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Intervista | Pasquale De Luca e il giallo fiorentino, dialogo con lo scrittore

È un lungo dialogo questa intervista che lo scrittore fiorentino Pasquale De Luca ci concede, autore di vari romanzi gialli- La colpa del greco( Milena Edizioni),Probatio diabolica (Milena Edizioni) e di un saggio sul crimine e il codice penale- Da Pitagora al mostro di Firenze (Giuffrè Edizioni). Pasquale che nella vita fa l’avvocato penalista, da sempre vive e lavora nella città gigliata.


Le sue prove letterarie – tutte narrative- lo hanno visto esordire con un romanzo di fantascienza Come morì la S.F: annessi e connessi nella celebre collana Galassia da cui fu tratto un radio-dramma per la RAI negli anni ottanta.

Come giallista ha dato anima al personaggio dell’avvocato Lucio Cotta suo alterego e un vasto appello di maestri di genere si può rintracciare dalle pagine delle sue creature a cominciare da Simenon e Chandler.


Si parla di un autore dalla scrittura asciutta, coincisa, diretta, proprio ispirata ai canoni estetici dei maestri del genere, lontana da ogni barocco o ipotassi ma intensa di poesia ed epicità.

A cura di Iuri Lombardi

YAWP: “Pasquale tu sei un autore prolifico e nello specifico un giallista, nel senso che hai iniziato con la narrativa di genere. Hai pubblicato diverse volte con prove, a livello artistico, interessanti: ora ti chiedo che senso ha oggi proporre una letteratura di genere? E il genere ha ancora un senso, ha ancora un peso sull'opinione pubblica?”


Pasquale De Luca: “In realtà io non mi considero un giallista, anche se negli ultimi cinque anni ho pubblicato tre romanzi appartenenti a tale genere (Probatio diabolica con Milena Edizioni nel 2015, La colpa del greco ancora con Milena Edizioni nel 2016 e Teorema mortale con Bertoni Editore nel 2019) e caratterizzati dal fatto che la narrazione si sviluppa su un doppio binario temporale: ai giorni nostri e ai tempi di Cesare e Cicerone.


Io nasco come autore di fantascienza (pubblicai un racconto su Galassia nel 1976, la RAI produsse e realizzò un mio radiodramma nel 1983) e di favole (la RAI trasmise una quarantina di mie radio-favole negli anni 1984-1985), ma la mia principale aspirazione è sempre stata quella scrivere romanzi non di genere o, come si dice oggi, mainstream. Ed è quello che sto facendo in questo periodo. Per tornare alla tua domanda, penso che abbia molto senso proporre letteratura di genere dato che ampie fasce del pubblico dei lettori nutrono una vera passione per i vari tipi di narrativa.


Personalmente apprezzo solo il giallo (nelle sue varie diramazioni, specialmente quello storico e l’hard boiled) e la fantascienza, ritengo però utile la presenza di altri generi perché coprono bisogni di lettura di ogni tipo. Quanto all’horror, non lo prediligo anche se adoro Stephen King, le cui opere (It e Dolores Claiborne sopra tutte, me non ce ne è una – e ne ho lette più di trenta – che non mi abbia entusiasmato) a me pare riduttivo ascrivere a un genere”.


YAWP: “Il lettore secondo te è ancora affezionato al genere?”


P.D.L: “Fra le persone che conosco vi sono moltissimi innamorati del giallo. La giallofilia esiste ed è un fenomeno positivo. Anche perché nel genere esistono molti eccellenti autori e hanno prodotto una quantità di testi di notevole livello. Fra i miei preferiti cito Chandler, Grisham, Simenon e fra gli italiani Andrea Camilleri, Marco Vichi e il mio amico Gigi Paoli, ma potrei elencarne altri e continuare a lungo”.


YAWP:”Nella vita fai l’avvocato penalista e molto spesso ti sono capitati casi anche complicati da risolvere: quanto influisce il tuo lavoro di penalista nella tua letteratura? Ci sono secondo te delle intersezioni?”


P.D.L: “In ogni storia che narro ci sono io ma non è la mia storia. Nella trilogia dell’avvocato Lucio Cotta c’è qualcosa in più di me dato che il protagonista fa il mio stesso lavoro e questo implica un grado più elevato di immedesimazione nel personaggio e nelle vicende che lo coinvolgono. Naturalmente prevale in modo assoluto la componente creativa e di invenzione, anche in considerazione del fatto che questi tre romanzi sono ambientati a Roma e si sviluppano parallelamente ai giorni nostri e ai tempi di Cicerone e Cesare.


Questa struttura mi ha dato la possibilità di divertirmi moltissimo a sommuovere vicende omicidiarie fra gladiatori e poliziotti, dattilografe e schiave, matrone e professoresse, cartomanti e aruspici, e sfidando il lettore a scoprire l’assassino prima dell’avvocato Cotta. Dall'ultimo dei tre romanzi bi-temporali (Teorema mortale) ho anche tratto, insieme al regista Gaetano Pacchi, una riduzione drammaturgica che è stata messa in scena dalla Compagnia teatrale Attori e Convenuti al Teatro Affratellamento di Firenze nel mese di Ottobre 2019”.


