• Antonio Merola

Poesia | Il filo quotidiano di Maria Teresa Murgida


«Il filo quotidiano segna l’esordio letterario di Teresa Murgida […] La parola ‘luce’ si ripete spesso tra le liriche, ed è un elemento importante, essenziale per capire il percorso creativo dell’autrice. Se consideriamo che i filosofi greci pensavano alla luce come a un principio di conoscenza, possiamo dire che la poesia di Teresa nella luce si completa»,


dalla prefazione di Michela Zanarella a Maria Teresa Murgida, Il filo quotidiano (Compact edizioni, 2019)


Battiti e radici


A volte di notte sento il tuo cuore respirare sotto gli strati di pelle.


Potrei toccarlo con le dita. Vedo la fragilità del corpo annuso la potenza dei battiti.


Le tue palpebre abbassate sono sentinelle stanche.


Io candela del tuo sonno.


Crescono radici tra le costole germinano i semi nelle vene.


Aspetto i rumori del risveglio.


Il vento sulle tende: folate di luce negli occhi.


*


Eletta piuma


Respiravi il mio sangue da sei mesi.


La prima volta che vidi la danza di uno stormo.


Inchiostro con le ali mutava con il vento nel cielo enorme di Roma.


Così dormivi al centro del mio corpo.


A volte sobbalzavi agli urti del mio cuore eletta piuma viva con ciglia fuse.


*


In un foglio di mare


Mi rannicchio in un foglio tra un punto e una virgola.


Punto le ginocchia al mento.


Sotto i miei piedi alghe d’inchiostro, meduse silenti di versi.


Chiudo gli occhi tra i flutti di una frase.


Mi trascina al largo una vela bianca di parole.


Sul fondo di un libro sono lontana, divento conchiglia sono spuma che scrive.


*


Le parole che non dico


Le parole che non dico a nessuno lievitano in una spiga.


Nell’ampia piazza del campo di grano si gonfiano dello scroscio nella pozza sulla strada.


Diventano cervo e volpe nei cirri sospesi.


Poi sentono un vento arrivare che sposta i rami.


Montano di tramontana nella gola, plasmano piume, e urlano nei becchi delle aquile.


*


L'ultima notte


Se avessi saputo che era l’ultima notte, ti avrei consegnato i miei capelli nido per le tue mani.


Non avrei spento la luce e i miei occhi non li avrei fatti dormire.


Non avrei scelto il cuscino sotto il mio capo, né coperte per i miei fianchi.


Avrei soffiato il buio da sopra i miei seni.


Saresti stato seme per me che ritornavo nuda come terra a gennaio.

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