Poesia | Antologia greca contemporanea: Sotirios Pastakas

La parola poetica è la parola esatta; esatta fino alla frattura: tanto esatta da essere vaga. Una volta pronunciata non dice nulla che non sia se stessa: la poesia, per paradosso, è anti-metaforica. Eppure, scrivendo fuoco, per esempio, nello stesso istante ogni immagine che attribuiamo a questa parola; ogni esperienza e ogni esperienza possibile, ciò che potrebbe essere e ciò che sarebbe potuto essere; ciò che è stato o in divenire contemporaneamente la evocano e compongono.


Sotirios Pastakas è consapevole di quanto ogni parola sia insostituibile, irripetibile forse - perché anche la stessa è simile e mai identica; è un richiamo, un legame, un chiodo nell’alfabeto – e trova a ognuna il proprio luogo unico e perfetto. Perfetto, morto cioè: proprio dall’al-di-là ci rivela del tempo e i suoi segreti:


Qualcuno era seduto qui

a mordere una mela.

Poi scomparve. Lo stesso giorno

che la Storia ha registrato tre

morti nel centro di Atene.


È nel corpo che il tempo si scompone; è nel corpo che si arrotola e dimena. Non un cerchio né una linea: un laccio, piuttosto, sul fondo di ogni evento; un nodo sconosciuto e imprevedibile:


Corpo di roccia non hai lasciato

che l'erba crescesse su di te.

Corpo di pietra non hai

permesso all’edera di aggrapparsi a te.


Il corpo, il tempo e la morte: sembrano questi gli elementi della commedia; del canto del villaggio o della festa messo in voce per scacciarne la presenza. Ma Pastakas non fa del suo verso una gola di esorcismi; non canta per scacciare né temendo. Pastakas canta per rispondere:


Vuoi vivere, vivere per sempre, vivere nel gioco che è diventato vero? Stare distesi per terra tra i fiori e vuoi, vuoi giocare alla morte?


chiede Dezső Kosztolányi e, se il gioco della vita e della morte è un gioco illeso, e serio e nero e puro, solo dis-simulandolo e rendendolo totale, avverandolo ovunque, cioè, ne scopriremo finalmente le regole:


Tra la morte

e la vita

mi rimane

un'insalata di broccoli.


*


Le poesie che presentiamo sono tratte da ΣΥΣΣΙΤΙΟ, in italiano Rancio, nella traduzione di Antonietta Tiberia. Traduzione, segnaliamo, che deriva a sua volta dalla resa dei versi in inglese a opera di Jack Hirschman e Aggelos Sakis. La fotografia, invece, è di Dino Ignani. Ringraziamo ancora una volta la rivista Exitirion per il supporto e la pazienza.


*


da Un corpo buono a nulla ΧΑΜΕΝΟ ΚΟΡΜΙ


Un torsolo di mela.

Qualcuno era seduto qui

a mordere una mela.

Poi scomparve. Lo stesso giorno

che la Storia ha registrato tre

morti nel centro di Atene.

Qualcun altro in un altro posto

ha lasciato un mozzicone di sigaretta

prima di scomparire.

La storia registra solo:

torsolo di mela, cadaveri, cenere.


Ένα κοτσάνι μήλου. Κάποιος καθόταν εδώ και δάγκωνε ένα μήλο. Έπειτα χάθηκε. Την ίδια μέρα που η Ιστορία κατέγραφε τρεις νεκρούς στο κέντρο της Αθήνας.

Κάποιος άλλος σ’ ένα άλλο σημείο, άφησε τη γόπα του τσιγάρου

πριν χαθεί κι εκείνος.

Η Ιστορία καταγράφει μόνον:

κοτσάνια, πτώματα, στάχτες.


*


Corpo di roccia non hai lasciato

che l'erba crescesse su di te.

Corpo di pietra non hai

permesso all’edera di aggrapparsi a te.

Corpo di roccia in mani di ragazza,

vediamo quanti pesci

catturerai ora che hai trovato qualcuno,

qualcuno che ti getti con affetto

sulla superficie del mare.


Πέτρα κορμί καμιά πρασινάδα

δεν άφησες ν’ αναπτυχθεί πάνω σου.

Δεν άφησες κορμί από πέτρα

να σε σφιχταγκαλιάσει ο κισσός.

Πέτρα κορμί σε κοριτσίστικα χέρια

για να δούμε πόσα ψαράκια

θα πιάσεις, τώρα που βρέθηκε

κάποιος να σε πετάξει στοργικά,

στην επιφάνεια της θάλασσας.


*


da Rancio ΣΥΣΣΙΤΙΟ


Tra la morte

e la vita

mi rimane

un'insalata di broccoli.


Ανάμεσα στο θάνατο

και τη ζωή

μου υπολείπεται

μια σαλάτα μπρόκολο.


*


Vago da tavolo

a tavolo per un pezzo di pane secco,

un osso di braciola di maiale

e un paio di cotolette.

La domenica divento un cane.


Περιφέρομαι από τραπέζι

σε τραπέζι για ένα ξεροκόμματο,

ένα κόκαλο μπριζόλας χοιρινής

και καναδύο παϊδάκια.

Τις Κυριακές γίνομαι σκύλος.


*


da Flusso di raki ΡΟΗ ΡΑΚΗΣ


Che gli alberi mi amino domani. Che mi amino teneramente, proprio com’io abbraccio gli alberi stasera, con passi di danza confusi e vacillando verso il mio decesso.


Αύριο να μ’ αγαπούν τα δέντρα.

Να μ’ αγαπήσουν τρυφερά,

έτσι όπως αγκαλιάζω εγώ τα δέντρα

απόψε, παραχοροπατώντας

και χαροπαίοντας.


*




Sotirios Pastakas è nato nel 1954 a Larissa, in Tessaglia. Ha studiato medicina a Napoli e Roma. Per trent’anni ha lavorato come psichiatra ad Atene. Oltre a psichiatra e poeta e curatore di riviste on-line (Poiein, Thraka, Ftera Xinas, Exitirion), è produttore radiofonico e maestro in un corso di scrittura. Ha pubblicato quindici raccolte di poesie, un monologo teatrale, un libro di saggi e traduzioni di poeti italiani (Sereni, Penna, Saba, Pasolini, Gatto, de Angelis, Magrelli ecc). Dal 1994 è membro della Società degli Scrittori Greci (Greek Writers Society). È stato tradotto in quindici lingue e ha partecipato a vari festival mondiali di poesia.



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