• Antonio Merola

Poesia | L'estate di Gaia di Alessio Paiano

«[…] Un’aggiunta, in chiusura, pare doverosa e pertinente. Paiano è un poeta nato negli anni Novanta e, scrivendo contributi critici di straordinario spessore per diversi litblog, vive in prima persona i processi in atto tra le nuove generazioni di autori, problematizzando in presa diretta numerose questioni che animano il dibattito (vivissimo, si sappia!) tra gli scrittori di poesia nati negli ultimi trent’anni. Bene: in questo esordio non ha lasciato in disparte una verve squisitamente polemica attigua al quid che caratterizza le sue incursioni online da critico militante. Chi avrà orecchie per intendere intenderà. E chi scrive si domanda se esistono scrittori, in questa generazione, capaci di non separare il proprio lavorare critico da quello dell’esecuzione artistica, ponendosi su un livello che è superiore a dinamiche meramente amicali o di interesse nella costruzione della propria figura pubblica (social). Uno scrittore che, insomma, riesca a rendere critica e scrittura due dimensioni commutative necessarie alla realizzazione di un unicum letterario. Chi scrive si risponde che sì, uno c’è: Paiano»,


dalla postfazione di Andrea Donaera ad Alessio Paiano, L'estate di Gaia, (Musicaos, 2018)


«L ’ESTATE DI GAIA, lungi dall’essere un poema compiuto, è un pantano in cui l’autore non può che sprogettare quanto ideato. Negata ogni paternità dell’opera, com’è per ogni azione digitale, che è il mondo anarchico dell’inconoscibile, la scrittura non è che programmazione meccanica di suoni elaborati da un lettore automatico; decaduta la storia non si può che costatare il decadimento dei propri propositi e di ogni progetto riguardante la scrittura di un inetto digitale, Camicia Pezzata, scarto narrativo di un rapporto senza contatto, osceno, conunprofilo digitale, Gaia»


[...]Ho vinto tutti i miei premi contando le sillabe dei versi E ogni cosa è al suo posto sì! ogni cosa è al suo posto arroccata in un castello di carte - che disastro sarebbe! violare i programmi


Ho cantato i nomi delle strade le schegge e le persiane l’amore del mio popolo e la sua rivoluzione per pagarmi la pensione


e ora andiamo! andiamo ammutolito ogni presagio


Randagio tornavi a casa nel banale barcollare d’un abbozzo d’avventura mai avvenuta Architettavi di notte disfatte fughe in fumi d’alcol rimandate


ma chissà se sono io a osservare la città


(estratto da CAMICIA PEZZATA: LECCE DOPO PRANZO)


*


IL TRENO LECCE-ROMA (UN EPILOGO ANNUNCIATO)


I. (Partenza)


Un mago indiano del Duomo solletica il fondo di nero mistero i cieli che sono i rovesci dei mari Ricordo la tua guancia maculata dal focolare abbagliata


Contare le fogliole di marmo tra i piedi scricchiate dei turisti ignari agroppolati a cercar l’ora alle statue d’impietrati guardiani


Un sms annuncia crudele la fine dei dati


La piazza t’ha raccolto come un cane


*


BREVE SAGGIO CRITICO SULLA POESIA CONTEMPORANEA


Si stampa ed è come un abbandono: non una parola più m’appartiene


Addio lettore! Mi ripudio tutto!


Ad Andrea che chiedeva: «Dove va la poesia contemporanea?»


A puttane! A puttane!

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