Poesia | Antologia greca contemporanea: Niovi Ioannu

Quelli di Niovi Ioannu sono versi da una primavera malata; da una nostalgia indeclinabile che ruota nella ruota della sorte. Ci sono la dimora, la preghiera, i sorci e le ferite. Come ogni cosa trovasse l’ultima e irrimediabile collocazione solo ai bordi di una ferita mai conclusa, mai toccata. Una resistenza alla cicatrice, è il vento nel sangue la parola d’ordine; il metodo scomposto e, per questo, inconcepibile della visione. Il simbolo pieno, pienissimo e il quotidiano; le dimensioni dell’esistenza che si avvinghiano e sovrappongono: «i topi che stillano inchiostro/ le chiome dimenticate» e «l’ombrello sull’erba/ che rimaneva sempre aperto» sono parte dello stesso, antico gioco. È un canto stonato, un latrato che si sfregia nei sussurri; quasi ogni cosa esistesse solo nella sua disperazione. Tuttavia nulla appare irredimibile: si tratta di un cerchio aperto dove la voce torna nella voce, nella stessa via che, tempo fa, aprì Claudia Ruggeri: «come voce in voce si sconquassa». Eppure, indossando il burrone e facendo del proprio volto un precipizio, qualcosa nella stanza – nella stanza in cui tutto cambia posto e tutto soffoca – si dimena e si apre alla chiusura, come un’alchimia tradita che cresce e si contorce tra le ombre:

la stella caduta e smarrita nella vecchia cassapanca


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Le poesie che presentiamo sono apparse, per la prima volta, in Italia, sulle pagine di Inverso - Giornale di poesia e sono tratte da Il paralume (Το πορτατίφ, Μανδαγόρας, 2019). La traduzione è a cura di Crescenzo Sangiglio. Ringraziamo, ancora una volta, la rivista Exitirion per il contributo.


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LA DIMORA CHE LASCIAMMO

la dimora che lasciammo due parole preghiera davanti a piatti bianchi e bicchieri a stelo lungo che crescevano e cipressi diventavano dissero alcuni che erano in colpa le domeniche il barbecue domenicale le tracce rosse degli agnelli alle gambe dei vicini il fuoco che strideva sulla pelle l’ombrello sull’erba che rimaneva sempre aperto le ceneri che coprivano le nostre estati il vento di terra

Il paralume (2019)


ΤΟ ΣΠΙΤΙ ΠΟΥ ΑΦΗΣΑΜΕ

το σπίτι που αφήσαμε δυο λέξεις προσευχή μπροστά από πιάτα λευκά και ποτήρια με μεγάλους κορμούς που ψήλωναν και γίνονταν κυπαρίσσια κάποιοι είπαν πως ευθύνονταν οι Κυριακές το κυριακάτικο μπάρμπεκιου τα κόκκινα ίχνη των αμνών στις γάμπες των γειτόνων η φωτιά που τσίριζε πάνω στο δέρμα η ομπρέλα στο γρασίδι που έμενε πάντα ανοιχτή οι στάχτες που σκέπαζαν τα καλοκαίρια μας ο άνεμος που ήταν στεριανός

Το πορτατίφ (Μανδαγόρας, 2019)


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LA CASA ROSSA

la casa rossa nel mezzo del mare non aveva cielo nè foglie cadute nè un cane pauroso delle onde la notte qualcuno si appendeva al collo la chiave fissava la luna alla finestra in una borsa di plastica svuotava il fondo le stanze cambiavano posto e soffocavano una donna chiedeva aiuto i suoi capelli galleggiavano nessun pianto era suo fors’anche neppur i capelli che galleggiavano erano suoi

Il paralume (2019)

ΤΟ ΚΟΚΚΙΝΟ ΣΠΙΤΙ το κόκκινο σπίτι καταμεσής της θάλασσας δεν είχε ουρανό ούτε πεσμένα φύλλα ούτε έναν σκύλο να φοβάται τα κύματα τη νύχτα κάποιος φορούσε το κλειδί στον λαιμό του στερέωνε το φεγγάρι στο παράθυρο άδειαζε τον βυθό σε μια σακούλα πλαστική τα δωμάτια άλλαζαν θέση και πνίγονταν μια γυναίκα ζητούσε βοήθεια τα μαλλιά της επέπλεαν κανένα κλάμα δεν ήταν δικό της ίσως και να μην ήταν δικά της τα μαλλιά που επέπλεαν

Το πορτατίφ (Μανδαγόρας, 2019)


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UN MINUTO DI SILENZIO

sporco latrato il vento cosa rimane da dire ai sussurri ora che le dita si sono placate leggo le radici i topi che stillano inchiostro le chiome dimenticate che s’avvivano sulle onde la stella caduta e smarrita nella vecchia cassapanca che respira timidamente i propri morti

Il paralume (2019)

ΕΝΟΣ ΛΕΠΤΟΥ ΣΙΓΗ

βρόμικο γαύγισμα ο αέρας τι μένει να πούμε στους ψιθύρους τώρα που κόπασαν τα δάχτυλα διαβάζω τις ρίζες τα ποντίκια που στάζουν μελάνι τα ξεχασμένα μαλλιά που ζωντανεύουν στο κύμα το αστέρι που έπεσε και χάθηκε μες στο παλιό μπαούλο που ανασαίνει δειλά τους νεκρούς του


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CON LA MATITA

indossano il nostro burrone a fior di pelle le ignote radici la terra il mare che in alto portavamo tra i denti spaventati indossano le ombre che non siamo la spina poco prima del sangue il ramo ferito sulle guance indossano indossano e contano a ritroso mille alberi a mezz’asta per una farfalla morta in qualche parte nel fondo in qualche parte alla fine l’anima nostra tracciando con la matita


ΜΕ ΜΟΛΥΒΙ

φορούν τον γκρεμό μας κατάσαρκα τις άγνωστες ρίζες το χώμα τη θάλασσα που ανεβάζαμε ψηλά ανάμεσα από δόντια τρομαγμένα φορούν τις σκιές που δεν είμαστε τ’ αγκάθι λίγο πριν από το αίμα το πληγωμένο κλωνάρι στα μάγουλα φορούν φορούν και μετράνε αντίστροφα χίλια δέντρα μεσίστια για μια νεκρή πεταλούδα κάπου στο βάθος κάπου στο τέλος την ψυχή μας έγραψαν με μολύβι

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Niovi Ioannu è nata a Augsbourg in Germania, ma è cresciuta a Nàfplio nel Peloponneso. Attualmente vive ad Atene. Opere poetiche: LUCE-2 (2013), In vErsi obliqui solo (2014), Per assurdo (2017), Il paralume (2019). Teatro: Non venire stasera (2015). Sue poesie sono state pubblicate in antologie, riviste e giornali.

Η Νιόβη Ιωάννου γεννήθηκε στο Άουγκσμπουργκ Γερμανίας, μεγάλωσε όμως στο Ναύπλιο. Σήμερα ζει στην Αθήνα. Ποιητικά έργα: ΦΩΣ-2 (2013), Σε στΗχο πλάγιο και μόνο (2014), Εις άτοπον (2017), Το πορτατίφ (2019). Θέατρο: Μην έρθεις απόψε (2015). Ποιήματά της δημοσιεύθηκαν σε ανθολογίες, περιοδικά και εφημερίδες




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