Poesia | Babajaga, inediti di Gaia Giovagnoli

Dalla raccolta inedita Babajaga di Gaia Giovagnoli.

Foto di Dino Ignani


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L’ALBERO


Molti dicono che la betulla

ha una chioma di dita:

un folto di ossa

che oscilla;

che fa groppi di funghi

dentro i piedi

e ha la pancia gonfia


A testa arresa non chiama

la sua madre mostruosa

che cammina nel verde

e le tocca la gamba:


Babajaga torna da sola

sul sangue che le assomiglia


*


I CANI


Babajaga riposa

sul collo dei cani


I suoi lupi sono mostri

con la gola a dirupo

con il fango che fa guscio

di cancrena


- Non toglievano la mano

sulla testa

i palmi che pestavano di gioia

alla carezza

la schiena tutta scatti di coda


Al ritorno sbigottivano

e urinavano a terra


*


- Se da morti si sceglie

mi vorrei riposare

Se da morto mi tocca

rinascere

non andrei lontano


Lei aveva insistito sul come

in che cosa voleva tornare

- Così se muori per primo

ti aiuto a dormire

dico a tutti di abbassare

e faccio piano


La donna ora passa

sul morbido

la mano sudata


Fa eco sul palmo

quel giorno che ha detto

- Va bene

Ridendole addosso

- Se me ne vado per primo

tu allora cercami

dentro al divano


*


Dicono molti

che i morti si infilano

dentro la stoffa

che i morti si incastrano

nei nodi di lana

- che stendono nelle lenzuola

dei letti disfatti

che si mettono dentro i vestiti

e li fanno freddi


Dicono che certe streghe

li tessono dentro gli stracci





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