Poesia | Abbiamo discusso dell'aldilà di Paolo Pitorri

È sempre una bella notizia quando qualcuno della redazione di Yawp giunge alla pubblicazione di un libro – doppia quando si tratta di un esordio. Significa che stiamo lavorando bene. Una redazione funziona prima di tutto quando è un laboratorio per chi ci scrive e un hub da cui partire in viaggio con ciò che si è scritto cominciando a tessere delle nuove relazioni. Questo anche quando magari la programmazione in casa si fa silente, come è il caso di Yawp in questo periodo: non significa che non si stia lavorando più, ma che si sta lavorando ad altro, a qualcosa di più importante per ciascun redattore e che questo qualcosa non può essere distratto dalla programmazione che un sito paia esigere.



Una sera di qualche anno fa ricevetti una proposta di alcune poesie inedite firmate da Paolo Pitorri. Non aveva ancora pubblicato niente da nessuna parte, il che sembrava un brutto segno. E invece...erano di una sensibilità biografica che ti contorceva lo stomaco. Perlopiù, immagini di suicidio, che però si aggrappavano a qualcosa di vero e sapevano dirlo bene, molto bene. Troppo bene per passare dalla pagina alla realtà. Così, intorno alle due o alle tre di notte, decisi di rispondere a quel Paolo Pitorri con una lunga e-mail in cui sconfinai dalla abituale posa del caporedattore, perché una parte di me aveva creduto fino in fondo alla sincerità della sua poesia: mi ero convinto che dovevo fare qualcosa. Come fa un redattore a inneggiare alla vita? Sembra sciocco, ma abbiamo un potere enorme agli occhi di chi non conosce ancora il mondo editoriale.


Per cui consegnai a Paolo, in quella lunga e-mail, una piccola lanternina di speranza: quelle poesie sarebbero apparse su Yawp. Per me, era come abbracciarlo da lontano. Che altro potevo davvero fare per abbracciare uno sconosciuto? Stringemmo un patto: avrebbe dovuto lavorarci sopra. L'editing è qualcosa che ormai viene accettato normalmente, soprattutto quando ci sono in ballo dei (pochi) soldi quando un agente punta con te a un editore grande. Per questa ragione, l'editing in poesia è una follia. Soldi di mezzo non ce ne sono mai, tanto meno quando si pubblica su una lit-web gratuita. Credo che in linea generale il poeta abbia un orgoglio maggiore del romanziere nel lavorare con altri alle proprie parole. Eppure Paolo, che anagraficamente ha anche più anni di me, decise di fidarsi. C'era una poesia in particolare, intitolata Neon, che ci mandammo e rimandammo non so quante volte, perché a lui non convincevano del tutto una serie di rime baciate che invece, oltre a essere un esempio perfetto della sincerità biografica contenuta nella poesia di Paolo, richiamavano fuori la pagina il verso di un bambino che piange e che oggi, nella sua raccolta, suonano così: «Hanno osservato controluce il mio sangue | ho regalato le mie nudità a donne vestite di bianco. | Tra poco devono tagliarmi, togliere i pezzi, ricucire. | Col volto cianotico fisso mia madre soffrendo | voglio rientrare in lei per non dover più vagire. | Un passo indietro per non dover morire. | Ventidue anni alle spalle per non dover nascere – soffrire».


Una redazione è una rete. Dopo essere uscito su Yawp, lanciammo le poesie di Paolo sui «Quaderni Barbarici», un progetto nato ed esaurito in collaborazione con Patria Letteratura e che ho curato assieme a Iuri Lombardi. Da lì, cominciarono a circolare anche sulle altre riviste. Era una conferma che ci avevamo visto giusto. Oggi su Yawp Paolo cura anche un progetto di traduzione di poesia francese contemporanea, che spero un giorno potrà essere ampliato in una antologia, e canta in francese per lamaglietta, di cui consiglio l'ascolto di Violette. Eppure, complice l'esperienza di lettura e il destino di tante raccolte edite spedite a Yawp, ha imparato a non avere fretta. Ha lavorato per anni sulle stesse parole, che credo gli battessero in testa come il vagito del bambino di Neon. È riuscito a trasformare, per me che ho letto in anteprima la sua raccolta, quella sincerità biografica in qualcosa di più grande, di cui di seguito proponiamo due esempi. Un grazie va anche ad Antonio Bux, che ha saputo scorgerne le potenzialità quando ha scelto, assieme a Marco Saya, di pubblicare Abbiamo discusso dell'aldilà. Discuterne appunto: forse, è un modo per salvarsi, se si è ascoltati. Oggi quella di Paolo è una poetica dall'immaginativo che sa accecare riempiendoti gli occhi di lacrime. Una poetica che, è questa la cosa più difficile da scrivere per chi scrive, sceglie di tendere alla vita: «ecco l’ultima, bianca, certezza: | non permetteremo di distruggere | il già estinto. La nostra consolazione | va difesa da chi non crede | all’ultima carezza del mondo».

A cura di Antonio Merola

Da Abbiamo discusso dell'aldilà, Marco Saya Edizioni, collana Sottotraccia diretta da Antonio Bux, 2021


Per pelle abbiamo uno scudo di piombo.

Nessuno pose affetto nel nostro petto

e miseramente ti domandi: chi sei.

Non altro è la nostra lingua

se non lo smentire della tenera età

che più nera del destino, matura

nell’annientamento. Il nostro credo prega:

la vita va tolta come un paio di pantaloni

e non c’è che un fondale dove spogliarsi

dove scaricare con mano fredda i se

e se stessi, accecati dai lampi, sorridendo

maligni. Conosciamo bene il pallore

dei miracolati: correvano cercando

luce certa, allunando negli occhi la pace.

Ecco la notte e la maggiore

ecco l’ultima, bianca, certezza:

non permetteremo di distruggere

il già estinto. La nostra consolazione

va difesa da chi non crede

all’ultima carezza del mondo.


*

Attacca alle spalle, l’acqua mi avvolge,

parla all’orecchio: domani ci alzeremo


e questo mare indecente restituirà alle scogliere

barche cariche di male, sale e paura.


Non capisco, ma l’orrore è un capitano che mi incita a guardare

non gli occhi, ma la fronte: così è collassare sul grande scoglio.

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