• Antonio Merola

Poesia | Hotel della notte di Alessandro Moscè


Riproponiamo qui alcune poesie estratte dalla raccolta di Alessandro Moscè, Hotel della notte (Aragno, 2013), in occasione della pubblicazione del libro nella traduzione di Jose Cazares per Collecion Pippa Passes (Buenos Aires, 2018). In particolare, le poesie sono tutte quante estratte dalla sezione Suite per Pierino, nella speranza di proporre al lettore una proposta il più compiuta possibile, al pari della compiutezza del personaggio che abita la sezione scelta: l'anziano Pierino.


Avevi il sorriso di un bambino e conoscevi l’infinito che ti arrivava dal chiostro del cortile. Quel pozzo lo guardavi giù nel buio, fino alle viscere della terra. È là che sei tornato…


*


Dai pozzi salivano le voci, ne eri sicuro. Dai pertugi si infiltrava un gatto persiano che parlava con Dio. Dai cunicoli sotterranei si attraversavano i muri come i fantasmi. Passavi le giornate a leggere i misteri, a credere che l’aldilà si tocca con i polpastrelli, che tuo padre sarebbe uscito da un altro universo a farti un saluto, prima o poi. Ma non sapevi dove incontrarlo…


*


Suor Alodia lo sapeva che i buoni sono loro, gli ospiti della casa di riposo. Ma solo Pierino parlava con i morti, li interrogava controvoglia. Lo diceva anche suor Placida, lo sapeva la donna cieca. Quanti dialoghi, quante risate tra lui e loro, tra Dio e il cielo, tra la terraferma e i lampioni che salivano in alto, lassù dove qualcuno ci ama in un angolo riposto del cielo. Le antenne sui tetti erano le ricetrasmittenti per il contatto, per l’incantesimo di Pierino


*


Ci porta via un’ansia di muri e di vento, tu dall’altra parte e io ancora qui. Siamo un luogo creato dal segno di troppe stagioni, da un inverno di neve, dall’estate dell’ultima stretta di mano. Pierino spinge nella brezza la sua felicità che non diventerà più parola


*


È venuto dai secoli, da un circo o da un non tempo, da un momento in transito fatto di onde. La ferita della normalità è un tema già sentito, una condizione di privilegio per chi ha sempre detto: “Sono matto, sono matto” ...


*


La sala d’aspetto prima di entrare in un qualunque paradiso con la porta socchiusa: adesso ricordo la tua estrema visione. Mi avevi parlato di quel cammino all’alba del primo marzo, tu passeggero e testimone di una lunga fila. Eri senza biglietto, ma quel Dio ti ha riconosciuto al primo cenno. Quando hai varcato il limite l’atrio ti è parso tutto azzurro. Vedevi anche i pini a cono, una luce accecata da due soli. Eri tornato bambino con il batticuore nelle gambe. Non c’erano ombre, non c’erano notti…

Questo blog viene aggiornato senza alcuna periodicità, la frequenza dei post non è prestabilita e non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale o una testata giornalistica ai sensi della legge n. 62 del 07/03/2001. Tutti i diritti sono riservati – barbaricoyawp.com; la redazione di YAWP prima di pubblicare foto, video o testi ricavati da Internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti d'autori o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso di materiale riservato, scriveteci a yawp@outlook.it e provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.