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Poesia I testi di Ariane Castelo Cipriano

Aggiornato il: feb 4

La poesia della poliglotta Ariane Castelo Cipriano percorre le strade di ogni giorno, si ferma ai supermercati, rotola sui marciapiedi, fa omaggio ai gabbiani e parla di persone che ognuno di noi potrebbe incontrare ogni giorno. È una poetica che si snoda nei meandri dell’essere umano e si interroga su cosa significhi esattamente stare in piedi. Indaga più un restare vivi che un essere vivi, il senso di tenere gli occhi aperti invece che chiuderli.

E allora ci troviamo tutti a mettere un piede davanti all’altro come Vanda, una delle protagoniste di una di queste poesie, anche se lo sappiamo tutti benissimo che “non è questione di mettere un piede davanti all’altro”. Questi versi sembrano abbracciare in piena consapevolezza l’invito empatico dell’artista Bon Iver, che nel suo nuovo singolo Naeem, asserisce al mondo moderno: “E non può essere tutto qui/Ti sto dicendo che capisco come ti senti”. E così, parallelamente, Castelo Cipriano invita alla riflessione nei suoi testi; a metterci nei panni di questi personaggi incontrati per strada o nei supermercati e suggerire a loro e a noi stessi l’effimerità delle parole che però rimangono su carta: “Se vuoi ti faccio ascoltare la mia voce/ mentre evaporo con le nuvole”. E noi rimaniamo in ascolto, cerchiamo di capire, di fare attenzione alle parole. Avanti, impegnamoci; perché questa è una voce preziosa. Restiamo in ascolto.


Nota di lettura e traduzione a cura di Sara Comuzzo.


***


Breve nota sui testi: alcune poesie, con traduzione a seguito, sono state scritte in inglese. Quelle in italiano sono state composte direttamente in italiano. L'autrice scrive in portoghese, italiano e inglese. In più, parla (ma non scrive) anche in tedesco e spagnolo.


6,66


Whole Milk

Oats

Turkish Raisins

Napolina Spaghetti

Fun Size Bananas

Napolina Fusilli

Mini Biscuits Bites

Caramel


Weekday after work shopping

in a good mood surprisingly

not fast enough packing.


“You’re bad luck” says the man with

LOVE tattooed on four fingers of his right hand.

And he goes on: “devil’s number”, pointing with his eyes

to the total: 6,66


I paid by card and walked home smiling,

as if a pigeon had shit on my new coat,

wondering if there’s something wrong with Napolina

or why that cashier hated me so much.


6,66


Latte intero

Avena

Uvetta turca

Banane Fun Size

Fusilli Napolina

Assaggini di mini biscotti

Caramello


Spesa di un giorno settimanale dopo lavoro

di umore sorprendentemente buono,

non abbastanza veloce a mettere via le cose nella borsa.


“Porti sfortuna” dice l’uomo con

la scritta “LOVE” tatuata sulle quattro dita della mano destra.

E continua: “Il numero del diavolo”, puntando gli occhi

sul totale: 6,66.


Ho pagato con la carta e camminato verso casa sorridendo,

come se un piccione avesse cagato sul mio nuovo giaccone,

chiedendomi se ci fosse qualcosa di sbagliato nella marca Napolina

o perché quel cassiere mi odiasse così tanto.


*


Seagull


I didn’t know what a seagull was when I left school.

At university, after reading Chekhov’s play,

I imagined a delicate, beautiful bird.

I thought it would have black and yellow feathers, a small beak,

I was sure I’d be its friend.


I’ve now been living among them for two years.

Being woken up by their strident voices,

gazed at by those fierce, hungry, all-knowing eyes.


Today I saw a seagull with one of its wings hanging down, broken

the bird was pulling it along on the pavement

looking for benevolent eyes.

Was it asking “how am I going to fly again”?

or “would you kill me”?


I think I remembered all the attacks made by these creatures,

the child’s sandwich at the playground,

the tourist’s fish and chips,

a co-worker that can’t use his terrace without being shit on.


And I just walked away,

sort of knowing what I was doing,

Feeling that it was following me.

No, it was more like wanting it to follow me,

but it didn’t.



Gabbiano


Non sapevo cosa un gabbiano fosse quando ho lasciato la scuola.

All’università, dopo aver letto il dramma di Čechov,

immaginavo un delicato, bellissimo uccello.

Pensavo che avrebbe avuto piume nere e gialle, un piccolo becco,

ero sicura che sarei stata sua amica.


Ora, vivo tra di loro da due anni.

Sono stata svegliata dalle loro voci stridule,

guardata fissa da quei feroci, affamati occhi che sanno tutto.


Oggi, ho visto un gabbiano con un’ala a penzoloni, spezzata.

L’uccello la stava trascinando sul marciapiede

in cerca di occhi benevolenti.

Stava chiedendo “come riuscirò a volare di nuovo?”

oppure “mi uccideresti?”


Penso di essermi ricordata di tutti gli attacchi fatti da queste creature:

il panino di un bimbo al parco giochi,

il fish and chips di un turista,

un collega che non può usare la sua terrazza senza che gli caghino addosso.


