Poesia | Antologia greca contemporanea: Anna Griva

Quella di Anna Griva è una poesia del cerchio e dell’infanzia. Tutto ciò che la comprende partecipa a – e, al contempo, è costituito da – un movimento circolare che continuamente ripiega su se stesso. Non mette l’infanzia, l’età della crepa, in evidenza: piuttosto la evoca e si flette per tornarvi. Talvolta curva, si dirama; talaltra si gonfia e poi disperde il proprio peso. È in questa geometria che trovano posto la madre e il lutto, due nomi per un solo volto.


La morte, la morte della madre, non è, però, presente nei versi della Griva: è piuttosto una sfocatura, un’invocazione, come il nome di Dio che può essere, per l’appunto, invocato e mai chiamato. Non il corpo della madre, non più il suo volto; neanche il suo dolore o il suo abbandono hanno un posto nelle strofe. Sono, invece, nella sovrapposizione circolare di questi elementi, il rito della morte; i gesti che lo compongono; le dicerie di malagrazia a insediarsi in questi versi:


E poi accendono il lume ad olio della mamma e se ne vanno


Così, di tomba in tomba, la Griva trama una ninna nanna di memorie e allegorie:


Nella tomba di Atreo odorava di carne morta ed ero sicura che da qualche parte avevano dimenticato il suo corpo migliaia di anni a marcire il suo regno a diventare terra


Eppure, l’infanzia non è solo il reame del lutto; la voce della madre nella propria: è anche la gioia confusa delle forme, il patto per cui il sole è già una mela e ancora oltre:


Cerchio rotondo il sole la mela la palla la palla

Ed è in questo punto aperto sull’oltre della parola; in questo punto fratturato tra verso e mondo che la madre e il lutto possono venire alla luce, portati in essere. È questo il patto del poeta con i morti; la sagoma del decimo arcano: se nell’infanzia abbiamo in gola nostra madre e la sua voce possiamo, poi, prestare a lei la nostra per un’ultima, breve volta:


Come dirle che ha un filo invisibile che non si legano i suoi nodi se non ad ogni puntura d’ ago si scuciono tranquillamente i lenzuolini dell’ alba

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Le poesie che presentiamo sono state tradotte da Evangelia Polymou per perìgeion. Sono tratte dalla raccolta Così sono gli uccelli (Έτσι είναι τα πουλιά). Ringraziamo ancora la rivista Exitirion per il sostegno.


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Anna Griva | Άννα Γρίβα



Geometria Volevo farle sapere gli schemi: cubo quadrato il dado sotto il tavolo mi piegherò a trovarlo prima che lei lo metta in bocca scatola rettangolare i fiammiferi sono finiti metteremo dei ceci tostati per farti suonare musica e il sale cilindro con il coperchio sempre chiuso perché non rotoli sul pavimento il mare. Invano mi tormento: non vede niente quando ci sono degli angoli. Per tutto il giorno insegue una palla una palla che passa e trascina tira i suoi occhi lontano fino a tutte le estati della sua vita. Cerchio rotondo il sole la mela la palla la palla le pietre nel vaso da fiori la lumaca nei miei capelli una goccia di vino nella gola del mondo un grano d’ acqua alla schiena del deserto cerchio rotondo il nostro caldo boccio il sugo delle nostre labbra che si aprono nel sonno l’erba gonfiata quando sono appollaiati dei gattini alle orecchie e alle sue radici rotondo ciclo i nostri abbracci i nostri abbracci…


