bambini e ragazzi da leggere sotto le coperte!


Se siete dei bambini e siete capitati su Yawp, allora alla fine di questa intervista cliccate qui. Ci troverete una bellissima rivista fatta apposta per voi. O meglio: anche per voi. Che è un poco la stessa cosa.


A cura di Antonio Merola



YAWP: “Chi c'è dietro «La Rivista dei Ragazzi» e da dove nasce l'idea?”



LRdR: “L’idea è nata da Giuseppe Iacobaci, che collabora da anni con le collane per ragazzi di tanti grandi editori italiani, ed è stata prontamente raccolta dalla fumettista, colorista e illustratrice Patrizia Comino. Si è aggiunta Paola Patrizi che ha realizzato tutta l’impostazione grafica, e poi tutta una schiera di scrittori, artisti. Siamo, credo, persone un po’ stufe di schiacciare i loro superpoteri creativi sotto a una fitta rete di doveri e di imposizioni spesso insensate. Molti di noi nella vita lavorano con la grafica, la scrittura, il disegno, al servizio di richieste un po’ ottuse del marketing o di clienti dotati di poca fantasia e poca fiducia nell’intelligenza del pubblico. Il mondo oggi impone tantissime gabbie alla fantasia, punta sempre al ribasso, e volevamo provare a salvare almeno i bambini, almeno per un po’.”


YAWP: “I lettori più grandi ricorderanno sicuramente con nostalgia il «Corriere dei Piccoli». Quali sono le riviste o i periodici del passato a cui guardate con piacere e che cosa deve avere oggi una rivista per bambini rispetto a ieri?”


LRdR: “Il Corrierino è nel cuore di tutti noi, è stato per decenni e decenni una cornucopia di grandissimi autori, uno spazio di immaginazione e meravigliosa letteratura scritta e disegnata, un patrimonio culturale italiano che andrebbe ripreso e studiato nelle antologie. La sua chiusura è stata un vero crimine editoriale: negli spietati anni ottanta qualcuno ha deciso di trasformarlo in un contenitore di personaggi televisivi, con tanto di “pseudofumetti” tratti da schermate tv. Da lì alla chiusura il passo è stato breve. In Italia è rimasto poco altro, il fantastico “Topolino” che negli anni della direzione di Capelli e di De Poli ha raggiunto vette eccelse, pur essendo legato a un unico immaginario, quello disneyano, e che oggi vive una fase di netto ripiegamento... e poi cosa? “Il Giornalino”, che però ha un impianto ideologico-religioso che ne schiaccia troppo le prospettive. Albi da colorare, buste sorpresa... le edicole non offrono molto altro ai giovanissimi. L’editoria a fumetti vera nelle edicole parte dall’adolescenza in su. Non riusciamo a capirne il motivo.


Una rivista per ragazzi oggi deve proporre un immaginario suo, nuovo, totalmente staccato da quello comune e dai personaggi già noti e televisivi, deve portare... altrove. E al tempo stesso deve parlare un linguaggio attuale, e mostrare immenso rispetto per i lettori. Essere piccoli non significa essere impreparati, ingenui, sciocchi, ma l’esatto opposto: è l’uditorio più attento e sensibile. Non bisogna avere paura della complessità, dei temi e toni difficili, di usare un linguaggio elaborato. Bisogna soltanto essere interessanti, vari, curiosi, stimolanti. Perché i ragazzi di oggi ricevono tantissimi stimoli e bisogna essere all’altezza della loro intelligenza e cultura onnivora”.


YAWP: “Siete solo al secondo numero, ma scorrendo le pagine si possono già leggere numerosi interventi da parte dei vostri lettori, sia piccoli che grandi, dalle lettere alle poesie. Che risposta sta avendo il progetto?”


LRdR: “Straordinaria. Una rivista online priva di qualsiasi sostegno promozionale, creata da un gruppo ristretto di persone, che viene scaricata e letta da migliaia e migliaia di persone. Abbiamo ricevuto messaggi, letterine anche di carta, tantissimi attestati di stima e soprattutto di gratitudine, da bambini e genitori e insegnanti e da tanti addetti ai lavori che l’hanno salutato come una ventata d’aria fresca. Un entusiasmo inaspettato, che dovrebbe dar da pensare ai tanti gufi dell’editoria cartacea che da anni hanno dichiarato morto il fumetto italiano per ragazzi. Forse la verità che non si vuole ammettere è che manca il coraggio di rischiare e credere nelle cose belle, e nell’intelligenza del lettore”.