E me ne sono andata,

più o meno sapendo cosa stavo facendo,

sentendo che mi stava seguendo.

No, era più un volere che mi seguisse,

ma non l’ha fatto.


*


Anguish


Vanda looks to one side

then to the other.


Vanda came from the South

of a South.


Vanda steps on the crosswalk,

crosses the street.


Vanda had child

after child.


Vanda doesn’t have time

to look at the steps she takes.


Vanda needed more

and went to work.


Vanda gets on the bus

and off the bus.


Vanda’s had tendinitis

and an operation.


Vanda’s anniversary:

ten years the same way.


Vanda’s anniversary:

fifty-one years alive.


Vanda stops

on her way from work

and notices

she’s stopped.


Vanda looks at

her feet frozen on the floor

and knows it’s not a question

of putting one foot in front of the other.


And Vanda puts one foot

in front of the other.



Angoscia


Vanda guarda da una parte

poi dall’altra.


Vanda viene dal Sud

di un Sud.


Vanda passeggia sulle strisce pedonali,

attraversa la strada.


Vanda ha avuto figlio

dopo figlio.


Vanda non ha tempo

di guardare i passi che fa.


Vanda aveva bisogno di più

ed è andata a lavorare.


Vanda sale sull’autobus

e scende dall’autobus.


Vanda ha avuto la tendinite

e un’operazione.


L’anniversario di Vanda:

dieci anni sempre uguale.


L’anniversario di Vanda:

cinquantun anni viva.


Vanda si ferma

mentre torna a casa da lavoro

e si rende conto

di essersi fermata.


Vanda guarda

i suoi piedi ghiacciati sul pavimento

e sa che non è una questione

di mettere un piede davanti all’altro.


E Vanda mette un piede davanti all’altro.


*


Odio


Ho ascoltato una donna,

che portava le scarpe a tacco alto

in un piccolo supermercato

dove non ho trovato quello che volevo,

dire che ci sono persone che esistono

e persone che non esistono.

Le prime, se le amo, le odio, se le odio, le amo

e questo è tutto.

Non c’è odiare qualcuno perché non lo ami,

capisci? chiedeva al telefono,

Guardando me che,

un po’ distratta, ho detto di sì, chiaramente, con la testa.

Ma la verità è che ci sono dei dubbi.


Ho colto l'occasione per dirle che erano belle le scarpe,

ma non ho potuto capire come faceva a camminare così in alto.

Ho anche preso un biscotto in offerta che non ho mai mangiato

per potere rimanere lì, vicino a lei.

Ma non le ho detto che non potevo accettare che tante persone

lasciassero la loro esistenza così improvvisamente,

neanche che io odiassi i miei amori.

Forse perché le mie scarpe sono troppo basse.



*


Irgendwann fällt jede Mauer


Da piccola credevo che,

così come io potevo vedere il reporter nella tv,

anche lui mi vedesse.

Per quello ero molto seria quando lo guardavo

mentre diceva buonanotte.


Da giovane ero sicura che non sarei stata capace

di smettere di mangiare le unghie.

Ho detto: è una parte di me

come sognare

di saper volare.


Pochi anni fa pensavo di non avere

la voce nel cuore

ed ho chiesto agli dei potenti

di farmi muta per non soffrire l’attesa.


Prima di guardare le nuvole

evaporare per la prima volta

non avevo mai pensato

alla loro impermanenza.


Adesso non ho la tv,


le mie unghie le taglio con le forbici,


e se vuoi ti faccio ascoltare la mia voce


mentre evaporo con le nuvole.



*


Erst kommt das Fressen


Oggi ho visto un uovo bellissimo,

con una forma diversa,

ed ho voluto apprezzare di più

la sua incongruenza.

Ma prima di essermene resa conto

l’ho rotto nella ciotola,

e quando era diventato

un’omelette già non mi ricordavo

della sua stranezza.


Per me le cose belle, come le uova,

dovrebbero essere ammirate di più.



Sicuramente è più facile quando non si ha fame.



*


indifferenza


sai quando cammini senza guardare



o quando cammini nella notte in cerca di qualcosa



quando pensi di poter camminare ma rimani fermo



sai quei giorni in cui l’unica qualità è assomigliare ad un altro



neanche l’altezza delle scarpe ti dà vertigine



non ti ricordi mai che sai legare i lacci

delle scarpe


oppure pensi che

ma non riesci a finire il pensiero



qualcuno penserà che è una

questione

di personalità

come portare o no le scarpe sulle moquette


ma in realtà

niente


può diventare una domanda



***


Ariane Castelo Cipriano ha studiato Filosofia a São Paulo. Ha avuto una varietà di lavori in Brasile, Argentina e Germania prima di stabilirsi a Brighton, in Inghilterra, dove frequenta attualmente il Corso di Scrittura Creativa al New Writing South. Lavora sia come modella sia come operatrice con persone affette da difficoltà dell’apprendimento.