Poesia I L'Atlantide di Fernanda Woodman

Aggiornato il: mag 9

Fernanda Woodman fa la sua misteriosa comparsa qualche anno fa sul web, con testi innovativi, una poesia ironica, quotidiana e potente, che accende l’interesse per un qualcosa di piuttosto unico e viscerale nel panorama poetico italiano. Non si riesce ad avere nessuna informazione bio-bibliografica sul personaggio, è solo dato sapere che sta completando un diario che uscirà in un futuro indefinito.


Anni dopo, il mistero è svelato, l’autrice è un eteronimo di una poetessa italiana contemporanea talentuosissima, della quale volutamente mi astengo dal rivelarvi il nome, in quanto vi invito ad indagare, cercare altre poesie sue (in rete è facilmente rintracciabile il tutto, l’identità è smascherabile con qualche click). Mantengo l’anonimato perché immagino Fernanda Woodman e la sua controparte come le vite opposte ma parallele di un supereroe. Sappiamo che Batman è Bruce Wayne, ma che mondo sarebbe se non fossimo a conoscenza della sua vera identità?


Lasciando da parte discussioni su supereroi e le loro vite da persone comuni, senza costume o maschera, la confessione diaristica di Fernanda Woodman prende forma, si intitola Più Misteriosa Della Morte È La Domenica - Diario 2012-2018 e viene pubblicata per Sartoria Utopia nell’ottobre 2019. Il libro è fatto a mano, cucito con ago e filo, con la stessa accuratezza con cui la poetessa cuce insieme un immaginario surreale e post-moderno in cui quasi tutto è possibile o per lo meno immaginabile.

La silloge si presenta appunto come un diario, suddiviso in stagioni, e parte con le presentazioni nell’Intro, chiamando in causa “generazioni” che “sono barche incagliate nel cuscino” e “affondano nel sonno”.


È una raccolta ricca di immagini quotidiane, richiami cinematografici e sfumature pop-art racchiusi tra “portagioie manicomiali” e “ballerine in letargo”. Le prime, sembrano aprirsi come matrioske per rivelare la presenza di un’altra sosia più piccola all’interno e un’altra ancora - altri segreti. Le seconde, sembrano inchinarsi, volersi prendere gli applausi della platea e poi girarsi e alzare il dito medio verso i giudici. Questo, in senso canzonatorio, ironico, irriverente, non tanto per oltraggio a pubblico ufficiale, quanto per sottolineare una certa voglia di ribellione, una necessità di libertà da regole poetiche, giudizi critici e punteggi ideali. Un’irriverenza che trionfa non solo nella scelta lessicale ma anche nello stile privo di maiuscole, o nella punteggiatura: alcune poesie finiscono semplicemente con i due punti, senza che nessun elenco attenda dopo; altre richiedono un punto di chiusura; altre ancora finiscono senza punto, imprevedibili, in divenire. Ci sono poi “sogni rotti” e “piccole meduse assiderate”, traslochi veri o inventati, accanto a “topi che bevono vino” ed “ere di lenzuola”, mentre “droni e pterodattili usurpano le nuvole nel cielo di rame di un febbraio”.

Si entra subito nell’autunno. Non ci viene consigliato che vestiti indossare ma sappiamo che, come le altre, sarà una stagione a rallentatore. Il viaggio autunnale segue gli schiamazzi delle feste estive e procede su un treno Ventimiglia-Nice, nel tentativo di scappare dai bugiardi, cosicché le loro parole-menzogne si possano sciogliere tra un “tè nero” ed “una partita a scala quaranta”.

