Poesia | Jérémie Tholomé - La Fabbrica di bare

Aggiornamento: set 8

Jérémie Tholomé, La Fabrique à cercueils di Agnese Panicale


«Ho deciso di scrivere la mia seconda raccolta nei mesi di maggio-giugno 2020, dopo la fine in Belgio del lockdown: volevo comporre un’opera basata sul mondo del lavoro, partendo da due testi scritti circa un anno prima. Mi sono detto: costruirò una storia. Volevo inserirvi poemi diversi tra loro, che potessero essere letti nell’ordine o nel disordine che si preferisse, ma che al tempo stesso costituissero una storia da seguire. E mi sono detto: scriverò quattordici poemi, più o meno secondo la struttura dei booklegs della casa editrice maelstrÖm di Bruxelles.

In seguito a un lavoro di riscrittura, ho fatto leggere e recitare i testi (perché l’aspetto della performance è per me fondamentale) a molti poeti, molte persone del mondo dell’editoria e non. L’ho fatti leggere anche a dei giovani del mondo del sociale, dato che io stesso sono assistente sociale, e che non erano poeti: questo per vedere se il libro avesse potuto parlargli, se fosse stato in grado di trasmettere loro qualcosa. E lo hanno amato molto, l'hanno subito voluto acquistare quand’è uscito, perché in fondo tocca tematiche che tutti noi viviamo: mi sono dunque detto che quest’opera potesse un po’ uscire dall’ambito della poesia, arrivando anche a dei giovani che non ne leggono affatto.»


(JÉRÉMIE THOLOMÉ, da un’intervista di Yawp del 22 luglio 2021)


La Fabrique à cercueils, «La Fabbrica di bare» in traduzione italiana, è una raccolta di quattordici componimenti del poeta belga Jérémie Tholomé, pubblicata a novembre 2020 nella collana Booklegs della casa editrice maelstrÖm reEvolution di Bruxelles (i booklegs, dei quali abbiamo già parlato in un precedente articolo – https://www.barbaricoyawp.com/post/intervista-maelstr%C3%B6m-reevolution-la-rivoluzione-poetica-a-bruxelles –, sono delle raccolte pubblicate a tre euro l’una, che hanno lo scopo di essere accessibili a tutti e di aiutare gli autori emergenti a farsi conoscere). Si tratta della seconda opera dell’autore dopo l’uscita a maggio 2019 di Rouge charbon, «Rosso carbone», sempre per la collana Booklegs di maelstrÖm.




Jérémie Tholomé - © Everstill Photography


Il libro è al tempo stesso una silloge di poemi, una performance e una storia. È nato dalla volontà di raccontare, denunciandole – come s’intuisce sin dal titolo –, tematiche universali del mondo lavorativo di oggi, nelle quali ognuno di noi potrebbe in qualche modo rispecchiarsi: la violenza e le ineguaglianze nel lavoro, i diritti negati, il bourn out e il management di stampo americano sono solo alcuni degli argomenti trattati che, partendo dalla realtà di fabbrica, intendono rappresentare un mondo nel quale, al di sopra di ogni valore umano, contano produzione, efficienza e funzionalità.

La genesi dell’opera sono due testi scritti dall’autore un anno prima della pubblicazione: «Troppo rumore!» (Trop de bruit!) e «Troppo rumore?» (Trop de bruit?), che andranno a costituire rispettivamente i poemi 8 e 10 della raccolta. Partendo da uno spunto reale, il poeta immagina qui un mondo popolato da insetti, allevati e sfruttati da un’entità superiore, nel quale chiunque si ribelli viene prelevato con una pinza e gettato in pasto al «Grande Varano Cosmico»; un’utopia, certo, ma che funge da allegoria alla moderna condizione dei lavoratori in fabbrica, dove vige un regime tutt’altro che democratico e dove ai dipendenti è dato ben poco diritto di lamentarsi.

Da questi due poemi, che presentano tra loro una certa affinità, nacque perciò l’intenzione di strutturare un’intera raccolta sul tema del lavoro; l’esperienza personale ha poi giocato un ruolo fondamentale nella scrittura degli altri dodici testi, perché la poesia di Jérémie nasce principalmente da ciò ch’egli vede, vive o dalle notizie che legge: non a caso, la città di Charleroi – dove abita e lavora, che è stata a lungo un centro siderurgico importante nel Belgio – e i suoi abitanti costituiscono le principali fonti d’ispirazione della sua poetica.