Γεωμετρία Ήθελα να της μάθω τα σχήματα: κύβος τετράγωνο το ζάρι κάτω απ’ το τραπέζι θα σκύψω να το βρω πριν το βάλει στο στόμα της κουτί παραλληλόγραμμο τα σπίρτα έχουν τελειώσει θα βάλουμε στραγάλια να παίζεις μουσική και το αλάτι κύλινδρος με κλειστό καπάκι πάντα μην κυλίσει η θάλασσα στο πάτωμα. Αδίκως βασανίζομαι: δεν βλέπει τίποτα όταν έχει γωνίες. Όλη μέρα μια μπάλα κυνηγά μια μπάλα που περνά και σέρνει τραβά τα μάτια της μακριά μέχρι όλα τα καλοκαίρια της ζωής της. Στρογγυλό κύκλος ο ήλιος το μήλο η μπάλα η μπάλα οι πέτρες στη γλάστρα το σαλιγκάρι στα μαλλιά μου μια σταγόνα κρασί στο λαρύγγι του κόσμου ένας κόκκος νερό στης ερήμου τα νώτα στρογγυλό κύκλος το ζεστό μας μπουμπούκι το ζουμί των χειλιών μας που ανοίγουν στον ύπνο το γρασίδι που φούσκωσε όταν κουρνιάσαν γατάκια στα αυτιά και στις ρίζες του στρογγυλό κύκλος οι αγκαλιές μας οι αγκαλιές μας…


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La gioia dell’ olfatto Quando ho visto Micene avevo otto anni. Nella tomba di Atreo odorava di carne morta ed ero sicura che da qualche parte avevano dimenticato il suo corpo migliaia di anni a marcire il suo regno a diventare terra. Mi assicuravano che al mio naso giungeva la muffa dalle pietre ed il chiuso di non soleggiato. Il re non c’è più né la polvere dell’ aria così mi dicevano. Ma io mi bruciavo e mi arrossavo come se calpestassi il fuoco Dentro a quella fornace l’amore infiammava l’ Ade per immergerci pian piano nel suo soffice lettino.


H χαρά της όσφρησης Όταν είδα τις Μυκήνες ήμουν οχτώ χρονών. Μέσα στον τάφο του Ατρέα μύριζε σάρκα πεθαμένου κι ήμουνα σίγουρη πως κάπου είχαν ξεχάσει το κορμί του χιλιάδες χρόνια να σαπίζει να γίνεται χώμα η βασιλεία του. Με βεβαιώναν πως στη μύτη μου φτάνει η μούχλα από τις πέτρες και η κλεισούρα του ανήλιαγου. Ο βασιλιάς δεν είναι πια ούτε η σκόνη του αέρα έτσι μου λέγανε. Μα εγώ καιγόμουν και κοκκίνιζα σαν να πατούσα τη φωτιά Μέσα σ’ εκείνο το καμίνι φλόγιζε ο έρωτας τον Άδη να μας βυθίζει λίγο λίγο στο αφράτο κρεβατάκι του.


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L’ altro mondo Le dicevano che la mamma andò in cielo il Dio la cura e le dà del miele e nei suoi capelli sbocciano fiori. Sui quaranta la presero con loro si accordarono di non piangere e parlare del miele e del cielo che è grande e bello pieno di passeggiate e di aranci. Ma lei non sentiva niente. Non era felice nemmeno triste. Guardava da lontano un funerale donne appoggiate al muro a lamentare un lagno che rompeva il suo orecchio mentre lei giocava tra le tombe con un pallone immaginario che calciava sino alle nuvole. E poi accendono il lume ad olio della mamma e se ne vanno. Pensava quanto sia difficile accendere il lume: olio acqua stoppino fiammiferi acqua fuoco bicchiere trasparente riflesso di cristallo sul fondo ed i petali di una viola nell’ olietto. Leggere le farfalle volavano sopra le bare come toccavano gli occhi dei fiori il loro sussurro era nelle ali un attrito di legno che si rafforza e si rafforza…



Ο άλλος κόσμος Της λέγανε πως η μαμά πήγε στον ουρανό ο θεός τη φροντίζει και της δίνει μέλι και στα μαλλιά της ανθίζουν λουλούδια. Στα σαράντα την πήρανε μαζί τους το συμφωνήσαν να μην κλαίνε και να μιλούν για το μέλι και τον ουρανό που είναι μεγάλος κι όμορφος γεμάτος περιπάτους και πορτοκαλιές. Μα εκείνη δεν άκουγε τίποτα. Χαρούμενη δεν ήταν ούτε και λυπημένη. Κοιτούσε από μακριά μια κηδεία γυναίκες ακουμπισμένες στον τοίχο να θρηνούν ένας γόος που έσκιζε το αυτί της ενώ εκείνη έπαιζε μήλα ανάμεσα στους τάφους με μια μπάλα φανταστική που την κλωτσούσε ως τα σύννεφα. Κι ύστερα ανάβουν το καντήλι της μαμάς και φεύγουν. Σκεφτόταν πως είναι δύσκολο να ανάψεις το καντήλι: λάδι νερό φιτίλι σπίρτα νερό φωτιά ποτήρι διάφανο κρυστάλλινη αντανάκλαση στον πάτο κι ένας μενεξές τα πέταλά του στο λαδάκι. Ανάλαφρα οι πεταλούδες πετούσαν πάνω απ’ τα φέρετρα όπως αγγίζουν τα μάτια των ανθών ο ψίθυρός τους ήταν στα φτερά μια τριβή από ξύλο που δυναμώνει και δυναμώνει…


