Poesia I Editi di Jeremy Page

Aggiornato il: feb 17

Questa selezione di poesie di Jeremy Page (scelta dallo stesso autore) incomincia con le pulizie primaverili di un cassetto dal quale sopraggiungono memorie lontane. È una poetica che parla di imbattersi in cartoline, compiere azioni prima di sapere che cosa si stia facendo realmente e brindare a futuri privati con un’innocenza tenerissima. È però anche una poesia politica, avviene al risveglio di un nuovo ordine mondiale dove le cose non sono mai come sembrano, il passato è una parentesi in un’equazione matematica dove il risultato per qualche assurdo motivo non è mai 0=0. Ma la matematica è una scienza perfetta, mentre la letteratura è una scienza umana, emotiva, senza risultati effettivi, affettivi caso mai. Accade una trasposizione tra le due discipline e allora l’equazione matematica con risultato nullo, quella che in punteggiatura risulterebbe solo una “o” maiuscola più affusolata, messa a dieta, allungata, nella poesia di Page diventa “Non c’è nessuno qui […] Ovunque è assenza.”


E si tratta allora di “mettere insieme il puzzle complesso di un universo in cui l’effetto segue la causa, come la notte segue il giorno.” Siamo forse nei campi di biologia, fisica e/o chimica? Può darsi, ma non solo. C'é molto di piú. Ad ogni azione segue una reazione, i minibar dispensano sostanze letali e la foto del passaporto esprime l’imperativo che non debbano esserci ombre. È in questa richiesta di perfezione umana e nella sua conseguente disfatta che si snodano le parole di Page, in un continuo gioco di partenze e ritorni fra presenza e assenza, sogno e realtà. Sembra quasi di albergare tra le righe di Iron Sky, pezzo blues/soul del cantautore scozzese Paolo Nutini che grida: “Oh, questa è la vita/che sta sgocciolando giù dai muri/di un sogno che non può respirare/in questa dura realtà.


Nota critica e traduzioni a cura di Sara Comuzzo.


***


POSTCARD OF ODESSA


Clearing out another drawer, I come across the postcard quite by chance – sepia, faded, the city’s name in Cyrillic script, and before I know what I am doing I am composing your name in characters that are as unfamiliar to me now as you are, forty odd years on from the picnic on the Potemkin steps, the glasses raised to toast our futures in the cheapest Soviet vodka; and all the innocence you coaxed from me, so tenderly.


CARTOLINA DI ODESSA


Mettendo in ordine un altro cassetto,

mi imbatto nella cartolina

quasi per caso – color seppia, sbiadita,

il nome della città in calligrafia cirillica,

e prima di sapere cosa sto facendo

sto componendo il tuo nome

in caratteri che mi sono così estranei

adesso, come lo sei tu,

una quarantina di anni fa dal picnic

sui gradini di Potemkin, i bicchieri

alzati per brindare ai nostri futuri

con la vodka sovietica più economica;

e tutta l’innocenza che hai sfilato

da me, così teneramente.


*


SHADOWLAND


I wake to a new world order.

My radio breaks the news

that suddenly the past

really is another country,

and my passport – my last

in burgundy – has become

a historical curiosity overnight.

To make tea seems

an act of betrayal now –

let it be coffee, croissants,

and let there be cheese,

quark, and a handful of leaves.

I am a citizen of Shadowland

and I have woken somewhere else.


24 June 2016



TERRA D’OMBRA


Mi sveglio ad un nuovo ordine mondiale.

La mia radio dà notizia

che all’improvviso il passato

è davvero un altro paese,

e il mio passaporto - il mio ultimo

in Borgogna - è diventato

una curiosità storica durante la notte.

Preparare il tè sembra

un atto di tradimento ora -

lascia che sia caffè, cornetti,

e lascia che ci sia formaggio,

quark e una manciata di foglie.

Sono un cittadino della Terra D’Ombra

e mi sono svegliato da qualche altra parte.


24 Giugno 2016


*


OUTSIDE MUNKEDAL


Esse est percipi. Bishop Berkeley


Less than a week after Midsummer

and on this still, bright evening

there is no-one here.

No children play goose-march

or throw hens over cliffs;

no human presence intrudes.

But cows stand watchful in the fields

and there are elk in the woods.

Here a lamp burns at a window,

there a car door hangs open.

Smoke curls from a chimney

and the wooden houses breathe.

Everywhere is absence.

But somewhere you must be sitting,

the faintest pulse

in this still, bright evening,

bare-shouldered in candle light

and brushing long, brown hair.



FUORI MUNKEDAL


Esse est percipi. Bishop Berkeley


Meno di una settimana dopo la mezza estate

e in questa serata immobile e luminosa

non c'è nessuno qui.

Nessun bambino gioca alla marcia dell’oca

o getta galline sopra le scogliere;

nessuna presenza umana intrude.

Ma le mucche stanno attente nei campi

e ci sono alci nei boschi.

Qui una lampada brucia alla finestra,

là una portiera della macchina rimane aperta.

Fumo si arriccia da un camino

e le case di legno respirano.

Ovunque è assenza.

Ma da qualche parte devi essere seduta,

il polso più debole

in questa serata immobile e luminosa,

con le spalle nude a lume di candela

a spazzolare lunghi capelli castani.


*


READING P. D. JAMES IN SAN FRANCISCO


Downstairs at the Monticello


I sip a fine Sonoma Valley Chardonnay

and read P. D. James.

Her man is on the Norfolk coast again

while I am on the Pacific seaboard

thousands of miles west,

on another planet.