Il Bookleg #161, La Fabrique à cercueils - © maelstrHomo

Abbiamo detto che «La Fabbrica di bare» è anche una storia. Una narrazione talvolta corale, talvolta individuale, nella quale irrompono sulla scena personaggi diversi, in un vortice di situazioni al quale fa da perno l’argomento principale della raccolta.

All’inizio, in primissima pagina, compare la seguente annotazione:


Una città-fabbrica.

Nella parte alta, la sezione falegnameria.

Nella parte bassa, la sezione fissaggio e assemblaggio.


Tutte le sere, gli abitanti-operai della Fabbrica di bare

si ritrovano nei bar.

Insieme, rievocano la giornata di lavoro passata

e anticipano quella futura.


Successivamente viene introdotto il poema 1, «Il mattino» (Le matin), scritto in prima persona, dove sono evidenziati gli stati d’animo di un dipendente o di una dipendente, il genere non viene qui specificato di fabbrica al risveglio, prima dell’inizio di una giornata lavorativa; poema dopo poema si arriva infine al numero 14, «L’esplosione» (L’explosion), grandioso epilogo all’opera e componimento dal forte significato simbolico. Diffusi sono i riferimenti interni tra un testo e l’altro, anche se – come lo stesso autore ha specificato – ogni poema costituisce un’unità in sé autonoma, che può essere letta indipendentemente o meno dalle altre.


Di seguito, in traduzione italiana, l’elenco dei titoli i che compongono l’opera:

- Poema 1, «Il mattino»;

- Poema 2, «Silenzio brouhaha»;

- Poema 3, «La catena»;

- Poema 4, «Qui non esiste»;

- Poema 5, «Nella cassetta delle lettere»;

- Poema 6, «Carne da padrone»;

- Poema 7, «L’uccello-sogno»;

- Poema 8, «Troppo rumore!»;

- Poema 9, «31 aprile»;

- Poema 10, «Troppo rumore?»;

- Poema 11, «Negli uffici della disoccupazione»;

- Poema 12, «Ciò che mi sprona»;

- Poema 13, «Alienazione»;

- Poema 14, «L’esplosione».


Particolarmente interessante risulta la composizione dei poemi 5, 7 e 13 della silloge: nel poema 5, «Nella cassetta delle lettere» (Dans la boîte à lettres), il testo è un mosaico di parole estrapolate da volantini pubblicitari, riassemblate poi secondo un ordine puramente casuale; il risultato è una specie di litania bizzarra, che non intende trasmettere alcun messaggio: com’è, del resto, sui volantini pubblicitari, quando si passa dal dentifricio alla salsa barbecue senza alcun nesso logico apparente. Nel poema 7, «L’uccello-sogno» (L’oiseau-rêve), l’animale è allegoria di una visione onirica collettiva: il testo è stato infatti costruito a più voci, tramite un post su Facebook, in cui il poeta ha proposto a tutti i propri contatti di collaborarne alla realizzazione e d’indicare, nei commenti, un sogno serbato nell’animo. Il poema 13 infine, «Alienazione» (Aliénation), è stato parzialmente creato attraverso il correttore automatico del cellulare, in un’alternanza tra francese e inglese, con alcune parti generate in modo del tutto aleatorio.


Per concludere, un altro aspetto non trascurabile dell’opera è l’intenzione della rappresentazione scenica – o perlomeno della lettura – dei testi all’atto stesso della loro composizione: lo dimostrano il ritmo incalzante, le numerose figure di suono, le parole che schioccano tra loro nei versi. Tutto questo riprodotto poi anche in veste grafica, con soluzioni stilistiche e formali piuttosto originali in merito a impaginazione, spaziatura e alla scelta delle tipologie di testo che si alternano nella raccolta. Come affermato dallo stesso autore, «voglio che la mia poesia sia detta oralmente e so che questo influenza inevitabilmente lo stile di scrittura, il modo in cui scrivo, anche se penso che il fatto di pubblicare una raccolta possa aiutare a lavorarne l’impaginazione, a cercare di rispettare la struttura stessa del libro e a non considerarlo poi unicamente un supporto per la performance» (intervista di Yawp, 22 luglio 2021).

