Poesia I Non Si Può Chiudere In Un Cassetto il Mare di Vittoria Di Candia

Aggiornato il: 6 giorni fa

La raccolta di poesie di Vittoria di Candia Non Si Può Chiudere In Un Cassetto Il Mare (Edizioni FogliodiVia, 2019), con il suo titolo evocativo, offre al lettore già da subito la sfida di un’impresa, una sorta di Mission Impossible senza l’aiuto di Tom Cruise.

Sono poesie semplici e delicate, che trattano di cose, azioni, persone ed emozioni comuni, quotidiane; cosa da dire assolutamente; cassetti da chiudere per rinchiuderci l’acqua, tenerla al sicuro. Ma la semplicità, sia chiaro, è sinonimo di leggerezza non di pressapochismo o dilettantismo. Come Donata Glori suggerisce nella sua prefazione, queste poesie “toccano il piccolo e il tutto”.

In questi versi, possiamo allora incontrare formiche in fila, le canzoni del mare, cose che non sappiamo, conchiglie, “la luna appesa/come una lampada sul comodino.”

Tra “l’allegria del tuono/prima del temporale”, sbocciano le emozioni per la nascita di una nipote e un breve excursus traccia i contorni di alcune figure familiari o comunque conosciute (Nonna, Madre, Giovanna).

© Viola Gesmundo

Proseguendo la lettura, la leggerezza si fa leggermente più pesante quando la radiografia delle piccole cose sfiora anche gesti umani che pongono fine al tutto e da cui non si torna indietro.

Si entra nel regno dell’assenza.

Brillano come un faro illuminato da una supernova rimasta incastrata in un momento di disattenzione, la ricerca di luoghi nuovi; l’accettazione dell’innocenza dei bambini; i silenzi insormontabili, persi, o meglio, imprigionati, tra “le carezze/pigre dopo l’amore”.


Le poesie sono intervallate da alcune illustrazioni di Viola Gesmundo che donano quasi un filo narrativo alla raccolta, una fune da tirare per tornare a casa, una boa di salvataggio in mare aperto. Un’ancora di salvezza che in un modo o nell’altro inietti la consapevolezza che “Abbiamo tanto da fare/svuotare il mare in un bicchiere/guardare oltre le parole”.


In questa ulteriore impresa impossibile ma affasciante, le poesie vanno al mare insieme alle parole del cantautore di Latina Calcutta, che nella sua Paracetamolo ci racconta: “Canto di gabbiano/ Dentro la mia mano/Se siamo in metro o in treno non mi importa/Io sento il mar Mediterraneo/Dentro questa radio/Ti prego vacci piano che se mi stringi così/Io sento il cuore a mille”.


Il mare è vita nella poetica di di Candia, è la linfa che scorre tra le vene e che esce fuori dalle funi del cuore, quando si decide di porre uno strappo. D’altronde, le onde stesse sono principio assoluto di mutamento, arrivi e ritorni, partenze e atterraggi.

A questo punto, non ci rimane che andare a comprare dei bicchieri, svuotare i cassetti per far posto al mare, alla vita, e accorgersi poi che “Non si può rinchiudere in un cassetto il mare”, giusto per tornare al punto di partenza, ciclicamente, il principio di tutto, il titolo stesso dell’opera.


Forse, fine e inizio coincidono fin troppo spesso e le impronte delle onde si confondono e si uniscono. Forse, questo è un invito a vivere liberi, senza prigionie, senza voler stipare la vita in cassetti o scompartimenti.

E forse, quest’estate, se vi troverete al mare, sotto gli ombrelloni o in battigia, a osservare le onde e sguazzarci dentro, penserete a questi versi, alla loro semplicità, alla loro leggerezza, al loro starsene a prendere il sole sullo sdraio della poesia.


Nota di lettura a cura di Sara Comuzzo

***

Qualcuno decide di morire


Poi qualcuno decide di morire

perché quel giorno, fuori, c’è il sole.

Decide che è il momento di strappare le funi

avvinghiate sul suo cuore.

Le strappa, e lascia che esca il mare.

*


Non sono più qui


Ecco non sono più qui, è un gioco.

Le parole svaniscono poco a poco,

diventano un brusio

la voce di api indispettite che vagano alla ricerca

di fiori.

Tutto è silenzio fuori, scompare una comparsa.

Recitava dal vivo e suonava senza spartito.

Dirigeva la vita con un dito,

a volte quello sbagliato.

Ho chiuso gli occhi, peccato.

Non sono più qui. 


*


Con passione


Ha sete la terra,

si aprono strade tra le zolle, distanze.

Corpi nudi mostrano le radici,

non piove mai abbastanza.

L’acqua sembra scivolare sui volti,

non si dischiude il fiore.

Le perle trasparenti brillano per un momento

sui fusti spogli,

cadono nella polvere che, per un momento,

si alza nell’aria.

Non c’è vento che attraversi il silenzio.

*


L’isola

Potrei disegnarti ad occhi chiusi:

il contorno del viso

la piega triste del tuo sorriso.

Non so dove vanno a riposare i tuoi occhi

quando non li posso guardare

diventano la parte nascosta della luna

quella rivolta verso il mare.

E quando raccogli il corpo tra le braccia

per poterti cullare, diventi un’isola.

Io resto fuori ad aspettare

*


Un papavero rosso


Da qualche parte c’è una crepa nel muro.

L’anima, appesa al soffitto come un geco, aspetta

di uscire.

Una finestra aperta sul cielo da dove poter

guardare

dove possa correre libero il battito del cuore

da qualche parte nei tuoi occhi,

non c’è bisogno di parole.

La gioia è un momento,

ha la consistenza delicata di un papavero rosso

che si lascia cullare dal vento.

***

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