His clues, as ever, allow him

to piece together a complex jigsaw

of a universe where

effect follows cause

as night follows day,

where any disruption

to the moral order

is strictly temporary.

Here, my mini bar

is stocked with lethal substances

(so a warning sign reminds me

every time I’m tempted by a Scotch);

my TV orders me to open my heart

to Jesus, embrace eternal life;

and a man, who has

surely inhaled something,

mistakes me for Elton John;

thanks me for the song

I wrote for Diana.


LEGGENDO P. D. JAMES IN SAN FRANCISCO


Di sotto a Monticello


Bevo un ottimo Chardonnay della Sonoma Valley

e leggo P. D. James.

Il suo[1]uomo è di nuovo sulla costa di Norfolk

mentre io sono sulla costa del Pacifico

migliaia di miglia a ovest,

su un altro pianeta.

I suoi indizi, come sempre, gli permettono

di mettere insieme il puzzle complesso

di un universo in cui

l’effetto segue la causa

come la notte segue il giorno,

dove qualsiasi interruzione

all’ordine morale

è strettamente temporanea.

Qui, il mio mini bar

è fornito di sostanze letali

(così mi ricorda un segnale di avvertimento

ogni volta che sono tentato da uno Scotch);

la mia TV mi ordina di aprire il mio cuore

a Gesù, abbracciare la vita eterna;

e un uomo, che ha

sicuramente inalato qualcosa,

mi confonde con Elton John;

mi ringrazia per la canzone

che ho scritto per Diana.


*


CLOSE SEASON


They say it smells of dead holidays.

I say it always did. And out of season

was never the time to connect anything

with anything here, where you can only

wonder at the sea in all the shades

of grey on Richter’s palette, wonder

where the ice-cream vendors go

and if the deckchair man can really

hibernate in his cave beneath the cliff,

with his chairs, his memories of summer.

On the pier a salt breeze ruffles

a scrap of gaudy poster, and offshore,

somewhere close, a ship’s bell tolls

for something gone, for some thing .



STAGIONE DI CHIUSURA


Dicono che profumi di vacanze morte.

Io dico che ha sempre profumato così. E fuori stagione

non è mai stato il momento per connettere le cose

l’una con l’altra qui, dove puoi solo

meravigliarti del mare in tutte le sfumature

di grigio sulla tavolozza di Richter, domandarti

dove vadano i venditori di gelati

e se l’uomo delle sedie a sdraio possa davvero

ibernarsi nella sua grotta sotto la scogliera,

con le sue sedie, i suoi ricordi dell'estate.

Sul molo una brezza salata arruffa

un frammento di poster sgargianti, e al largo,

da qualche parte vicino, suona la campana di una nave

per qualcosa di andato, per qualche cosa.


*


THERE MUST BE NO SHADOWS


There must be no shadows.

You will face forwards,

looking straight towards the camera.

Your expression will be

as neutral as Switzerland,

your mouth closed, and above all

you will not grin in an obvious manner,

nor frown, nor raise your eyebrows.

Your eyes will be both open and visible,

glasses neither dark nor tinted,

but free from reflection and glare,

and with frames not covering the eyes.

Your head will be a full one,

devoid of covering unless you are

Muslim, Jew or Wee Free; or very sick.

Nothing must obscure eyes, nose or mouth.

Now look: this will be you.

Your passport says so.


NON CI DEVONO ESSERE OMBRE


Non ci devono essere ombre.

Dovrai guardare in avanti,

puntare dritto alla telecamera.

La tua espressione sarà

neutrale come la Svizzera,

la tua bocca chiusa, e soprattutto

non ghignerai in modo ovvio,

aggrotterai la fronte, né alzerai le sopracciglia.

I tuoi occhi saranno sia aperti che visibili allo stesso momento,

occhiali né scuri né colorati,

ma privi di riflessi e bagliori,

e con montature che non coprono gli occhi.

La tua testa sarà piena,

priva di coperture a meno che tu non sia

Musulmano, ebreo o fedele della Chiesa Libera[2]; o molto malato.

Niente deve oscurare gli occhi, il naso o la bocca.

Ora guarda: questo sarai tu.

Lo dice il tuo passaporto.


*


[1]A livello di traduzione c’è una piccola precisazione da fare. “Il suo uomo”, cioè l’uomo di lei, è riferito al detective protagonista delle storie dell’autrice P.D. James; mentre il possessivo successivo “i suoi indizi” si riferisce proprio allo stesso detective.

[2] Wee Free è un termine che si riferisce al Protestantesimo. Dall’accezione derogatoria si riferisce a quella minoranza della Chiesa Libera di Scozia che si rifiutò di unirsi alla Chiesa Libera Unita di Scozia nel 1900. Nel verso, posto in mezzo alle parole Musulmano, Ebreo e malato, il termine assume significato politico e religioso in accordo con la tematica della poesia.


***

Jeremy Page ha pubblicato diverse raccolte di poesie, tra le quali In and Out of the Dark Wood (HappenStance, 2010) e Closing Time (Pindrop, 2014). Ha anche svolto traduzioni di Catullo, Leopardi, Rimbaud, Verlaine e Boris Vian. La sua novella London Calling è stata pubblicata da Cultured Llama nel 2018. È uno dei membri fondatori del trimestrale letterario The Frogmore Papers.


Fuori da Munkedal e Non ci devono essere ombre appartengono alla raccolta intitolata In and Out of the Dark Wood (HappenStance, Fife, 2010). Le altre poesie sono state inizialmente pubblicate in alcune riviste: Cartolina di Odessa in Agenda; Terra d’ombra in Finished Creatures; Leggendo P D James in San Francisco in Lamport Court; Stagione Chiusa in Acumen.

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