__________


Presentiamo ora, nella versione originale e in traduzione italiana, alcuni poemi di «La Fabbrica di bare»:


Poème 2

Silence brouhaha


D’abord

Il y a le silence

De la Fabrique à cercueils

Quand les doigts courent sur les claviers

C’est la vie qui fuit de partout

Par tous les mégapixels des moniteurs Dell

C’est les rêves que l’on écrase

Parfois même on s’assied dessus

Sans vergogne

Lors des réunions hebdomadaires

Virulents nids d’inepties

Consignées dans des procès-verbaux

Que personne ne lit


Ensuite

Il y a le brouhaha électronique

De la Fabrique à cercueils

Quand les emails s’amoncellent dans les clouds

C’est la vie qui se fait lourde de partout

Par tous les recoins du droit du travail

C’est Marx que l’on moque

Parfois même on lui crache dessus

Sans vergogne

Lors d’apéritifs afterwork alcoolisés

Bling bling vestiges de concertation sociale

Négociée à coup de mojitos et de fumée de Lucky Strike

Que tout le monde avale


*

Poème 6

Chair à patron


le chiffre comment va le chiffre aujourd’hui comment se porte le chiffre aujourd’hui où en est le cours du chiffre aujourd’hui le bien-être du chiffre au travail aujourd’hui entre un employé hurlant s’arrachant les cheveux par poignées il crie


« la retraite à 25 ans ! » puis il mourut


le chiffre a la cote le chiffre est à la hausse le chiffre est tendance le chiffre est optimiste on optimise vachement le chiffre avant tout le chiffre est flexible avant tout fiscalement avant tout le chiffre croit contre vents et marées le chiffre monte en flèche et on communique sur le chiffre on communique très bien sur le chiffre entre un employé hurlant se tordant les testicules violacées il crie


« nos dos sont brisés par la flexibilité ! » puis il mourut


le chiffre grimpe le chiffre tutoie le chiffre touche les cimes le chiffre touche les sommets le chiffre touche du chiffre le chiffre frôle l’indécence incandescente le chiffre tutoie mais nous on le vouvoie le chiffre tutoie moi lui le chiffre tutoie moi elle surtout elles elles au pluriel mais au singulier surtout elles au pluriel mais au singulier le chiffre est rentable le chiffre est remarquable le chiffre est remarqué d’emblée à chaque bulletin d’information le chiffre fait son entrée en grandes pompes le chiffre sur tapis rouge le chiffre sourit aux photographes entre un employé hurlant se trouant l’estomac anxiolisé il crie


« le code du travail ne se restructurera jamais ! » puis il mourut


mais le chiffre le chiffre possède sa part d’ombre à l’ombre des tableurs d’incompatibilité son côté sombre le chiffre dans les colonnes colonies qu’il conquiert le chiffre maitrise le chiffre méprise le chiffre martyrise le chiffre tue toise le chiffre juge prend de haut le chiffre paternalise le chiffre patriarcat le chiffre vingt-quatre carats le chiffre patrie ôte tout espoir parfois le chiffre laisse pantois le chiffre dépose le bilan tous les ans le chiffre décharge les administrateurs tous les ans de toute responsabilité le chiffre s’assemble généralement tous les ans flûtes à champagne et petits fours fêtent l’anniversaire du chiffre sans se soucier des calories le chiffre fait carrière sans se soucier des dents cariées alors on boit à la santé du chiffre entre un employé hurlant les orifices remplis d’amiante caféinée il crie


« il faudrait repenser notre rapport au travail ! » puis il mourut

pendant que nous parlons le chiffre accélère le chiffre turbine le chiffre produit du chiffre le chiffre mange du chiffre le chiffre boit du chiffre le chiffre ingurgite matin midi soir les dimanches les jours fériés c’est aussi ouvert quand c’est férié vous savez le chiffre chauffe le chiffre se fait astronomique et je crois que parfois mettons souvent le chiffre cache des chiffres et je crois que parfois le chiffre tente d’être plus grand que le chiffre le chiffre magouille le chiffre influence le chiffre a sa cour ses témoins ses initiés ses prophètes si bien que le chiffre marche sur l’eau le chiffre trade le chiffre chiffre pendant que nous parlons le chiffre va très bien il faut le dire pendant que nous parlons le chiffre chiffre très bien ces temps-ci entre un employé hurlant les neurotransmetteurs cramés les globules rouges exsangues il crie


