Poesia | Là di Étienne Paulin (Éditions Gallimard)

Aggiornato il: apr 9


Photo by Michel Durigneux

Paolo Pitorri porta avanti per Yawp Poesia la rubrica sui poeti francesi contemporanei, editi e inediti. Oggi vi presenta Étienne Paulin e il suo , edito da Gallimard nel 2019.


Mais ces noirs graffitis / sont les restes d’un feu questa l’epigrafe che apre la raccolta . In questa frase è riposta l’essenza di questo testo. Il ricordo è una bruciatura, una ferita, un’orma fosca sulla pelle. Non sono versi facilmente comprensibili, il lessico utilizzato a volte risulta antico e questo rende la stesura affascinante. È un’abilità di Étienne che non scade nell’arcaismo ma rimane sfacciatamente moderno ed elegante sulla pagina. La tipicità della raccolta è l’assenza di segni interpuntivi, più che assenti sono rari e ben calibrati. Il respiro è equamente sviluppato dalla lunghezza del verso e dagli spazi bianchi. Ciò che risalta all’occhio è il sacrificio della lettera maiuscola, forse una scelta estetica? Non possiamo dirlo. Étienne appare sostenuto e pacato, sembra quasi che questo aspetto della sua scrittura riesca a dare uguaglianza alle parole, come se il menefreghismo della regola possa restituire una certa armonia al tutto.


La raccolta è centrata sul significato dell’avverbio Là, quello temporale e quella spaziale. L’oggetto libro contiene un mondo, tempi passati, presenti e futuri. Altre volte regna l’indefinito, come i primi due versi della poesia Roulis:


tellement sourd qu’on ignore / si c’est quelque chose ou rien


Altre volte i ricordi vengono rievocati da luoghi dettagliati e sfocati, per essere poi stesi sul foglio. È l’esempio della prima poesia Sans réponse:


mon enfance est retenue / dans une espèce de verriere / je n’ai en tête qu’une jourunée


andando avanti Étienne descrive minuziosamente il luogo, una baracca, dove sfoggia una tristezza vanitosa con la quale celebrare la sua infanzia tormentata, ma la lettura e il pensiero risultano ironici e il vanto si veste con il mantello della mestizia così da creare una patina densa, appunto una vetrata, che risuona di sensazioni malinconiche:


pavés insignes / dans les masures les tommettes / voilà de quoi parler voilà pour parader / pourtant dans le lointain / dans la gorge du passé / sa tessiture la plus terne / on rirait de s’en aperçu / cela ! pourquoi l’avoir gardé / comment le dire alors / nul ne remue jamais / nul ne revoit ce genre / de souvenirs


Anche qui la poesia termina senza punto. In realtà nella raccolta solo due poesie terminano con il punto. Questa ambiguità rende speciale ogni poesia.


Le poesie di Étienne, soprattutto quelle in cui parla dell’infanzia somigliano a delle fotografie che si illuminano. Il Poeta è delicato e riesce a creare una commistione tra il pensiero nero e quello azzurro, tra il grigio e il malva. Sì, la raccolta emana colori, immagini e odori e celebrano così la bolla della rimembranza.


Molte parole tornano nei versi in maniera ossessiva, insistente, come il termine mots, insieme ai più discontinui enfance, noir(e) e poème. Ma cosa sono per Étienne le parole (mots):


  • mots feuilles mortes / cet équilibre que je recueille (pag. 13)

  • vite au-dessus des arbres / vite dans le noir / vite un endroit pour dire / les deux v du mots vivre (pag. 14)

  • j’ai les mots pour moi / dit l’imposteur agile(pag. 15)

  • les mots qui n’en sont pas / infligent leurs ombres / ne sont que trop des mots (pag. 16)

  • mais comment se moquer d’un murmuere / mots prisonniers (pag. 32)

  • un mot suffit … mot assommé … pas même ce mot : lampe-tempête (pag. 36)

  • les mots ont disparu (pag. 56)


Parole come foglie morte, nascoste, soffocate. Certo è che queste parole trascinano con sé un lessico che diventa familiare, e la parola si attacca al grido, al canto, al vento, al poema, alla morte creando così una nuvolosità che fa piovere parole su parole. Parole senza punto, un fiume che accompagna in un luogo indefinito. Forse il Là è dove Étienne ha il suo posto sicuro.


Nota di lettura e traduzione a cura di Paolo Pitorri


MÉPRISE


il y a un buisson dans mon enfance souvent tu le vois


mais tu es inquiet et tes yeux sont grands


EQUIVOCO

c’è un cespuglio nella mia infanzia sovente lo vedi


ma sei preoccupato e i tuoi occhi sono grandi


*


À PROPOS

mais comment se moquer d’un murmure mots prisonniers


ce qui ne put être entendu


même par grand froid et dans le noir épais


je veux parler


A PROPOSITO

ma come prendersi gioco di un murmure parole prigioniere


ciò che non poté essere inteso


anche dal grande freddo e nello spesso nero


io voglio parlare


*


oui j’ai peur de la phrase, de la pensée, de l’ordre. écrire fait monter la mort, ses orgues sont lourdes, pas déchifrables. assez de force pour perdre connaissance, et tout juste, et encore. les yeux font male, ça chante.


si ho paura della frase, del pensiero, dell’ordine. Scrivere fa salire la morte, i suoi organi sono pesanti, non decifrabili. abbastanza forte per perdere conoscenza, appena, e ancora. gli occhi fanno male, ça chante.


*


EN FORÊT

chère nuit j’aime le mauve que tu laisses les arbres que tu couves


prison d’air et de suie promenades lierre malade et souvenirs


NELLA FORESTA


cara notte amo il malva che abbandoni gli alberi che tu covi


prigione di aria e fuliggine passeggiate edera malata e ricordi



*Copyright testi di Gallimard



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