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Poesia | Alambic di Valentina Meloni

Aggiornato il: 11 dic 2019

Di Valentina Meloni ci eravamo già occupati qui, a proposito del poemetto Il fiore della luna: leggenda di Rosaspina. Questa volta Iuri Lombardi ci illustra Alambic, che raccoglie il lavoro di Meloni tra il 2006 e il 2016.


Mi sono sempre chiesto, da autore e mai da critico o da studioso della materia, se il poeta si possa considerare un mestiere o se il mestiere del poeta vada al di là della grama esistenza. Quando mi trovo a leggere o a frequentare Valentina (siamo amici da diversi anni), ho l’opportunità di assaporare la vita del poeta. Valentina Meloni fa della sua vita la poesia e la sua esistenza, al di là dello spicciolo quotidiano che purtroppo travolge tutti indifferentemente, è una fucina di idee, una bottega di versi, di soggetti autentici, di divagazioni poetiche che non conosce mai fine.


La saracinesca della sua bottega è sempre aperta, e all’interno della fucina, quasi come si trattasse dello spazio di un artigiano, il lucignolo di una candela che riversa luce su di uno spartito di vocali e consonanti, di settenari, pare non spegnersi. Valentina Meloni è quindi una artigiana della parola, quasi una musicista della parola, pronta sempre a cimentarsi con versi nuovi e l’intero patrimonio della sua poesia è un commento delicato e mai egocentrico o calcato sulla bellezza del mondo. Nei suoi testi infatti, come nel caso dei grandi poeti, albergano i paradossi della natura, l’equivoco mai interrotto del ritmo delle stagioni e la sua poesia è un canto che va oltre il fenomenico e quindi l’ontologico.


Meloni poeta riesce a ritagliarsi uno spazio fuori da queste logiche, lontano dal frastuono urbano del quotidiano e la sua produzione è quasi lucreziana, dove i protagonisti sono due: l’io poetico, il cantore di bellezza, e la natura. Quanto sto dicendo penso sia giustificato dalla lettura della sua ultima opera poetica Alambic, che raccoglie un insieme di testi di dieci anni di lavoro e non a caso, trattandosi per la maggiore di haiku, divisi sapientemente per stagione, o meglio: ogni stagione è formata da un poemetto di haiku, quasi a dimostrare quanto riferisco tramite il mio pensiero. Ma c’è di più. Questa raccolta va al di là di ogni cliché ragionato, ontologico, preconfezionato, nume tutelare di un poeta sempre verde ma sopratutto autentico: una voce riconoscibile e ben distinta in un coro non sempre all’altezza, cosa che invece lei è, di rappresentare il vero.


nota di lettura a cura di Iuri Lombardi a Valentina Meloni, Alambic, (Progetto Cultura, 2018)


Dalla sezione Primavera:


[...] mandorlo in fiore – nel cielo azzurro scrive un bianco fiorile [...]

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[...] scrive – il ciliegio poesie gemmate su nubi azzurrine [...]

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Dalla sezione Estate:

[...] ronzano le api – fiori di camomilla lungo la strada [...]

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Dalla sezione Autunno:

[...] mini lanterne – Alchechengi di bosco mossi dal vento [...]

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Dalla sezione Inverno:

[...] cielo limpido – spruzzi di neve fresca sul Monte Tezio [...]

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