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Poesia | Epigrammi romani di Iuri Lombardi

All’amico Antonio

L’uomo ha inventato Dio e a lui somiglia nel giorno del giudizio universale costretti a riprendersi il proprio corpo, la smania di disegnargli il volto appena impresso sulla lettiga sudata. A noi quale Veronica c’è dato conoscere? La portantina non più viene a soccorrere il nostro sonno contato, la nostra fratellanza; la vita ci può sorprendere solo quali siamo: così pieni di vita.


All’amico Mik

Come non puoi capire sul lungotevere che presto ingannando sarebbe sorto l’assurdo diverbio delle parti: anche gli scrittori posso essere una casta; branco di lupi nell’ovile : San Pietro non ci ha mai dato le chiavi della comprensione.


All’amica Feffe

Volevo essere felice ed è un diritto ma spesso ti trovo combattuta; un gabbiano senza più il mare. Arriva il grande esodo da Roma? La fuga d’Egitto è già stata narrata: non siamo più ragazzi da tempo.


All’amica Sara

Non basterebbe Michelangelo a disegnarti come il mattino il sole. Ti approvi da acrobata nei salti alla spicciolata. Per te non conta l’enumerare impavido delle sillabe: rimaniamo soli: uno mittente l’altra destinatario.


All’amico Alfonso

Il mondo non ci capirà mai, neanche se provassimo a tradurre in versi il cielo sceso tra di noi: nel letargo degli angeli, nella caduta di Lucifero. I tuoi occhi misurano distanze; la poesia è un modo per non esserci.

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