La modalità slow-motion prosegue, perfetta, nell’immagine di un “kebab che gira per l’eternità” e si amplia ulteriormente, come quei proiettili che si espandono all’interno, quelli che si dilatano solo una volta dentro ed esplodono nel costato. Questa esplosione in grado di fermare tutto e accelerare ogni cosa nello stesso momento, è data dal popolarsi e susseguirsi, anche all’interno della stessa poesia, di una serie di diverse coordinate temporali e spaziali. Così, su un tram, “stanotte” si entra “nell’Era dell’Acquario” e allo stesso tempo si é partecipi “del traffico delle sei e trenta”. Geograficamente, si è situati tra Atlantide e Milano, Piazzale Loreto, per essere precisi; è ancora autunno e le foglie che cadono dai rami vengono raccolte in quanto scambiate per patatine evase da un sacchetto.


Arriva l’inverno, portando con sé lampade-meduse, confuse sul se stare al mare o in una stanza, forse per illuminare il buio, dare una minima illusione che la luce porti calore per potersi riscaldare, sciogliere il gelo.

Primavera ed estate rimangono quasi incastrate in “mille traslochi immaginati”, pomeriggi che sbiadiscono nel “ricordo della luna”.


L’Astrologia ci dice che l’Era dell’Acquario - la nuova età dell’oro del genere umano, ricca di innovazioni tecnologiche, apertura mentale, spiritualità, conoscenza e solidarietà - inizierà l’anno 2600, ma le sue influenze sarebbero già percepibili al giorno d’oggi. Allo stesso modo, il futuro lontano di cui parla la Woodman profuma di un passato assai vicino, di un presente strano e assurdo ma sfiorabile con un dito, e di un futuro che è ovunque e da nessuna parte nello stesso momento. La tensione di queste forze opposte tra messa in pausa ed accelerazione improvvisa è forse data dalla co-presenza dei due governatori del segno dell’Acquario: la lentezza e la pazienza di Saturno lottano o meglio danzano, fanno yoga, con l’esplosività di Urano.


Nella danza di parole di questa poetica, l’Era dell’Acquario accade alla fermata del tram di Milano, in un ipotetico viaggio provvisorio di pendolari in giacca e cravatta, universitari stanchi ed iscritti al corso sbagliato, scippatori che cercano tasche da svuotare e tossici bellissimi, mentre all’orizzonte trionfano le scritte Goodyear e i poster di Sophie Marceau. In questo scenario, giovedì durano tutto ottobre, Milano diventa Atlantide, la sera si trasforma in autunno, per coronare e proseguire questa immensa dilatazione spaziale e temporale di stagioni che seguono un calendario tutto loro e luoghi che non compaiono su atlanti o cartine geografiche né tanto meno possono essere raggiunti con l’aiuto di Google Maps.


Qui, siamo dove abita lo s-decoro, l’anti-decoro, in “sere che non esistono” mentre “le notti aspettano dappertutto”. Non sono un caso, forse, il nome volutamente utopico della casa editrice, e il richiamo (fatto più volte) ad Atlantide, uno dei tanti non-luoghi, potenzialmente perfetto ed irraggiungibile; un’isola perduta, una città immaginaria sprofondata per disgrazia in un solo momento, all’improvviso.

In questa confusione spettacolare, tra stelle, aquiloni e “il traffico dei tricicli”, le poesie della Woodman incontrano le note del cantautore inglese David Gray che nella sua Slow Motion dichiara: “Mentre ti guardavo, ti dissolvevi lentamente/Me lo sono immaginato o i muri hanno occhi?/Me lo sono immaginato o ci hanno tenuti ipnotizzati?/…/La vita a rallentatore in qualche mondo non sembra reale/Fiocchi di neve stanno cadendo ed io li prenderò nelle mie mani”.

Ecco, l’appello al lettore sembra proprio di riconoscere la differenza tra rallentamenti ed accelerazioni, e di vedere il futuro come qualcosa che non è ancora qui ma è sempre presente come potenzialità. Una spinta utopica tra il qui ed ora, il là e poi, dove rimanere estatici, dove le posizioni di tempi e luoghi non sono più opposte ma diventano la stessa cosa, un’unica coordinata spazio-temporale verso Atlantide, verso l’Era dell’Aquario, per prendersi gioco di alcune immagini quotidiane, sempre uguali, e usarle per creare qualcosa di diverso, innovativo, sensazionale.

