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Intervista | Massimo Previtero e il cinema indipendente, Jacques Tati della Lucania

Aggiornato il: apr 15

Ho conosciuto come artista Massimo Previtero in Basilicata un giorno d’agosto mentre percorrevo la strada che dall’Agri porta su nell’interno quindi verso Craco e oltre. E proprio a Craco, se ben ricordo, ci doveva essere la presentazione di Caro Nipote, il film incentrato sulla figura di sua nonna e che racconta molto del cinema indipendente.


Tornato a Firenze, mesi dopo, l’ho sentito per telefono e abbiamo deciso di farne una intervista che parlasse di cinema. Certo, da sempre convinti della forza del cinema indipendente in quanto – e consentitemi la polemica- in Italia il buon cinema è soprattutto quello che vive e si accresce lontano dalla grande distribuzione.


Si tratta di un cinema vero, per certi versi sperimentale, lontano dalla logica delle produzioni che con arroganza pilotano il destino di un film. E in Previtero – sceneggiatore e produttore, attore nella storia- affidandosi alla regia del romano Emanuele Di Leo c’è tutto il cinema dei maestri da Leone a Renoir da Fellini sino a Maselli, Melville, Carnet, Fallet, Bresson.


Con sapienza estetica Privitero e Di Leo, come per il cinema francese Carnet e Prevert, sono una coppia formidabile e il loro sodalizio artistico li porta a cercare realtà lontane, di una civiltà contadina che non a caso in Italia Ernesto De Martino comprese di essere come una delle vie di fuga della società contemporanea.


Nei suoi film possiamo assistere al pianto funebre (una delle più antiche forme di poesia cantata), la magia delle contadine, il silenzio assordante dei paesi abbandonati dell’Appennino e allo stesso tempo – complice di una regia all'altezza- Privitero sembra incarnare i tratti goffi della comicità più vera, distante dai cliché mediocri ai quali ci siamo abituati quasi a sostenere che la comicità sia solo quella che ci propone il cinema e ancora peggio la Tv.


In Massimo non è difficile riscontrare un’attitudine tutta sua, semplice, diretta- intrinseca a certi contesti rurali o marginali della società- che ricorda, con le dovute differenze, quella di Tati in Francia (nel film Vincenzo il pastore lucano). Riesce infatti a costruire un mondo, un intero universo, a ridisegnare una geografia – non solo lucana ma italiana- di odori e di sapori, di epifanie sonore.


Una geografia interiore che si alimenta di tradizione e che nella propria cultura trova i tratti del dolore atavico della tragedia e quello più nobile e grottesco della commedia. È infatti nella riscoperta del mondo contadino – dal costume sino ai riti religiosi- che inconsapevolmente assistiamo a un universo per certi versi paleolitico ma pieno di quella cultura atavica che è insieme tragedia e comicità.


Comici e drammatici (in senso di atti all'azione) sono i tratti somatici – che ancora non hanno subito l’omologazione fisiognomica dei contemporanei- di questi personaggi della società pre-industriale. Ed è da lì che probabilmente nasce il senso delle cose. Insomma, si tratta di un cinema per fortuna libero e con la C maiuscola: un’opera di coraggio e di talento come un artista dovrebbe essere.

A. cura di Iuri Lombardi


YAWP:”Massimo Previtero tu sei uno sceneggiatore, un inventore di storie per il cinema, se non erro hai anche una propria casa di autoproduzione, e hai dato a mio avviso prove importanti come Caro nipote e Vincenzo il pastore lucano affidando la regia a Emanuele Di Leo, posso chiederti come è nata in te la passione per il cinema?”


MASSIMO PRIVITERO: “La mia passione per la recitazione era innata, come ogni artista. Sin da piccolo mi piaceva scrivere poesie e ricordo che insieme a mia nonna recitavo alcune parti per gioco mettendomi davanti allo specchio con una spazzola per capelli. Poi in chiesa con il mio parroco, don Leonardo Selvaggi, potevo leggere alcune mie poesie dal pulpito di fronte ad un pubblico di fedeli. La mia passione per la recitazione sì è poi raffinata al teatro venendo a Roma e in seguito al cinema”.