YAWP: “Oggi la letteratura di qualità è lontana dal giro del grande mercato, pochi editori hanno il coraggio di pubblicare romanzi di un certo livello: ora secondo te la letteratura è solo,come si pensa oggi, uno strumento di vendita, quindi un mero prodotto editoriale oppure – come dovrebbe essere- non è negoziabile?”


P.D.L: “Anche se è vero che i dati di vendita sono al primo posto nella scala delle priorità di ogni editore (e dunque anche di quelli grandi e prestigiosi), e che per questo a volte vengono pubblicati testi penosi ma che (per la notorietà dell’autore o il clamore potenziale del contenuto) promettano di avere un vasto mercato, io non credo sia giusto affermare che i grandi editori hanno poco coraggio di fronte ai buoni romanzi.


Anzi, a me pare che la grande editoria sia molto interessata alle opere di valore, e non sono pochi i romanzi eccellenti che escono nelle collane dei grandi editori, e aggiungo che ci sono opere di alta qualità anche fra quelle che escono per i tipi di editori medi e piccoli. Alla tua domanda se la letteratura sia negoziabile o meno rispondo che in teoria non lo è (perché l’arte dovrebbe essere la massima espressione di libertà e la negoziazione è strutturalmente un compromesso, quindi un limite alla creatività) mentre in pratica dipende dal singolo autore e dal rispetto che ha per la sua attività di scrittore e le opere che da questa nascono”.


YAWP: “Molti autori si sono trovati a combattere con la faccenda dell’editing, nel senso che i propri testi una volta sotto contratto dagli editori per essere impaginati vengono stravolti – tagliati, cambiati ecc- ora da uomo di legge quale sei quanto è giusto a livello di legge? In altre parole, lasciando il diritto da una parte, a livello umano l’editing è cosa giusta?”


P.D.L: “Stephen King, nel suo celebre saggio (semi)autobiografico On writing rende omaggio alla figura dell’editor con questo epigrafico giudizio: «scrivere è umano, editare è divino». Io mi limiterei a considerare come fondamentale per ogni testo l’opera dell’editor. Con l’editing si può migliorare un testo, nel senso che vengono individuati e rimossi eventuali errori narrativi (incongruità di tempo e di luogo, ad esempio) o ridondanze descrittive (il cosiddetto infodump che alcuni chiamano spiegone) o altri difetti che all'autore sono sfuggiti e che solo l’opera di un terzo (sottinteso che debba trattarsi di un editor qualificato) può eliminare, consentendo al romanzo di essere presentato ai lettori al meglio di quello che è il suo valore.


Naturalmente ogni intervento dell’editor deve essere accettato e condiviso dall'autore. Un editing che stravolga il libro a mio avviso è un nonsenso perché un testo che richieda di essere stravolto è un testo che non merita di essere pubblicato. Se sia giusto o meno, come mi chiedi, dipende dall'articolato del contratto di edizione, vale a dire se editore e autore abbiano pattuito o meno che l’autore debba dare il suo assenso alle modifiche apportare in fase di editing”.


YAWP: “Cosa ne pensi dell’editoria italiana e cosa di quella a pagamento? Una volta infatti non si diceva pubblicare ma stampare, è certo che è cambiato fortemente e non solo il modo di approcciarsi al libro eppure c’è qualcosa, nella visione contemporanea, di assurdo…”


P.D.L: “Ho una buona opinione dell’editoria italiana, con l’unica riserva d’un fenomeno negativo che mi pare di aver notato comparire da alcuni anni: l’aumento della quantità di refusi che a volte sono presenti anche in testi pubblicati in collane di assoluto prestigio. Dell’editoria a pagamento ho una pessima opinione, per me quelli che la esercitano non sono editori ma stampatori a pagamento.


Nella mia visione del rapporto autore-editore, l’autore deve essere la risorsa dell’editore non il suo cliente, e questo è lo snaturamento dei ruoli che avviene nell’editoria a pagamento. Trovo molto efficace la definizione inglese vanity press ma ovviamente non c’è nulla di disdicevole nel fatto che qualcuno accetti di pagare per vedere stampato un proprio testo”.


YAWP: “Ci puoi parlare delle tue opere in cantiere? Almeno accennare qualcosa e di quali siano le tue aspirazioni di pubblicazione?”


P.D.L: “Sto scrivendo due romanzi, per uno sono alla revisione finale e l’altro conto di ultimarlo entro l’anno. Abbandonati i canoni del genere giallo, sono tornato a occuparmi prevalentemente del versante stilistico della scrittura. Ho ripreso a cimentarmi con il flusso di coscienza (che adottai in alcune prove giovanili inedite) temperandolo con una scrittura ritmata alla Jack Kerouac, con l’ambizione di arrivare a uno stile che mi soddisfi pienamente. Dal punto di vista editoriale, e pur conservando grande rispetto per le piccole case editrici e gratitudine per quelle che hanno creduto nei miei testi, è arrivato il momento di provare a fare il salto di qualità. In altre parole ho deciso che il prossimo romanzo avrà due sole possibilità: o l’approdo a una grande casa editrice o restare nel cassetto”.

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