L’invito è quello di prendere un taxi per andare a fare una partita a bowling e fare strike. Fare strike, raggiungere un qualsiasi non-tempo e non-luogo in grado di farci percepire l’eterno girare delle cose e farci fermare nel movimento. Farci fotografare mentre anche noi, ipnotizzati in slow-motion, siamo intenti a raccogliere fiocchi di neve contenenti sogni spezzati da ricucire e meduse assiderate a cui offrire una coperta. La meta rivelata tra le pagine di questo diario sembra avvicinarsi al concetto di futurità dell’accademico José Esteban Muñoz, una dimensione utopica sia temporale sia spaziale che contiene in sé passato, presente e futuro, e punta ad una sorta di infinito, mai afferrabile completamente ma sempre percepibile in potenzialità. Futurità è ciò che ci fa capire che “questo mondo non è abbastanza, che manca qualcosa”.


Quindi fate i bagagli, il treno parte stanotte.


Non dimenticate ago e filo, a volte la vita è un taglia e cuci.


A volte, è un diario che racchiude sei anni di supernove e altalene e, a chi riesce a stare in piedi nell’oscillazione, promette un biglietto di sola andata per il regno di Atlantide o Gotham City.


Nota critica a cura di Sara Comuzzo


***

AUTUNNALE

me ne vado.

prendo il notturno Ventimiglia - Nice.

e su questi vagoni di serie B

confido di incontrare una ragazza complicata

per una partita a scala quaranta e un melograno

come nella scena scartata

di un qualsiasi film del primo Bertolucci.

tutto questo è autunnale

mi dirà mentre beviamo un tè nero da un thermos.

e degli spettri di mille bugiardi

non ci sarà più traccia.

*

ROMA

si aspettavano al cimitero dei treni

in giovedì capaci di durare tutto ottobre

ma erano appuntamenti sbagliati:

vicino ai vagoni c’era solo un cane giallo

o un sacchetto vuoto che volava

due cinesi gambe di ragno e zeppe enormi

questo è quello che ha da offrirmi l’universo

la nuvola dirigibile debellava il sole

che scompariva sotto la scritta good year

rimaneva la pompa di benzina

l’insegna e la conchiglia

il kebab girava per l’eternità

*

SOPHIE MARCEAU

era il tram numero uno che stanotte

partiva per Atlantide distribuendo ai passeggeri

fette di pane nero spalmato in Marmite?

a Milano lo aspettavamo alla fermata

stretti in montgomery blu dagli alamari slabbrati.

ed era autunno, come sempre.

le foglie cadevano.

credendole patatine cadute da un sacchetto

ne raccolsi una manciata dal marciapiede.

sognavo di essere la nebbia

di venire attraversata dal traffico delle sei e trenta

in Piazzale Loreto:


Sophie Marceau era su tutti i cartelloni

e l’orologio segnava l’Era dell’Acquario:

*

PIGIAMA PARTY

Il contrario del decoro abita qui

la stanza è una festa di scimmie e ergastolani

in pigiama a righe

e

le bucce di mandarino le hai annusate

in tutte queste sere che non esistono

alla luce azzurrata della tv

la lampada-medusa crede di essere nel mare

si muove dal muro alla finestra

e la notte la aspetta dappertutto

*

NATALE

come sono belli questi tossici

che nella notte puntano il cielo

aspettando il guaito del Cane Minore

sognano tutti la stessa stella

con le sembianze di una bambina thailandese

nel cortile un filippino organizza il traffico dei tricicli.

lei abita all’ultimo piano.

vicino alla nuvola e ai fiocchi di neve.

sogni rotti e piccole meduse assiderate.

*

VERSO LE CINQUE

sono la principessa delle brugole

dei mille traslochi immaginati

in estati che non erano le mie

volevo essere una tenda verde

sui balconi serrati delle case

sbattere alla luce alle ringhiere

assorbire i pomeriggi poi sbiadire

***

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