YAWP: “La tua filmografia è ambientata in Lucania, una terra che ci accomuna, e rileva riti, usi e costumi di quella che è stata la civiltà contadina, tanto è vero che non sarebbe errato incanalarti in un filone antropologico che da Ernesto De Martino arriva sino a Luigi Di Gianni e forse, trovandosi davanti una terra straordinaria tanto da avere sconvolto persino Carlo Levi, non potrebbe essere altrimenti: ma oggi qual è il ruolo di una lettura antropologica della realtà? È sempre viva la lezione dei maestri (sopra citati)?”


M.P: “Rispetto ad allora si sono perse alcune tradizioni, ma a oggi la Basilicata riversa ancora in condizioni di arretratezza per esempio i mezzi di collegamento sono ancora difficoltosi, proprio come ho denunciato ironicamente nel mio film con il personaggio di Vincenzo il pastore lucano, nel periodo di Matera città della cultura europea 2019. Inoltre come allora tanti giovani sono costretti ad abbandonare la Lucania per trovare fortuna fuori regione e fuori Nazione”.



YAWP: “Tu oltre che con il cinema trasmetti anche su You Tube e sicuramente è una scelta oculata, molte cose sono cambiate, si sono trasformate negli ultimi anni e c’è stata la rivoluzione digitale. Ma il cinema non ha risentito di questo cambiamento? In che stato di salute si trova oggi il cinema?”


M.P: “YouTube è un ottimo mezzo di comunicazione che utilizziamo regolarmente e con il quale con la DilPrevCineFilm Production riusciamo a raggiungere una vasta platea. I nostri film sono postati su YouTube dopo essere passati per il cinema. Ovviamente questo va a discapito del cinema che rispetto ad anni precedenti non è più il mezzo principale di diffusione dei film. Ma YouTube è un mezzo semplice e agevole mediante il quale con un semplice clic riesce a raggiungere ogni parte del mondo. Avendo una produzione indipendente, ci fa comodo avendo pochi mezzi economici a disposizione”.

YAWP: “Parlando sempre di cinema, che è l’arte che si regge da sola e che al contempo racchiude una moltitudine di arti – fotografia, letteratura, musica, scenografia-, l’Italia è stata maestra di questa arte è sufficiente pensare all'età del Neorealismo – a Rossellini come a Pasolini, a De Sica come a Bolognini- per capirne l’importanza. Tuttavia oggi il cinema italiano pare non essere più competitivo, non ci sono grandi prove e poche sono le eccezioni come la tua e il sospetto è legato alle produzioni: cosa manca al cinema di oggi? I produttori mancano di coraggio tanto da essere costretti a ricorrere ad autoproduzioni?”


M.P: “Rispetto all’Estero in Italia purtroppo si dà ancora poca visibilità agli attori e agli artisti, in generale c’è difficoltà ad emergere perché ognuno pensa al suo orticello. Ricorrere alle autoproduzioni facilita gli attori ad avere più visibilità”.

YAWP: “Se uno parla di cinema in Italia parla della stagione dei grandi produttori ma anche di grandi sceneggiatori da Pasolini a Guerra passando dal grande Flaiano e D’Amico : oggi nel nostro presente è ancora viva l’arte dello sceneggiatore?”


M.P: “Secondo me in Italia ci sono molti, e bravi sceneggiatori che magari non riescono a portare sul grande schermo le loro storie per scelte strategiche da parte di produttori”.


YAWP: “Altra cosa importante per il cinema è la fotografia e sono convinto che come la musica è tanto evocativa da reggersi da sola anche le immagini non hanno bisogno delle parole per formulare una storia, tuttavia anche la fotografia inizia a essere mancante nel cinema di oggi; secondo te perché il pubblico si è abituato all'intrattenimento e ha perso il gusto del cinema o è un discorso di produzione anche questo?”


