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Poesia | Dire di Fabio Michieli

Aggiornato il: gen 26

Fabio Micheli è il poeta di Dire: il laboratorio dello stile


Sembra volerci dire qualcosa Fabio Michieli con la sua raccolta Dire (L’arcolaio) ossia di come la poesia può e deve essere un laboratorio di stile. Essere poeti non significa essere solo bravi, saper rispettare l’estetica (che non necessariamente presuppone un'etica, una morale), vuol dire sperimentare una metrica e quindi uno stile per affinare la propria voce e di conseguenza lo stile. Alla fine dei salmi, volendo o non volendo, mediante l'edificazioni possibili di teorie sulla poesia, lo stile è la carta identificativa di un autore. Io leggo due righe e capisco da subito, nel giro di pochi minuti, in una manciata di tempo chi è l'autore. Ecco Fabio Michieli in questa raccolta fa proprio questo: avvia una propria bottega di stile per accordare la voce prima di un grande concerto.


Anche in questo caso, come nelle sue precedenti prove, Michieli edifica un proprio universo di parole, avanza e ci presenta un vero e proprio universo non solo di stile, quindi non solo estetico ma anche etico e morale. Ecco allora che la storia (e in termini cronologici e in termini biografici) il poeta desidera sia una pagina bianca, un motivo, un'occasione possibile di vita. Legato e in sintonia a questo concetto privato, vale a dire relativo a un perimetro d'azione della propria avventura sentimentale, si sovrappone un altro mondo possibile quello etico e pubblico. Ecco la morale; la coscienza del poeta non è mai privata ma storica, non è amorale cioè in merito al solo individualismo ma collettiva. Michieli anche quando parla del suo privato lo fa con coscienza pubblica, con cognizione comune: lo fa da vero poeta.


Dire come raccolta, che raccoglie in sé anche esperienze passate del poeta, è una raccolta piena, un barlume di significati e di significanti, un'isola di approccio per l'autore e non solo. Un'opera completa, per certi versi enciclopedica, dove da una serie di dettagli si scopre un mondo e il mondo non è solo quello del suo autore ma, torno a ripetere, quello pubblico, di noi tutti. Ecco allora che da un piccolo emisfero poetico si crea una nazione e poi un continente sino ad arrivare a un universo di sensi e di significati.

Nota di Lettura di Iuri Lombardi


Fabio Michieli, Dire, L’arcolaio, 2019


Dicatum

Volevo un libro chiaro per noi due:

una pagina bianca – quasi pura

***

Tingerò d’amaranto questi versi

perché tu possa scorgerli lontani

quando la luce imbruna il cielo a sera

***

Fugge le mie mani tese il tramonto:

là dove tutti i limiti si incontrano

– dove a ogni notte segue nuovo un giorno

dove ogni fiore lascia posto a un frutto

– dove anche la morte è un segno di vita

***

Tarocchi

Si sciolgono i colori come i modi

incerti che non sanno più predire

– incredulo mi rimira l’Appeso

mentre le nubi abbuiano la Notte

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