• Antonio Merola

Poesia | Introduzione al mondo di Idolo Hoxhvogli

«Il libro è suddiviso in tre parti: La città dell’allegria, Civiltà della conversazione, Fiaba per adulti. Queste tre parti sviluppano una forma di introduzione al mondo.La città dell’allegria introduce ad alcune patologie della società contemporanea. Civiltà della conversazione introduce alle contraddizioni della vuota conversazione che opprime i nostri giorni. Fiaba per adulti è l’ingresso tragico di una bambina al mondo attraverso l’orribile esperienza della pedofilia»: così Idolo Hoxhvogli introduce la propria Introduzione al mondo (Gli ibischi, Orientexpress, 2015) a Lorenzo Spurio, in chiusa del volume. Si tratta di un insieme di brevi prose dalla forte caratura poetica e filosofica, che si ispirano agli apologhi, ai bestiari e alla microsaggistica, come ci confida ancora una volta l'autore. In questa sede abbiamo deciso di occuparci della sola sezione iniziale di cui alla fine presenteremo degli estratti.



La città dell'allegria colpisce prima di tutto per essere una microdistopia. Come ci raccontano gli estratti, in una piccola cittadina un sindaco ha deciso di installare degli altoparlanti a ogni crocevia, angolo o finestra che incitano gli abitanti all'Allegria. Quindi è qualcosa che non sembra riguardare tutto il mondo, ma un esperimento sociale installato in un loco specifico, che dovrebbe funzionare come campo di prova dell'esperimento. Altro elemento a favore di questa tesi è la venuta di uno «straniero» in città, che si sente piuttosto spaesato. Eppure, è chiaro come La città dell'allegria metta in scena quel passaggio dal particolare all'universale tipico della buona scrittura. La città dell'allegria è una città mondo.


Abbiamo deciso di inserire questi estratti nella nostra sezione poetica. Sebbene infatti il tiro filosofico-pedagogico, per cui ciascuna prosa funziona come un breve sermone o una piccola parabola, paia prendere il sopravvento, La città dell'allegria, così come il resto dell'Introduzione al mondo, mostra una continua tensione poetica, che non si lega alla metrica, ma alle immagini scelte e al ritmo. Emerson scriveva che la poesia detta da sé il proprio ritmo e questa idea ha portato la poesia americana a una tradizione che, da subito, ha sfondato il verso, basti pensare a Walt Whitman. Come avevamo già scritto in precedenza, la poesia americana si ispira all'oratoria e da questa alla «retorica delle emozioni», per cui l'oratore (o il poeta) attraverso il ritmo, evidentemente non per forza metrico, coinvolge il lettore a esperire l'intuizione che si cela nel testo. La città dell'allegria coniuga in sé proprio questi due aspetti: quello oratorio, che si evince dagli intenti filosofici, e quello ritmico, che spingono il lettore a scoprirne il segreto celato.


C'è poi un'altra lezione, ancora americana, che ci sembra Idolo Hoxhvogli abbia fatta propria: quella di Herman Melville. Come succede in Moby Dick, infatti, La città dell'allegria racconta una storia, ma racconta anche se stessa, il proprio funzionamento. Basti prendere a esempio le prose proposte: passiamo dalle impressioni di uno straniero arrivato alla Città dell'Allegria, a una mappa, alle lamentele di Leo, uno degli abitanti della cittadina, alla sua struttura, spiegata attraverso delle formule matematiche. Questi cambi di scena e di registro continui tengono alta l'attenzione del lettore e ci danno una prova ulteriore della scrittura dell'autore. Certo, il paragone con Melville regge fino a un certo punto, perché Introduzione al mondo non ha lo stesso abbraccio e lo stesso respiro di Moby Dick. È come se Introduzione al mondo si presentasse come una bozza, una buona bozza, di un'opera che sarebbe potuta riuscire perfetta.

Se dovessimo operare poi un paragone con la scena italiana, Introduzione al mondo potrebbe essere inserita nello stesso filone di Sonno Giapponese (2020) di Gabriele Galloni. Ma il procedimento tra i due autori è inverso: Galloni infatti parte dalla poesia e cerca di spingerla in una prosa antropologica, a tratti etnografica. Il perché di questo paragone, però, è soprattutto un appello, perché di esperimenti come questi la scrittura ha sempre bisogno. Ma esperimenti come questi fanno fatica a essere inquadrati in un genere preciso e di conseguenza a essere accolti in una collana specifica. Invece, come abbiamo sperato di accennare, magari per altri sbagliando, si può prendere un testo e con le dovute precisazioni critiche proporlo in una sezione specifica, che nel nostro caso ha coinciso con la sezione poetica.


