Poesia | Antologia greca contemporanea: Andonis Psaltis

È da un Carnevale che scuce le farfalle; dalle bettole di un Oriente imprevisto che si agitano i versi di Psaltis. Non la visione, non il gioco che dilania la parola: piuttosto un’euforia da taverna e tabernacolo; un’edicola di sagome e liquori.

I mondi, lacci di carbonio tra gli uomini e le cose, sono uccisi da chi non vede; da chi non cerca il frammento irriducibile della loro più piccola, più breve immagine. Tuttavia,

noi siamo vestiti da assassini

dicono

voi siete vestiti da morti

La corda tra pollice e pollice è un intervallo di mondo; ciò che ne resta dopo l’omicidio, il cappio o la fune che, al rovescio, pesa i sogni nel fondopozzo.

Ai margini del fondopozzo, nella caduta verticale delle cose, una farfalla, una meretrice dei sobborghi annuncia la catastrofe; la sorte radioattiva:

sono la santa, l’eterna farfalla di Nagasaki. Le sere svolazzo intorno alle lampade impolverate, gialle, opache, ora nei baretti, ora nelle bettole, tutti mi fanno compagnia, mi offrono da bere

Mentre i suoi vicini compongono sonetti ditirambici, Psaltis siede in osteria; beve e bevendo si rallegra, canta le sventure e le profezie nascoste tra i libri di un archiatro miserabile; ci annuncia che, nonostante tutto e per colpa di ogni cosa, conteremo per sempre diciotto soli.


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Questo articolo sarà l'ultimo prima della pausa estiva: segna la metà del percorso intrapreso, la terra di mezzo tra noi, l'Oriente che presentiamo ai lettori e il tempo che vi attorcigliamo. Ringraziamo ancora la rivista Exitirion per la collaborazione. Le traduzioni sono a cura del prof. Crescenzio Sangiglio.


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mascherati sono usciti per le strade vestiti da assassini con armi vere uccidendo i mondi d’un tratto a bruciapelo noi siamo vestiti da assassini dicono voi siete vestiti da morti




βγήκανε στους δρόμους καρναβάλια ντυμένοι δολοφόνοι με όπλα αληθινά σκοτώνοντας τους κόσμους εξαίφνης εξ’ επαφής είμαστε ντυμένοι δολοφόνοι λένε είστε ντυμένοι νεκροί


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“Non potrò venire, non potrò. Devo stare in compagnia delle mie chimere, almeno oggi e domani e dopo”


il peso dei sogni

pollice dopo pollice con una corda, viva serpe, dal pozzosogno tenebroso tiravo su l’improbabile, a uscir fuori alla luce, solatìo diventare, parte conseguire di realtà, intervallo di fugace verità; ma la sua corda mi compatì alla rovescia, disse, non ti appendo non meriti un laccio a nodo di lupo al collo perciò nel fondopozzo ti getto con tutto quel peso che andasti a sollevare così come sogno per ascendere


[n.d.r.] la citazione premessa alla poesia è un estratto dalla lettera indirizzata da Dionissios Solomòs a Giorgio De Rossi, scritta a Zacinto nell’ agosto del 1824 (l’originale è in italiano, mentre nella traduzione di Linos Politis la parola ονειροφαντασίες viene resa con il termine chimere)




«Δε θα μπορέσω να έρθω, δε θα μπορέσω. Πρέπει να καθίσω συντροφιά με τις ονειροφαντασίες μου, τουλάχιστο για σήμερα και αύριο και ύστερα»


το βάρος των ονείρων

ίντσα την ίντσα σήκωνα με μια τριχιά, σαν φίδι ζωντανό, απ’ τα σκοτάδια του ονειροπήγαδου το απίθανο, να βγει στο φως, υφήλιο να γίνει κι αυτό, μεράδι να βρει πραγματικότητας, διάλειμμα σύντομης αλήθειαςˑ μα η τριχιά του με λυπήθηκε ανάποδα, λέει, δεν σε κρεμάω εσένα δεν σ’ αξίζει σταυρόκομπος βρόχος λαιμού γι’ αυτό στο πατοπήγαδο βαθιά σε ρίχνω με τόσο βάρος που πήγες να σηκώσεις έτσι σαν όνειρο ν’ αναληφθείς.


σημείωση: η προμετωπίδα στο ποίημα είναι απόσπασμα από επιστολή του Διονυσίου Σολωμού προς τον Γεώργιο Δε Ρώσση, γραμμένη στη Ζάκυνθο τον Αύγουστο του 1824 (το πρωτότυπο είναι στα ιταλικά, στη δε μετάφραση του Λίνου Πολίτη, ως «ονειροφαντασίες» αποδίδεται η λέξη «chimere»


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Farfalla a Nagasaki


Nessuna bomba può annientarmi; sono la santa, l’eterna farfalla di Nagasaki. Le sere svolazzo intorno alle lampade impolverate, gialle, opache, ora nei baretti, ora nelle bettole, tutti mi fanno compagnia, mi offrono da bere, ogni giorno festeggio per sempre conto diciotto soli. Ma quando quei versi, ben noti, risuonano fuori dalla radio, piango m’inebrio mi lamento. Era leggero il mio armamento un’iscrizione sopra una spada di mio padre proprietà e onore; pesante il prezzo alito senza amore i tre anni del suo tradimento harakiri della mia sopportazione. Perchè non poter definire la morte? Cosa, forse, ce lo vieta? Qual dio signoreggia cosa? E poi cosa sta in agguato? Noi, i Nippon, stabiliamo il nostro sangue, noi ne definiamo anche l’onore.


