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Poesia | Canzoni per le Sirene: Apollinaire nella nuova edizione Mondadori

Esce nel 2018 per edizioni Mondadori una nuova antologia dei testi di Apollinaire dal titolo Canzoni per le Sirene e che raccoglie una scelta di brani dalle raccolte centrali del poeta ben fornita e assortita per la traduzione di grandi poeti quali Giovanni Raboni, Vittorio Sereni e Maurizio Cucchi.


Le traduzioni riportano testi della più importante produzione del noto poeta, direi la parte centrale della sua breve ma intensa vita, che da Bestiario datato 1911 passano ad

Alcools del 1913 per concludersi con i celebri Calligrammi del 1916.


La domanda che sorge spontanea ogni qual volta si presentano antologie del genere è la medesima: che senso ha oggi riproporre Apollinaire? La risposta non stenta ad arrivare e per una serie di logiche che fanno parte di una dinamica mai scontata. In primo luogo, Apollinaire è un classico, quindi la sua poesia è intramontabile ed è testimonianza non solo del suo tempo (a cavallo tra due secoli fondamentali, l’ottocento e il novecento) ma è portatrice di messaggi mai datati, supera ogni stagione ed è cantore di ogni presente.

In secondo luogo perché, oltre alla bellezza di un classico, oltre la testimonianza del testo e del tempo, la traduzione è di tre grandi poeti e quindi, pur non volendo, su Apollinaire prevaricano anche queste tre figure.


D'altronde non è difficile pensare a il lavoro che c’è dietro a questo libro, alle ore febbrili spese per ottenere il meglio da queste traduzioni.

Infatti, per una ragione banale come ho avuto modo di constatare in altre occasioni, ma non scontata, un poeta, uno scrittore traduce quando non scrive cose sue; è allora che in parallelo a una propria ricerca stilistica o comunque estetica si mette in cerca di altri poeti: solitamente dei fratelli, se non dei padri, di un tempo antecedente al suo. Poesia, tradotta o adattata, poesia scritta, poesia pensata ha sempre un valore storico.


La questione di Apollinaire è quindi testimonianza di questo: i testi tradotti e raccolti, a cominciare da una scelta a monte, sono messaggeri di un periodo storico; lo specchio convesso di un dramma non solo esistenziale, ma universale.

Nel rileggere infatti oggi queste poesie ci troviamo di fronte a un dramma umano che si rinnova, che non è mai tramontato: il poeta e l’eternità. Torna a farci visita il poeta che in Francia, a Parigi, venuto da Roma, subito si stabilì con le avanguardie di inizio novecento e da subito la città gigliata si spalancò a lui come un ventaglio di possibilità.


Ecco allora che se il Bestiario qui tradotto da Giovanni Raboni è ancora una raccolta di stampo tradizionale, le traduzioni dei testi a seguire tracciano una sorta di dinamica nel suo interno; nella silloge successiva Alcools già lo stile muta, i versi si fanno più lunghi e il ritmo delle poesie, quasi come fosse uno spartito sinfonico,si fa più vertiginoso, quasi come se l’io poetico fosse in apnea in quel mare parigino di possibilità. Ma in questo caso, per questa raccolta, abbiamo l’incontro di Apollineare con le avanguardie e la dinamica muta; il poeta ricerca uno stile e un gusto più raffinato che unisce sia la digeribilità del verso (è la poesia che diventa più popolare) sia l’eleganza del proprio talento.


Il caso è quindi per Caligrammi in cui mai come in questa occasione l’autore, poeta e scrittore, drammaturgo e romanziere in toto abbraccia l’estetica avanguardistica senza mai essere sino in fondo membro di una avanguardia. Se in un primo momento, per ragioni anagrafiche, si trova a frequentare il Futurismo di Marinetti, possiamo tranquillamente affermare che la sua direzione è di tutt'altra matrice.


La poesia di Apollineare è sì avanguardistica ma solo per la forma, mentre il poeta è una voce autonoma mai autoreferenziale che, volendo o non volendo, ha mutato le sorti della poesia francese del novecento.

In ultima analisi, ma non per importanza, questi versi testimoniano, ed è la credibilità di ogni testo dell’antologia a cura di Cucchi, non solo il periodo d’azione del poeta nella Parigi di inizio novecento, ma sono alla fine dei diari intimi che l’autore ha voluto mettere per iscritto quasi come fossero dei numi tutelari; dei vangeli, album di fotografie di un film sulla propria vita.

Una vita che si compie in poco più di trenta anni ma piena di avventura, di episodi: Apollinaire era infatti un uomo d’azione prima di un poeta e questo aspetto emerge nei versi proposti. Volontario alla prima guerra mondiale, definendo l’intervento bellico “un grande spettacolo”, di ritorno in Francia venne arrestato per sospetto di aver trafugato la Gioconda. Carceri, ospedali, trincee, e una Parigi piena di fermento, quasi a essere l’iconografia di una réclame di alta moda, fanno quindi della sua vita un’avventura continua. Un poeta rivoluzionario ancora pieno di fascino.



Da Bestiario, o il corteggio d'Orfeo (trad. Giovanni Raboni):


Il cavallo

Col duro sogno della forma ti cavalcherò, Sul carro d’oro del destino ti sarò cocchiere E come redini, tese allo spasimo, userò I miei versi, eterno inclito specchio del sapere.

***

Da Alcool (trad. Maurizio Cucchi, Giovanni Raboni e Vittorio Sereni):

Il Pont Mirabeau

Sotto il Pont Mirabeau la Senna va E i nostri amori potrò mai scordarlo C’era sempre la gioia dopo gli affanni

Venga la notte suoni l’ora I giorni vanno io non ancora

Le mani nelle mani restiamo faccia a faccia E sotto il ponte delle nostre braccia Stanca degli eterni sguardi l’onda passa

Venga la notte suoni l’ora I giorni vanno io non ancora

L'amore va come quell'acqua fugge L'amore va come la vita è lenta E come la speranza è violenta

Venga la notte suoni l’ora I giorni vanno io non ancora

Passano i giorni e poi le settimane Ma non tornano amori né passato Sotto Pont Mirabeu la Senna va

Venga la notte suoni l’ora I giorni vanno io non ancora ***

Da Calligrammi (trad. Giovanni Raboni e Vittorio Sereni)


La Ciocca ritrovata

Lui ritrova nella memoria La ciocca di lei castana Non par vero ma ti ricordi Dei nostri due destini strani

Di boulevard de la Chapelle Del bel Montmartre e di Auteuil Me lo ricordo mormora lei Il giorno che ho passato la tua soglia

Vi cadde come un autunno La ciocca del mio ricordo E la sorte di noi che ti stupisce Si sposa al giorno che finisce

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