M.P: “Secondo me la fotografia è molto importante nei film. Reputo che si tratti di scelte personali e di gusti. Io personalmente amo la Basilicata, e l’Italia, amo gli scenari del nostro paese. Questa passione è condivisa anche dal regista Emanuele Di Leo, con il quale abbiamo fondato la casa di produzione, la DilPrevCineFilmProducion, e con il quale ho prodotto i nostri film. Il regista riesce sapientemente a valorizzare le immagini che vediamo nella realtà. Alle nostre storie siamo riusciti a dare molta importanza alla fotografia, come nel film di Caro nipote, ma purtroppo oggi i film puntano più su altri fattori piuttosto che la fotografia”.



YAWP: “Tornando a te e partendo da Caro nipote stupisce la tua capacità e quella del regista Emanuele Di Leo di creare grandi storie in un linguaggio semplice, coinciso e profondo allo stesso tempo: ci potresti rivelare quali sono i tuoi punti di riferimento cinematografici e letterari?”

M.P: "Ho trovato ispirazione dal film di Giuseppe Tornatore, Nuovo cinema paradiso e Baaria".

YAWP: “In Caro nipote ambientato tra Craco e Pisticci – per me che sono cresciuto nel Metapontino sono luoghi cari- tu vai alla ricerca della Lucania più autentica, non a caso c’è il pianto rituale (che è uno spettacolo già di per sé) alla tarantolata, sino ai temi della magia contadina: cosa rappresenta la Lucania per te?”


M.P: “La Lucania è la mia terra, io amo le tradizioni e la cultura lucana. Sin da piccolo ho assistito ai rituali lucani che rappresentano il mio vissuto”.

YAWP: “Una cosa che ho notato e che forse viene negata per essere più comprensibile possibile, è il non uso del dialetto lucano che morfologicamente si distingue da gli altri dialetti dell’Italia meridionale continentale: come mai hai optato per un italiano quasi standard su di una storia così poetica?”


M.P: “Ho pensato, di comune accordo con il regista,di non utilizzare il dialetto lucano al cento per cento ma di fare uso solamente di alcune inflessioni dialettali,perché in questa maniera abbiamo potuto raggiungere un pubblico più ampio rendendo accessibile e comprensibile a tutti il film”.

YAWP: “Tuttavia in Vincenzo il pastore lucano vi è una parodia e una sottile ironia il tutto probabilmente nasce da una polemica velata: quella di ribellarsi ad una Italia divisa in due ad esempio per quanto concerne i treni e l’intenzione di rivolgersi, per assurdo, a Papa Francesco di spostare l’asse della civiltà oltre Eboli, confine geografico tracciato da Carlo Levi. La mia domanda quindi è: da Lucano sei convinto che se si spostasse questo simbolico confine le cose cambierebbero? E in Lucania cosa resterebbe della sua (unica e originale) civiltà?”


M.P: “Se Cristo andasse oltre a Eboli e se la modernità raggiungesse la Lucania sarebbe come mettere mano a una tela di un dipinto che il tempo ha fermato. Questo non esclude che sarebbe bello vedere popolati quei paesi in cui molte persone sono andate via. È un po’ un’arma a doppio taglio sarebbe bello migliorare le condizioni di vita e vedere la terra ripopolarsi rispettando però il suo fascino originale”.


YAWP: “Ci puoi parlare dei tuoi progetti futuri? Hai qualcosa in cantiere?”

M.P: “Appena usciamo da questa grande e grave crisi che ha colpito tutto il mondo, continueremo con le proiezioni del nostro ultimo film Amaremente che purtroppo abbiamo presentato solo al Nuovo Cinema Aquila di Roma, l’ultimo giorno in cui i cinema potevano essere aperti, il 7 marzo. Sto inoltre lavorando insieme al regista Emanuele di Leo alla sceneggiatura del proseguimento di Amaremente, Vorrei una vita, che parla sempre di una storia moderna e attuale a tematica gay contro l’ omofobia e il pregiudizio. Inoltre in questo periodo stiamo producendo e mettendo in rete alcuni videoclip di Vincenzo il pastore lucano alle prese con tutte le problematiche del covid -19, per allietare e rendere un po’ più piacevoli le giornate di tutti noi, che dobbiamo restare a casa”.

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