Πεταλούδα στο Ναγκασάκι

Βόμβα καμιά δεν πρόκειται να μ’ αφανίσει· είμαι η αγία αιώνια πεταλούδα του Ναγκασάκι. Τα βράδια φτερουγίζω γύρω από σκονισμένους λαμπτήρες, κίτρινους, θολούς, πότε στα μπαράκια, πότε στα καπηλειά, όλοι μου κάνουνε παρέα, όλοι με κερνάν, γιορτάζω κάθε μέρα για πάντα δεκαοχτώ ήλιους αριθμώ. Μα σαν ηχήσει απ’ το ραδιόφωνο εκείνο το λιμπρέτο, το γνωστό, κλαίω μεθάω θρηνώ. Ήταν ο ελαφρύς μου οπλισμός μια επιγραφή σ’ ένα σπαθί του πατέρα μου περιουσία και τιμή· ήταν το τίμημα βαρύ δίχως έρωτα πνοή τα τρία χρόνια της δικής του προδοσίας χαρακίρι της δικής μου υπομονής. Γιατί το θάνατο να μην ορίζουμε; Τι, άραγε, μας εμποδίζει; Ποιος θεός εξουσιάζει τι; Και τι μετά καραδοκεί; Εμείς, οι Νιππόν, ορίζουμε το αίμα μας, ορίζουμε και την τιμή.


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insignificante presenza

paglia probabilmente il poeta spilla le sue parole non ci spendo un soldo per le torri senza contar che somigliano a locande, mille volte lo preferisco due versi con profumato fulgore impiantare nelle vinerie da condannato alla vanità una salvietta e una matita mi bastano fantasma furtivamente mentre i miei vicini si gingillano compongo sonetti ditirambici prossimamente la presentazione ai mulini a vento, con hommes de paille sulle gradinate anch’io con loro sarò applausi indolenti certo non salverai le poesie e neanche forse una di queste potrà mai affrancarti (e se anche coi lapis ricamassi travestimenti e alla rovescia girassi la tua pelle pur sempre imprigiona la morte) più o meno così mi diverto incredibilmente a fomentar secondi fuggitivi dietro il banco Cristina con Elli catalogati ci hanno come roditori

visto però che adesso come per caso sei capitato all’ “Alobar”, beviamoci, e che buon pro’ ci faccia, tra compagni i nostri bicchierini


πέρασε και δεν ακούμπησε

άχυρο πιθανόν ο ποιητής τα λόγια του καρφίτσα μα δυάρα δεν δίνω για τους πύργους άσε που φαίνονται για πανδοχεία, χίλιες φορές το προτιμώ δυο στίχους με μυρωδάτη αίγλη ματαιοποινίτη να καταστρώνω στα ποτοπωλεία χαρτοπετσέτα και μολύβι μου αρκούνε φάντασμα στα μουλωχτά καθώς οι δίπλα μου χαζολογούνε σονέτα χτίζω διθυραμβικά προσεχώς η παρουσίαση στους ανεμόμυλους, με hommes de paille στις κερκίδες μαζί τους θα ‘μαι και γω χειροκροτήματα νωθρά διασώστης βέβαια δεν είσαι ποιημάτων ίσως ούτε καν ένα απ’ αυτά να σε λυτρώσει (κι αν νε μολύβια κεντάς παρενδυσίες ανάποδα το δέρμα σου και να γυρίσεις πάλι τον θάνατο περιφρουρεί) μα κάπως έτσι αφάνταστα το διασκεδάζω φυγάδες δευτερόλεπτα να υποθάλπω στη μπάρα μέσα η Χριστίνα με την Έλληα μας δελτιώσανε για τρωκτικά μα μιας και ήρθες τώρα δα τυχαία στο «αλομπάρ» ας; πιούμε, για καλό, τα ποτηράκια μας παρέα


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Andonis Psaltis è nato nel 1977 a Krania, sul monte Olympus. Ha pubblicato quattro libri di poesie e due con traduzioni dal tedesco e dal greco antico. Lavora e vive a Larissa.


Ο Αντώνης Ψάλτης γεννήθηκε το 1977 στην Κρανιά Ολύμπου. Έχει εκδώσει τέσσερα βιβλία με δικά του ποιήματα, και δύο με μεταφράσεις από τα γερμανικά και τα αρχαία ελληνικά. Εργάζεται και κατοικεί στην Λάρισ.




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