« nous ne sommes pas des chiffres ! » puis évidemment il mourut comme tous les autres sans le savoir


*

Poème 9

31 avril


Chers amis chers camarades

Bla bla bla l’emploi

Bla bla bla le modèle allemand

Bla bla bla les valeurs démocratiques

Bla bla bla la liberté

Bla bla bla un avenir meilleur pour (cibler l’électorat)

Les travailleurs (avec ou sans emploi) les indépendants les employés les entrepreneurs

Les enseignants les agriculteurs les habitants des zones rurales

Les pensionnés les malades les consommateurs les jeunes

Les femmes les justiciables les laissés pour compte

Bla bla bla la prospérité (grâce à nous)

Et la réduction du CO2 pour 2030

Bla bla bla l’émancipation

Bla bla bla l’ascenseur social

Bla bla bla les impôts

Bla bla bla le déficit budgétaire (c’est la faute des autres)

Bla bla bla le chômage (c’est la faute des autres aussi)

Bla bla bla le tax-shift

Bla bla bla le précompte immobilier

Et la réduction du CO2 pour 2035

Bla bla bla les charges sociales

Bla bla bla la solidarité

Bla bla bla la sécurité sociale

Bla bla bla les voitures de société

Bla bla bla le pouvoir d’achat

Bla bla bla le tax-shelter

Chers amis chers camarades

Bla bla bla la technologie l’innovation l’ingéniosité

Bla bla bla des solutions durables (c’est notre marque de fabrique)

Bla bla bla l’écologie (ça a toujours été nous) (et vous le savez)

Bla bla bla l’enseignement

Bla bla bla le modèle scandinave

Bla bla bla les soins de santé

Bla bla bla la pension

Bla bla bla nos propositions sont concrètes (ce sont les meilleures) (ne vous laissez pas avoir)

Et la réduction du CO2 pour 2040

Bla bla bla le service public

Bla bla bla un société réellement inclusive

Bla bla bla le terrorisme

Bla bla bla la sécurité

Bla bla bla le laxisme (des autres)

Bla bla bla autorité et fermeté (c’est nous) (qui d’autre ?)

Bla bla bla le (combo) racisme la xénophobie et la discrimination

Bla bla bla le green deal européen

Et la réduction du CO2 pour 2045

Bla bla bla le CETA (on est pour ou contre, nous ?)

Bla bla bla les populistes

Bla bla bla la politique 2.0.

Bla bla bla le modèle klingon

Bla bla bla les prêts de rénovation à 0 %

Bla bla bla la transition climatique

Bla bla bla la technologie

Bla bla bla des dizaines de milliers d’emploi

Bla bla bla deux modèles de société (notre modèle est le meilleur)

Bla bla bla le contrat social

Et la réduction du CO2 pour 2050 (si on a le temps)

Chers amis chers camarades

Notre projet est avant tout social

Notre projet repose sur le cœur

Notre projet repose sur l’âme

Notre projet repose sur l’optimisme

Notre projet repose sur la confiance

Notre projet est le vrai progrès

Notre projet est le meilleur projet

Chers amis chers camarades

Avec nous avec vous

Demain, tout ira bien

Demain, tout ira bien


__________


Poema 2

Silenzio Brouhaha


Innanzitutto

C’è il silenzio

Della Fabbrica di bare

Quando le dita scorrono sulle tastiere

È la vita che fugge dappertutto

Da tutti i megapixel dei monitor Dell

Sono i sogni che si calpestano

A volte ci si siede pure sopra

Senza vergogna

Durante le riunioni quotidiane

Virulenti nidi d’inetti

Consegnate in processi verbali

Che nessuno legge


In seguito

C’è il brouhaha elettronico

Della Fabbrica di bare

Quando le email s’accumulano nei cloud

È la vita che si fa dappertutto pesante

Da ogni angolo del diritto al lavoro

Ci si beffa di Marx

A volte ci si sputa sopra

Senza vergogna

Durante gli apertivi afterwork alcolici

Bling bling vestigia di accordo sociale

Negoziato a colpi di mojito e di fumo di Lucky Strike

Che tutto il mondo inghiotte


*

Poema 6

Carne da padrone


il fatturato come va il fatturato oggi come sta il fatturato oggi a che punto è la quotazione del fatturato oggi il benessere del fatturato al lavoro oggi tra un dipendente urlante strappandosi i capelli a manciate grida