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Talpa Mi infilo profondamente alle radici degli alberi e sento il soffio che porta lacrime di mondi sotterranei. La storia dell’ uomo è appesa alla mia zappa. Nelle notti buie trovo la madre di Ulisse che gli sferruzza dei giacchetti che forse torni “fa freddo quaggiù” mi annuisce e ride “non è un posto per sopravvissuti”. Come dirle che ha un filo invisibile che non si legano i suoi nodi se non ad ogni puntura d’ ago si scuciono tranquillamente i lenzuolini dell’ alba. Io non le dirò: i sorci non discutono mai di cose eterne soltanto scavano.


Τυφλοπόντικας Τρυπώνω βαθιά στις ρίζες των δέντρων κι ακούω τον φλοίσβο να φέρνει λυγμούς υπόγειων κόσμων. Η ιστορία του ανθρώπου κρέμεται από τη σκαπάνη μου. Τις σκοτεινές νύχτες βρίσκω τη μάνα του Οδυσσέα να του πλέκει ζακετάκια μήπως ξανάρθει «κάνει κρύο εδώ κάτω» μου γνέφει και γελά «δεν είναι τόπος για επιζώντες». Πώς να της πω ότι έχει νήμα αόρατο που οι κόμποι του δε δένουν παρά σε κάθε βελονιά ξηλώνονται αθόρυβα τα σεντονάκια της αυγής. Δε θα της πω: οι ποντικοί στο στόμα τους δεν πιάνουν τα αιώνια μόνο σκάβουν.

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Anna Griva è nata nel 1985 e vive ad Atene. Ha studiato Lettere ad Atene e a Roma. Ha pubblicato quatro raccolte di poesie: La voce dell’ ucciso (edizioni Haramada, Patrasso 2010), Nei giorni in cui eravamo selvaggi (edizioni Gavriilidis, Atene, 2012), Così sono gli uccelli (edizioni Gavriilidis, Atene, 2015), e Maglia filo scuro (edizioni Gavriilidis, Atene, 2017). Collabora scrivendo articoli saggi e recensioni con periodici e riviste sia cartacei che on line. Si dedica alla traduzione della poesia rinascimentale, soprattutto femminile.


Γεννήθηκε στην Αθήνα το 1985. Σπούδασε Ελληνική Φιλολογία στην Αθήνα και Ιστορία της Λογοτεχνίας στη Ρώμη, ενώ είναι υποψήφια διδάκτωρ του Τμήματος Ιταλικής Γλώσσας και Φιλολογίας του ΕΚΠΑ. Έχει εκδώσει τέσσερις ποιητικές συλλογές: Σκοτεινή κλωστή δεμένη, (Γαβριηλίδης, 2017), Έτσι είναι τα πουλιά (Γαβριηλίδης, 2015), Οι μέρες που ήμασταν άγριοι (Γαβριηλίδης, 2012), Η φωνή του σκοτωμένου (Χαραμάδα, 2010). Ποιήματά της έχουν μεταφραστεί σε ανθολογίες σύγχρονης ελληνικής ποίησης και σε περιοδικά στα αγγλικά, γερμανικά, γαλλικά, ιταλικά και ισπανικά. To 2019 κυκλοφόρησε στη Γερμανία το βιβλίο Anna Griva: Glaub den Worternnicht. Sieh hin. Gedichte. Ubersetzt von Jorgos Kartakis und DirkUwe Hansen. Leipzig (Verlag Reinecke & Vo.) 2019. 92 Seiten.

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