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Poesia | Destinatario di assenze di Luciano Nota

«Da Intestatario di assenze del 2008 a Destinatario di assenze, la raccolta di Luciano Nota che si presenta qui a chi legge, la strada percorsa dalla sua scrittura ha dispiegato vere e proprie costanti: il verso prevalentemente breve in una misura anch'essa breve, la forte connotazione simbolica di toni cromatici, il nero innanzitutto, così come di determinati aggettivi (spoglio, nudo) che prendono le mosse, per poi estendersi visibilmente, da elementi di una natura aspra come quella del Carso e della nativa Lucania, la centralità della figura della madre del poeta, che si fonde tanto profondamente con il paesaggio, al punto da inviare a chi legge la sensazione di fusione completa tra essere umano ed elemento naturale.


Non appare casuale, allora, l’arco teso da questa nuova raccolta alla prima pubblicata dall'autore e viceversa: l’assenza è detonatore, è pungolo formidabile per la scrittura. Ne risulta amplificato il respiro universale della poesia, testimone veritiero del dolore, condizione permanente, così come sprone alla ricerca della luce, sguardo attento a scorgere il barlume, il varco che si schiude e rivela, confermandosi voce di canto nel cammino, si apre al prodigio, senza dimenticare la chiarezza della voce, le cime delle montagne che lungo questo mattino si profilano.»


Nota di A. M. Curci, Luciano Nota, Destinatario di assenze, Arcipelago Itaca


Destinatario di assenze


Sogni demenziali. Ore d’inerzia alla finestra. Minuscoli specchi riflettono archi al frastuono dei denti. Destinatario di assenze: gerani alla spina; sfondi di stomi pronti a rinverdire le cellule annerite.

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L‘acqua dopo un pugno


Dell’amore potremo fare corde sui fianchi e così della fine. O potremo rimanere pozzanghere, trionfare in un angolo scuro. Si sta bene a non curarsi delle scale con fregi ed eccessi. La bellezza è nello stagno che ricama l’acqua dopo un pugno.

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Pallida attesa


Se ti aspetto al tratturo è per vedermi ancora imberbe. Tu gioco di stelle

di notte non scalfito dalle tenebre. Che portata di lupa quel liquido che fluiva dal ventre! L’antico segno dell’esistenza risuona: “Ora non ci sono, sappi che ci rivedremo tra qualche anno e nove mesi d’attesa. Non posso più toccarti. Sono morta, e non ho forza per accoglierti”.

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Il pioppo

(Mia madre)


Su e giù per certe abitudini sulle propaggini del tronco. Voci di fiere, solchi, panche gremite nel loro disordine. Soffi che invadono rapidamente la vita. C’è un volto in mezzo al pioppo. Poi un urlo e un suono di campane.

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