«la pensione a 25 anni!» poi morì


il fatturato ha la quotazione il fatturato è in rialzo il fatturato è tendenza il fatturato è ottimista ottimizziamo fottutamente il fatturato prima di tutto il fatturato è flessibile prima di tutto fiscalmente prima di tutto il fatturato cresce contro venti e maree il fatturato sale alle stelle e riferiamo sul fatturato riferiamo molto bene sul fatturato tra un dipendente urlante torcendosi i testicoli violacei grida


«le nostre schiene sono spaccate dalla flessibilità!» poi morì


il fatturato s’impenna il fatturato dà del tu il fatturato tocca le cime il fatturato tocca le vette il fatturato tocca le fatture il fatturato sfiora l’indecenza incandescente il fatturato dà del tu ma noi gli diamo del lei il fatturato dà del tu io lui il fatturato dà del tu io lei soprattutto loro loro al plurale ma al singolare soprattutto loro al plurale ma al singolare il fatturato è redditizio il fatturato è notevole il fatturato si fa notare immediatamente a ogni notiziario il fatturato fa il suo ingresso in grande stile il fatturato su tappeto rosso il fatturato sorride ai fotografi tra un dipendente urlante squarciandosi lo stomaco in ansia grida


«il codice del lavoro non verrà mai riformato!» poi morì

ma il fatturato il fatturato possiede la sua parte d’ombra all’ombra dei tabulatori d’incompatibilità il suo lato oscuro il fatturato nelle colonne colonie che conquista il fatturato tiranneggia il fatturato disprezza il fatturato martorizza il fatturato uccide e spregia il fatturato giudice guarda dall’alto il fatturato fa la paternale il fatturato patriarcato il fatturato ventiquattro carati il fatturato patria toglie ogni speranza a volte il fatturato lascia senza parole il fatturato depone il bilancio tutti gli anni il fatturato solleva gli amministratori tutti gli anni da ogni responsabilità il fatturato si riunisce generalmente tutti gli anni calici di champagne e pasticcini festeggiano il compleanno del fatturato senza preoccuparsi delle calorie il fatturato fa carriera senza preoccuparsi delle carie allora beviamo alla salute del fatturato tra un dipendente urlante gli orifizi colmi di caffè ed amianto grida


«bisognerebbe rivedere il nostro rapporto di lavoro!» poi morì


mentre parliamo il fatturato accelera il fatturato sgobba il fatturato produce fatture il fatturato mangia fatture il fatturato beve fatture il fatturato ingurgita mattina mezzogiorno sera le domeniche i giorni festivi è aperto anche quando è festa sapete il fatturato scalda il fatturato si fa astronomico e credo che a volte mettiamo spesso il fatturato nasconda fatture e credo che a volte il fatturato tenti di essere più grande delle fatture il fatturato escogita il fatturato influenza il fatturato ha il suo cuore i suoi testimoni i suoi iniziati i suoi profeti cosicché il fatturato cammini sull’acqua il fatturato specula il fatturato fattura mentre noi parliamo il fatturato sta molto bene bisogna dirlo mentre noi parliamo il fatturato fattura molto bene in questo momento tra un dipendente urlante i neurotrasmettitori bruciati i globuli rossi esangui grida


«noi non siamo delle fatture!» poi naturalmente morì come tutti gli altri senza saperlo

*

Poema 9

31 Aprile


Cari amici cari compagni

Bla bla bla l’impiego

Bla bla bla il modello tedesco

Bla bla bla i valori democratici

Bla bla bla la libertà

Bla bla bla un futuro migliore per (determinare l’elettorato)

I lavoratori (con o senza impiego) gli autonomi gli impiegati gli imprenditori

Gli insegnanti gli agricoltori gli abitanti delle zone rurali

I pensionati i malati i consumatori i giovani

Le donne gli imputati gli abbandonati a sé stessi

Bla bla bla la prosperità (grazie a noi)