Nota di lettura a cura di Antonio Merola




La città dell’allegria


La città è piena di altoparlanti che gridano «Allegria». Giorno e notte. Ora dopo ora. Istante per istante. «Allegria» ogni minutissima e quasi indivisibile porzione di tempo, cosicché l’«Allegria» precedente si mescola al successivo e agli altri emessi dalle trombe. La parola emessa è incomprensibile, tanto è il frastuono.

Uno straniero vuole cogliere l’unità minima del baccano. In un lampo si avvicina a un megafono, come un gatto lesto. L’urlo «Allegria» ne scuote subito le viscere, lo getta lontano e lo striglia fino al midollo. Gli stranieri si ritrovano buttati fuori da un roboante «Allegria». Da vicino l’«Allegria» può essere pericoloso, ma è ovunque vicino in questa città, dunque piena di pericoli.

All’inizio il sindaco volle incitare gli abitanti a essere felici. Fissò altoparlanti nelle strade, dentro e fuori i negozi, rivolti alle finestre delle case. L’idea deve essere fuggita di mano, oltre che dalla mente. Gli altoparlanti si sono moltiplicati. È giunta l’assuefazione, tanta che l’«Allegria» lo sentono soltanto i forestieri in un fragore confuso. Ripetutamente si avvicinano a un megafono per essere sbattuti fuori dall’urlo.

I cittadini vedono forestieri gettati via, e sono infastiditi, non perché i forestieri vengono sputati al di là del mare e delle colline, ma perché lo scaracchio non arriva lontano, e può colare, scivolando da zattere e pendii, fino agli stipiti delle porte.


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III. Leo scrive al sindaco


Signor sindaco, la prego cortesemente di far rimuovere l’altoparlante della via in cui abito. Perché mi permetto una simile istanza? Il motivo che mi spinge a rivolgerle parola è il seguente: suddetto megafono si trova accanto alla finestra della stanza in cui dormo, o meglio vorrei dormire, in quanto non riesco a chiudere occhio in seguito alla riforma di cui lei è promotore. Non è mia intenzione contrastare l’innovazione. Un altro motivo mi spinge a formulare questa preghiera: sono malato, e l’allegria nuoce gravemente alla mia salute. Da tempo sono tra vita e morte poiché colpito da allegrite, pericolosissimo morbo che percuote pochi sfortunati. L’allegrite mi rende impossibile vivere l’allegria. Da anni sono privo di una gradevole disposizione. Chiedo di poter stare in casa senza infastidire col mio malanno, lontano dalle strutture sanitarie, alleggerendo così la spesa pubblica. In attesa di notizie, le auguro i giorni sereni che a me mancano.


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IV. Struttura


Un trasduttore (T) è un dispositivo che converte una grandezza da una forma all’altra. Ogni trasduttore è caratterizzato da due grandezze: la grandezza di ingresso (GI) e la grandezza di uscita (GU). Se conosciamo la relazione che lega la grandezza di ingresso alla grandezza di uscita, possiamo, a partire dal valore di una, risalire al valore dell’altra.


GI → T → GU


L’altoparlante (A) è un trasduttore elettroacustico (TEA), cioè un dispositivo che trasforma l’energia elettrica (EE)in energia sonora (ES), la quale si irradia nell’aria.


A = TEA

EE → TEA → ES


Tra gli elementi che compongono gli altoparlanti, un ruolo basilare è giocato dal diaframma elastico vibrante di forma conica (D). L’essenzialità del diaframma può essere compresa se consideriamo il funzionamento di un altoparlante: il diaframma è collegato a una bobina (B), la quale è immersa nel campo magnetico di un elettromagnete o di una calamita (EM/C). Quando la bobina è percorsa da un segnale elettrico variabile (SEV), si sposta e mette in vibrazione il diaframma.


EM/C

SEV (EE) → B → D → ES

EM/C


La tassonomia degli altoparlanti può essere stilata secondo diversi parametri. Ci limitiamo a distinguere due categorie: gli altoparlanti a radiazione diretta (ARD, il diaframma irradia il suono direttamente nell’aria) e gli altoparlanti a tromba (AT, il diaframma irradia il suono nell’aria attraverso un condotto detto tromba). L’altoparlante a tromba è utilizzato per trasmissioni all’aperto, dove è necessaria una maggiore potenza.


ARD = D

AT = D + T


La tromba (T) è un condotto acustico rigido. L’estremità più stretta, che guarda verso il trasduttore elettroacustico, è chiamata gola (G). L’estremità più grande, che irradia le onde sonore, è la bocca (B).


T

G < B


Gli altoparlanti, oltre le varie componenti tecniche (VCT, che dipendono dalla tipologia di altoparlante), hanno un’anima (AN).


A = VCT + AN



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