• Antonio Merola

Poesia | L'estate del mondo di Gabriele Galloni


«Siamo in spiaggia; è l'estate che precede/ la nostra nascita». Con la nuova raccolta L'estate del mondo (Marco Saya, 2019) Gabriele Galloni prosegue il lavoro cominciato a partire da In che luce cadranno (RPlibri, 2018) e che era stato interrotto dal breve intermezzo di Creatura breve (Ensemble, 2018). L'abilità del giovane poeta romano è nell'avere creato una poesia che possa ripetersi in serie: gli basta infatti scegliere ogni volta una situazione archetipica, che sia la vita dopo la morte o l'estate... o chissà che altro e farne il focus di una raccolta che arricchisca una collezione personale ad perpetuam. Quella della serie appare per prima cosa come una esigenza professionale. Se il prodotto di In che luce cadranno ha avuto un ottimo riscontro di critica e di pubblico, ciò non si può dire per il laboratorio di produzione galloniano. Classe 1995, Gabriele Galloni ha già all'attivo quattro raccolte poetiche, di cui le due citate all'inizio uscite persino nello stesso anno, più la raccolta di prose Sonno giapponese (Italic Pequod, 2019). E questa sovrapproduzione è sembrata ad alcuni eccessiva, secondo una formula per cui la quantità farebbe necessariamente perdere in qualità. Così, dopo Creatura breve, che per molti non è stata all'altezza di In che luce cadranno, non potendo esimersi dallo scrivere con costanza, Galloni ha dovuto inventare una formula che potesse garantirgli di tenere assieme qualità e sovrapproduzione: la scrittura in serie. Ora a ben vedere, non è raro che una raccolta poetica si costituisca attorno a un tema. Ma fare della poesia di Galloni una poesia tematica sarebbe fuorviante e limitativo. Se un tema rischia infatti, prima o poi, di esaurirsi nella biografia o nel civile, non si può dire lo stesso per un archetipo, che è in grado invece di cullare l'umanità. E gli archetipi sono tanti, quante le declinazioni che ciascuno può assumere. Come l'estate. Che in Galloni è prima di tutto l'estate dei ragazzi delle case popolari tra Roma e il litorale: «Immaginiamo un mare dietro l'ombra/ dei caseggiati popolari; e invece/ dell'acqua una radura vasta, sgombra./ E noi di chissà quale muta specie». E che presto diventa, come esplicita anche il titolo, «l'estate del mondo». Non più quindi solo l'estate biografica del poeta, ma l'estate di tutto il mondo, dove Galloni, senza affrontarlo in maniera diretta, sembra però cogliere il sentimento di catastrofe che stiamo imparando a cogliere per via dei cambiamenti climatici in atto, delle diseguaglianze sociali... e potremmo andare avanti, senza farsi mai poesia civile. L'estate ha la capacità infatti di segnare tanto gli inizi quanto le fini. E Galloni carpisce questo sentire, senza mai spiegarci che cosa stia per iniziare o che cosa stia davvero per finire, ma facendoci sentire sia l'inizio che la fine: lasciandoci qualche verso in riva a una spiaggia dove l'umanità aspetta. Nota di lettura di Antonio Merola a Gabriele Galloni, L'estate del mondo, Marco Saya, 2019. Siamo in spiaggia; è l'estate che precede la nostra nascita. I tuoi non ritornano e una voce continuamente chiede l'ora. Tu indossi un abito che è identico a quello che amerai una volta viva. * Immaginammo un mare dietro l'ombra dei caseggiati popolari; e invece dell'acqua una radura vasta, sgombra. E noi di chissà quale muta specie.

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