• Antonio Merola

Poesia | Anoressia di Fabio Strinati

Ho imparato


Ho imparato presto a camminare sulla scacchiera di un’epoca a me contraria. Ho visto nella folta spirale l’imbarazzo per un’avventura chiamata vita che ormai per dissimmetria ho presto dimenticato.


Ho visto te come nutrice di astri, e in me, la moltiplicazione di speranze indomabili come sospiro ad ogni patimento. Ho imparato la parola, rarissima perla contro il pianto e la tristezza carica d’aroma. (da L'esigenza del silenzio, con Michela Zanarella, Le Mezzelane, 2017)


*


In me


Rimbomba in me, il vento eterno; sempre, singulti non facili tramontano più del silenzio, straziato in viso, l’inverno.


In volto, bruno mi avvolgo che del buio incurante scava: mai, l’anima al mondo taciturna che inondata e di me rimane...


come nelle tenebre un vecchio sospiro reclama.


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Un ricordo


Ho acceso su questa chiatta, un ricordo nato per frugare.


Ho mentito al tempo, assaporato l’anima che vive una somma di vite; compreso come il nulla sia un canestro di moltitudini vicine e lontane.


Ho spalancato al mio pensiero in brandelli, un cerchio irregolare. Un istante, vissuto poco o nulla e una frase irretita finita nel suo foglio tra le pieghe...


L’unico ricordo, è rannicchiato in un angolo pieno di ombre livide; un tempo consumato, disciolto in un dolore di un attimo dimenticato.


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Posti, altri posti


Luoghi che vanno... che negli occhi si attorcigliano, che rivestono strade, di petali, di campi come sugli amari selciati accartocciati. Persone sonore nell’estasi sotto raggi solari; ma poi, dove cade se non al petto quel raggio di luce che per distacco, mai s’è risparmiato? Posti che vivono altri posti, che sudano parole palpitanti lacrime a chi per supplica, resuscita in quel nido chiamato libero volo sconosciuto; ma poi, dove cadrà l’alba se non nel cuore di una donna da una luce d’occhio, appena accarezzata?


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Ombra


Il mio corpo vibra in uno sconosciuto posto che di una perduta notte si nutre e si schiude.


Annego nel vuoto, ed altri vuoti naviganti come furie sciolte nei venti lontani mi scompigliano l’anima nel suo fondale d’esasperazione.


Cerco attimi che siano folli, virgole per respirare: assumo la mia forma quando nello specchio mi vedo ammucchiato coi pensieri dell’origine, e nel sondare la mia anima che giace in uno scrigno di ventre, mi sento ostaggio di quest’ombra a me familiare. (da L'esigenza del silenzio, con Michela Zanarella, Le Mezzelane, 2017)


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Anoressia


Corpo svuotato, fermo, tracciato dentro da invisibili tremolii,


dove fradicio l’umore, scola l’anima sul pavimento e la disperde nel momento che si cela.


Dentro, una bufera è nella selva smagrita e l’alba, che negli occhi recide una crepa


in un’aria che osa aprire un varco tra le vene, gli intrecci di nebbie assiepate come ombre in un cesto d’ombra,


la morte è sulla riva, cruda nel suo cuore come un aquilone che persino non vola.


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Dell’eterno


Come un libro pagine s’aprono alla vita quel colore invisibile dell’aria, pigiati i ricordi nel calice di vetro l’immagine del campo sulle viti gli orfani acini d’un tempo. Storia antica nella terra al genuino incontro, che in dono porta la speranza in un bicchiere ora dal colore rosso; sequenza di sguardi al tramonto in un sorriso grappoli fecondi al viso dell’eterno.


*


A te


Delicatezza esprimi dal viso e voce, suono del tuo torace fine al volto di alberi in foglie. Ho ascoltato fibre di capelli tuoi sul mio squillo di labbra: penso ora al piede scavare anima in me che come lente mi scandaglia i sensi l’olfatto musica dei grani al campo del domani.


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In te


Mi celo svanisco oltre una colonna il fumo d’un camino è sera, navigano stelle l’una e l’altra appartate. Scruto ogni mio pensiero dentro fitte nel tuo cervello in me contenuto; mi spalmo nel tuo seno al melograno tingendomi d’eterno l’amore che tutto mi contiene.


*


Ora


Ripulisco l’anima dai fossili d’un tempo scolorito sopra un vagito di vetta alla mira tramontana soffia sui deboli filari. Bevo in gola parole costruite da una penna tra le vele bianche di un foglio lasciato solo a maturare contro i venti del momento; mi ascolto, tremano paure all’indomani un disperato sole in alto orfano di luce.

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