YAWP: “Sketch e fumetti, favole e fiabe, poesie, interviste, giochi e... tanto altro! Quanto è importante variare i contenuti, in una rivista destinata ai più piccoli?”


LRdR: “Varietà, ritmo, ripetizione. Per appassionare e tener desta l’attenzione di una generazione abituata al consumo frenetico di cose sempre diverse, e ritagliarsi uno spazio nel suo cuore, bisogna portare in luoghi nuovi, creare un ritmo fra pieno e vuoto, donare emozioni altalenanti e anche… osare, dando loro qualcosa che non si aspettano e non conoscono bene: la lentezza, il momento ciclico, seriale, che ritorna. Divertire, spaziare, ma anche cullare e rassicurare con appuntamenti, storie e personaggi cui affezionarsi, che diventino una dolce abitudine”.


YAWP: “Ci sono già dei personaggi che hanno trovato nella rivista la loro casa e che incontreremo spesso, da qui in avanti?”


LRdR: “Sì. Abbiamo dato vita a una serie di personaggi molto belli che i ragazzi già hanno iniziato a conoscere e ad amare. Senza fretta, di numero in numero, li presentiamo a uno a uno, per dare modo ai giovani lettori di approfondirli pian piano. Si è cominciato con i Sorelli Tiribili di Giuseppe Iacobaci e Patrizia Comino, un fratellino e soprattutto una sorellina maggiore che adottano furbissime strategie “cattivelle” di sopravvivenza in casa e fuori casa, e con la dolce Martina, di Paola Patrizi, che con poche parole occupa intere pagine accompagnando i ragazzi nella lettura; nel secondo numero abbiamo aggiunto Albert, un gatto furbissimo ideato da un vero maestro del fumetto disneyano (e non solo) come Giorgio Di Vita; dal terzo numero arrivano Bea & Buk, ancora su testi di Iacobaci, disegnato da Antonio Gemmi: una bimba con il suo piccolo dinosauro di peluche che entrano letteralmente dentro ai libri, vivendone le storie e le immagini in prima persona. E altri sono già in cantiere”.



© dai Sorelli Tiribili di Giuseppe Iacobaci e Patrizia Comino


YAWP: “Ci sono sempre più adulti che cominciano a comprare e leggere libri per bambini e ragazzi. Come mai secondo voi?”


LRdR: “Le generazioni nate dagli anni settanta in poi sono state le prime ad aver vissuto appieno l’idea di una cultura giovanile e infantile perfettamente compiuta, ed è un immaginario che rimane e accompagna per tutta la vita. Chi ci ha preceduto, figlio di una cultura contadina che vedeva nei libri una forma di affrancamento e una via verso una vita migliore (visione rispettabile, giusta, che andrebbe recuperata), ha forse vissuto a lungo con il preconcetto che cultura e gioco, divertimento e approfondimento dovessero trovarsi in antitesi. Questa divisione manichea antica, questa forzatura, è ancora dura a morire, ma la nostra generazione ha gettato i semi per una pacificazione fra mondo degli adulti e mondo dei bambini.


Molti della nostra generazione non hanno mai voluto abbandonare il fumetto, il gioco, i meravigliosi romanzi di formazione; ci siamo presi il gusto di riesplorare quei mondi, restare ragazzi, collezionare giocattoli, godere (o perdere, gustosamente) tempo. Forse è toccato a noi prendere consapevolezza che le età non si abbandonano ma si affastellano, le une sulle altre. Un quarantenne ha ancora dentro il sé stesso bambino, che non è in contrapposizione con la dimensione adulta. È una cosa che abbiamo riscontrato anche con la Rivista dei ragazzi, piace moltissimo anche agli adulti. L’importante è capire che “per ragazzi” significa solo stimolante, libero, divertente, mai “puerile”. Ed è questo lo spirito che pervade la nostra Rivista. Quando si scrive con rispetto e intelligenza verso il lettore si può avere, certo, un pubblico di riferimento, ma si finisce per piacere a tutti.

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