Poesia | Haiku alfabetici di Mariella Bettarini



Per la neo-nata casa editrice Il ramo e la foglia Edizioni di Roberto Maggiani e Giuliano Brenna, fondatori della rivista letteraria libera online LaRecherche.it, è uscito il mese scorso il primo titolo della collana Poesia “Haiku alfabetici” di Mariella Bettarini, poetessa e storica fondatrice e direttrice de L’area di Broca, Semestrale di letteratura e conoscenza, con illustrazioni di Graziano Dei.


Come scrive nella sua postfazione Annamaria Vanalesti:


“Mariella Bettarini […] ha avuto un’idea originale nel comporre questi haiku, perché ha deciso di scriverli secondo un ordine alfabetico, attinente essenzialmente a quelli che per lei sono i valori fondamentali e in tal modo ha costituito una trama sottile, che fa da mappa del vivere, rilanciando a chi legge, la sfida di riorganizzare il proprio itinerario esistenziale, ripercorrendolo con maggiore attenzione verso tutto ciò che si dà per scontato e che invece ha perso significato.”

Gli haiku qui proposti sono infatti inseriti in un ordine alfabetico costruito come un sillabario ed espressi secondo “sequenze” di cinque haiku il cui tema è indicato a inizio di sezione da un titolo a cui ogni sequenza rimanda. Vengono in mente i famosi “Sillabari” di Goffredo Parise, una serie di brevi racconti in prosa poetica dedicati a sentimenti umani essenziali, che disposti in ordine alfabetico compongono una sorta di dizionario.


Nelle varie sezioni non sono però solo i sentimenti a essere evocati e descritti ma una trama di “parole chiave” che traccia una mappa esistenziale così indicata: Animali, Bene, Cuore, Dono, Elementi, Foglie, Gioia, Habitat, Inizio, Job, Koinè, Luce, Madre, Natura, Orizzonte, Parole, Quando, Ricordi, Sorte, Tempo, Umanità, Vita, Word, Xenophilia, Yes, Zenith.


È una modalità di scrittura assolutamente nuova nel panorama poetico dell’Haiku italiano anche se le sequenze di haiku (non in forma alfabetica) sono ampiamente sperimentate da anni.

Mariella Bettarini aveva già pubblicato per le Edizioni Gazebo nel 1996 gli “Haiku di maggio” di cui Giuliano Ladolfi in una lettera datata 22 giugno 1999 scrive:

“Invece della consueta musicalità e levità proprie di questo genere letterario vi ho scoperto un robusto senso della parola e della narrazione”.

Gli “Haiku di maggio” hanno una struttura più aderente ai costrutti estetici del genere Haiku anche se già appare la forte personalità poetica dell’autrice con i consueti incisi e l’ironica voce che emerge a suggellare la meraviglia:


“ed io qua sotto/testa – sì – nevicata/ testa-petalo”
“pensieri covi/ serenella inserena/ lillà sorella”
“venite – fiori/ piccoli fiori-tigli/ uscite – figli”

Ma negli “Haiku alfabetici”, che si discostano notevolmente dalla tradizione (del tutto assente la presenza del Kigo), pur mantenendo una struttura ritmica di rilievo, la narrazione, che si snocciola all’interno della sequenza e lungo tutto il libro, è più evidente e tiene in pugno il lettore che rincorre il filo lirico che lega un haiku all’altro fino alla fine.


Non mancano i giochi di parole, i versi ripetuti, i rimandi a versi conosciuti (con veri e propri honkadori) e le domande:


“Che cos’è il bene?/Bene-facendo? Bene – /dicendo? E poi?”
“Da voi riprendo/dolcissimi animali/da voi riprendo”
“Bella scoperta!/ Che “lavorare stanca”/ ben lo sappiamo”
“Quante domande!/Sono il bene? Ignoro/ se il bene siano”

Ogni haiku della sequenza si regge sulla parola chiave scelta dell’autrice e non è sempre possibile leggere gli haiku indipendentemente da questa, così da scardinare uno degli elementi portanti su cui si fonda la poetica Haiku classica, entro la quale ogni componimento è una struttura poetica finita e autonoma che si regge da sé e, nella sequenza, si lega agli haiku che seguono o precedono mantenendo però la propria indipendenza e autonomia.


In questo bell’haiku:

“Quando stormite/ con voi l’anima canta/la mente vola”

sappiamo che il soggetto sottointeso sono le foglie, lo indoviniamo dal verbo “stormire” ma in altri casi – come questo: “Se tu non fossi/come faremmo – oscuri/cuori oscurati?” – è necessario conoscere la parola chiave: luce.

Quasi tutti gli haiku mantengono la rigida struttura metrica secondo il conteggio 5/7/5 a parte alcune eccezioni:

“Ventricoli – orecchiette/dove si annida/ il volatile amore?”

E l’estetica dei sentimenti haiku classici viene completamente riscritta non inserendosi più nei topoi del genere ma creando una propria estetica del sentimento, dove l’ironia e il piccolo riso (Okashii) giocano un ruolo fondamentale:


“Mah! Per vivere/vivere basterebbe (?)/ Rimane il dubbio”
“Sempre domande –/ basta – sempre domande –/ non troppe words

Grandi tematiche trattate in un pugno di versi con uno stile assolutamente unico. Questo rende complessa una lettura apparentemente semplice, complessa perchè - continua Annamaria Vanalesti - "giocata su figure che vengono completamete rovesciate rispetto al loro ruolo storico, per riempirsi di significati nuovi":


“Dico i migranti:/ eh sì – come faranno/ senza un habitat?”
“Koinè grande/ solidale nevvero?/Viva Koinè!”
“Xenophilia/ amore necessario/ tanto più oggi”
“Eh no davvero:/l’orizzonte non chiude /se non se stesso”
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