E la riduzione di CO₂ per il 2030

Bla bla bla l’emancipazione

Bla bla bla l’ascensione sociale

Bla bla bla le imposte

Bla bla bla il deficit di bilancio (è colpa degli altri)

Bla bla bla la disoccupazione (è ugualmente colpa degli altri)

Bla bla bla la tax-shift

Bla bla bla l’imposta immobiliare

E la riduzione di CO₂ per il 2035

Bla bla bla gli oneri sociali

Bla bla bla la solidarietà

Bla bla bla la previdenza sociale

Bla bla bla i veicoli aziendali

Bla bla bla il potere d’acquisto

Bla bla bla la tax-shelter

Cari amici cari compagni

Bla bla bla la tecnologia l’innovazione l’ingegnosità

Bla bla bla delle soluzioni durature (è il nostro marchio di fabbrica)

Bla bla bla l’ecologia (siamo stati sempre noi) (e voi lo sapete)

Bla bla bla l’insegnamento

Bla bla bla il modello scandinavo

Bla bla bla l’assistenza sanitaria

Bla bla bla la pensione

Bla bla bla le nostre proposte sono concrete (sono le migliori) (non fatevi ingannare)

E la riduzione di CO₂ per il 2040

Bla bla bla il servizio pubblico

Bla bla bla una società realmente inclusiva

Bla bla bla il terrorismo

Bla bla bla la sicurezza

Bla bla bla il lassismo (degli altri)

Bla bla bla autorità e fermezza (siamo noi) (chi altri?)

Bla bla bla il (combo) razzismo la xenofobia e la discriminazione

Bla bla bla il green deal europeo

E la riduzione di CO₂ per il 2045

Bla bla bla il CETA (siamo pro o contro, noi?)

Bla bla bla i populisti

Bla bla bla la politica 2.0.

Bla bla bla il modello klingon

Bla bla bla i rinnovamenti dei prestiti allo 0 %

Bla bla bla la transizione climatica

Bla bla bla la tecnologia

Bla bla bla decine di migliaia di posti di lavoro

Bla bla bla due modelli di società (il nostro modello è il migliore)

Bla bla bla il contratto sociale

E la riduzione di CO₂ per il 2050 (se abbiamo tempo)

Cari amici cari compagni

Il nostro progetto è prima di tutto sociale

Il nostro progetto si fonda sul cuore

Il nostro progetto si fonda sull’anima

Il nostro progetto si fonda sull’ottimismo

Il nostro progetto si fonda sulla fiducia

Il nostro progetto è il vero progresso

Il nostro progetto è il miglior progetto

Cari amici cari compagni

Con noi con voi

Domani, andrà tutto bene

Domani, andrà tutto bene


(Traduzione di Agnese Panicale)

__________


(Per l’acquisto del bookleg: https://www.maelstromreevolution.org/catalogue/item/706-bookleg-161-la-fabrique-a-cercueils);

(Per il video della lettura a dieci voci dell’opera, in lingua francese, su Youtube: https://www.youtube.com/watch?time_continue=64&v=99Ui_pmdScM&feature=emb_logo).


JÉRÉMIE THOLOMÉ è un poeta belga nato nel 1986. Scrive testi per l’oralità schioccando le parole come Charles Bronson impugna la pistola e l’armonica in uno spaghetti western, convocando sulla scena coloro che sembrano non apparire mai sulla pellicola della vita. Assistente sociale e psicopedagogista, la città di Charleroi e i suoi abitanti sono la sua principale fonte d’ispirazione. Dopo Rouge Charbon, pubblica alla fine del 2020 il suo secondo bookleg: La Fabrique à cercueils.


AGNESE PANICALE appassionata di lingue e di linguistica, oltre che di letteratura e poesia, si è trasferita in Francia nel 2018 per un progetto europeo di educazione non formale, dove ha vissuto fino al 2020. Una volta tornata in Italia, è stata docente di lingua e letteratura italiana in un liceo. Ha cominciato da poco a tradurre (non-profit) poesia contemporanea in lingua francese, interessandosi soprattutto alle realtà emergenti del panorama culturale francofono.

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