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Poesia | Bosnia, appunti di viaggio di Paolo Maria Rocco

Aggiornato il: mag 27

Pubblichiamo alcune poesie estratte dalla raccolta Bosnia. Appunti di viaggio e altre poesie, di Paolo Maria Rocco (trad. Nataša Butinar, Ensemble 2018). Con un inedito.

* 3.

Passeggiare prediligo sulla sponda, rapida

a volte con il pensiero che s’accorda, hai detto

per le sue motili forme al passo, e incrociare

il cammino dei viandanti per immedesimarmi

nel caos delle mie stanze, perché amo incespicare

nei suoi riverberi come della fronda il fitto intreccio

s’avviluppa su se stesso per ritrovarsi

ancora smarrito: è tutt’un avanzare cauto ora e spedito

tra approdi e riviere, imprevedute e rigogliose anse

, un repentino virare nel canale e di nuovo uno spiegare

le vele e uno stivare insieme nelle viscere

Bagliori di fanali, la rigida ossatura

di un palazzo, la sua allusione nuda e l’occhio

che s’adegua alla penombra di lampade

oscillanti sulle strade, le volute di vapore

dalle grate, i pennacchi dai camini, un’idea di fumo

da osteria. Farei di tutto a meno se non fosse giusto

ch’io sia per questo carico che porto: talvolta si tratta

di navigare a vista, di stare da una parte, una moneta

da pagare il procedere governando tra gli argini

la piena, l’affollarsi delle immagini o il dirupo

delle impressioni, l’animo che declino con la vita

* 3.

Šetati volim uz obalu, brza

ponekad s mišlju koje se slaže, rekao si

sa vlastitim pokretnim oblicima koraka, i ukrstiti

put putnika da se identificiram

u kaos mojih soba, jer volim posrnuti

u njegovim odjecima poput lisća gustog isplitanja

umotanog u sebe pa da se nađe

još uvijek izgubljen: sada je sve oprezan napredak i ubrzan

između slijetanja i rivijera, nepredvidljivih i bujnih zavoja

, iznenadno skretanje u kanalu i ponovno spuštanje

jedra i jedno stavljanje zajedno u crijevima

Bljeskovi svjetla, kruti kostur

zgrade, njegova gola aluzija i oko

koje se prilagođava slaboj svjetlosti svjetiljki

oscilirajući na cestama, spirale pare

iz rešetaka, perjanice iz dimnjaka, jedna ideja dima

iz konobe. Sve bih učinio osim ako nije u redu

da sam odgovoran za ovo opterećenje: ponekad je to

plovidba na pogled, da stojim s jedne strane, jedna kovanica

za platiti napredovanje vladajuće između nasipa

pune rijeke, pretrpane slike ili litica

dojmova, dušu koju odbijam životom

*4.

Stari Most

Il guizzo di una piuma, il flettere

di un’ala, com’ero appena prima, dice

che spiccassi nella Neretva il volo. Ecco

il vortice dell’aria, porta via

quello che è stato, aspetta

e si declina indecifrato, divino

sottotesto all’interrogativo ronzante

sui cavi, sui gomiti ossuti

dei lampi (che il suono sembra

del cuore che smania, le corde

Che stanno vibranti): il crepitio sordo

dei gridi, ora lo senti?, che svaria

nel torbido dell’anima, e al torreggiare

cupo del traliccio a mezza costa ti dice

che una parola sullo Stari Most tacque

dell’altra nell’avvitarsi d’Halebija a Tara

dell’onda sopra l’onda, e se poi guardi

nell’abisso, che ha la sua lingua

pure il fiume, il suo moto

che non indulge e non ha sosta

* 4.

Stari Most

Vrt pera, savijanje

krila, kao što sam bio tek prije, kaže on

nego sam letio nad Neretvom. Evo

vrtlog zraka, odnosi

što je bilo, čeka

i odbija nerazumjliv, božanski

podtekst na pitanje što zuji

na kabelima, na koščatim laktovima

munja ( zvuk se čini

srca koje žudi, užad

koja stoji vibrirajuca): prigušeno pucketanje

krikova, sada ga čujes?, što se razlikuje

u mutnoj duši i kao toranj

tmurna rešetka na pola puta ti govori

da riječ na Starom Mostu šuti

od druge zaviajaući se od Halebija do Tare

val preko vala, i onda, ako pogledaš

ponor, da ima svoj jezik

također rijeka, njegovo kretanje

koja se ne prepušta i ne prestaje

* 7.

Sulle assi di legno un tramestio

di sedie, uno scalpiccio di passi

e il soffio impetuoso che entra

dall’ingresso: vibra l’impiantito

vecchio del bar sul Bulevar Ezhera

Arnautovića e nel telaio l’opaco

drappo sintetico s’agita come della finestra

un vetro rotto. Guardo il fiume dalla terrazza

sospesa sulla Bosna: un poco scorre

contrariato, il vento alza un tappeto

di minute onde trasversali, un disegno

geometrico in filari trasparenti di rayon

Tenta un riflesso dello sguardo tuo di seta

pura che abbozza appena un disappunto

con il tempo che trascolora, e repentino

si ritaglia una licenza sull’arco delle ciglia

stilizzato nel decoro del moresco. Ti rassomiglia

l’estate che distende le sue membra, ti dico

mentre esco ancor più avvinto nel bizzarro

autunno, le labbra tue però non hanno eguali

che indago nell’incanto del porgere parole

nella forma di un’idea di vita e di natura

che scalpella dall’esistenza il tetro

furore della terra, alienato persino dal linguaggio

* 7.

Na drvenim daskama lupanje

stolica, tapkanje stopa

i neodoljiv dah koji ulazi

od ulaza: vibrira implantat

stari bar na Bulevaru Ezhera

Arnautovića i u okviru neprozirna

tkanina sintetička se trese kao od prozora

slomljeno staklo. Gledam rijeku sa terase

suspendiranoj na Bosni: malo teče

uznemirena, vjetar podiže tepih

minutnih poprečnih valova, crtež

geometrijski u prozirnim redovima rayon-a

Pokušava odraziti od tvog pogleda svilenog

čistog koji samo ukazuje na neslaganje

s vremenom koje blijedi, i odjednom

si urezuje licencu na luku trepavica

stiliziran u maurskom dekoru. Sliči ti

ljeto koje proteže svoje udove, govorim ti

dok izlazim još više uhvaćen u bizarnoj

jeseni, usne tvoje, međutim, nemaju jednake

koje istražujem u čarima dostaviti riječi

u obliku ideje života i prirode

koja dlijeta iz postojanja tmurninu

bijes zemlje, otuđen čak i od jezika

* 17.

Qualcosa rimarrà di tuo nell’acqua

che i piedi bagna di Jajce, nel salto

sonoro del Pliva e del Vrbas, qualcosa

dell’amata kasaba rimane alla radice

che si eleva dopo la caduta…

… che voglia accedere, ti chiedi,

alla commedia della vita? Scortata

da un impulso di passione qualcosa

si dispone alla sapienza dell’errore

umano che domina in altezza dal lontano

passato e più recente: una locuzione, un detto

dal precipizio torna alla dimora del presente

Sui sedili di pietra della kapija, e dal Borovi

l’altopiano di Huma occulta dell’Ultimo Re

l’anonimo sentiero, e ancora sui bastioni

della Drina battuti dal fragore sontuoso

della spuma, e fino al Memoriale denudato

della Foresta di Petrova, testimone dell’abiura

di Savo Zlatić, dissidente in ceppi

con Vlado Dijak a Goli Otok… un’iscrizione

sulla targa l’incendio non ignora del senso…

in molti sostavano sul ponte medioevale

in molti guadagnavano la sponda

all’altra anelanti di tornare

: niente di più copioso e riluttante del ritmo

delle cose, dici, del battito delle parole

dette ad alta voce che vanno insieme

in una religiosa processione, onde del fiume

in piena i passi del viandante. Pare sia il futuro

invalicabile, un cancello dai battenti schiusi

le palpebre degli occhi tuoi sorpresi

di trovare dove non pensavi vi fosse il fuoco

di un amore. Uno strappo dell’anima oscillante

qualcosa di più dello strapiombo di una cataratta

quest’acqua che sovrasta il tempo e tanto

a te s’accosta da elevarti da ciò che resta

* 17.

Nešto će ostati tvoje u vodi

koja moči noge Jajca, u skoku

zvučnom Plive i Vrbasa, nešto

od ljubljene kasabe ostaje na korijenu

koji se diže nakon pada...

... da želi pristupiti, pitaš se,

komediji života? U pratnji

od impulsa strasti nešto

raspolaže mudrošću pogreške

ljudske koja dominira u visini iz daleke

prošlosti i novije: fraza, izreka

iz ponora se vraća u prebivalište sadašnjosti

Na kamenim sjedalima kapije, i od Borova

visoravan Huma skriva od Posljednjeg Kralja

anonimnomi put, a opet na bedemima

Drine pretučen raskošnom bukom

pjene, pa do Spomenika denudiranog

Petrove šume, svjedok abjuracije

Savo Zlatić, disident u zatvoru

s Vladom Dijakom na Golom Otoku... natpis

na ploči požar ne zanemaruje od smisla...

mnogi su se zaustavili na mostu srednjovjekovnom

mnogi su stekli svoju obala

drugom žudeći za povratkom

: ništa više obilno i nesklono od ritma

stvari, govoriš, otkucaj riječi

izrečene naglas da idu zajedno

u vjerskoj procesiji, valovi rijeke

pune koraci putnika. Čini se da je budućnost

neprohodna, kapija s otvorenim vratima

vjeđe očiju tvojih iznenađenih

naći gdje nisi mislio da je vatra

ljubavi. Rascijep duše oscilirajuće

nešto više nego izbočenje slapa

ova voda koja dominira vremenom i toliko

ti se približi da te uzdigne od onoga što ostaje

(traduzioni di Nataša Butinar)

Inedito di Paolo Maria Rocco

*

Dei cani i latrati balzano dai muri, un’eco

ribattuta lungo le vie notturne, i viali

della città vuota. Le parole intanto

cercano barlumi, aprono scenari

inusitati, lo squarcio nei fumi dei canali

, la nota intermittente del nautofono

sugl’allertati mari e immota, inospitale

che sovrasta, la terra a picco

della costa, l’alta massa che s’apposta

della rocciosa ripa. A rimanere indenne

allora l’adito cercasti, una trasmutazione

, il lido in cui è inaccessibile la sosta

al fiato del moto perenne

che i flutti sposta e i cirri, un’alchimia

che varia gli elementi, li rinomina

e l’ordinario separi dal prezioso

, che faccia materializzare, dici, l’oro

dalla crusca. Ecco il posto in cui s’aggrada

di restare l’anima, nella piega del campo

suburbano ché qui par d’un tempo altro

il risuonare – ti ricordi di me?

e si ritorna piano la memoria a interrogare

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