• Antonio Merola

Poesia | L'istinto altrove di Michela Zanarella

Aggiornato il: 14 dic 2019

Di Michela Zanarella ci eravamo già occupati a proposito della raccolta Le parole accanto (Interno Poesia, 2017) qui e di Meditations in The Feminine, edito nel 2018 dalla casa editrice newyorkese Bordighera Press. Oggi presentiamo il suo ultimo lavro: L'istinto altrove, uscito da poco per l'editore Ladolfi. 


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Da quando ho letto Le parole accanto, se Michela Zanarella pubblica qualcosa di nuovo, io mi ritrovo sempre in prima fila tra coloro che vogliono leggerlo. È una di quelle poete che sono contento di avere conosciuto; anche perché, mentre la generazione dopo la mia si troverà l'intera produzione di Zanarella già bella e fatta, conoscere di persona, o meno, un poeta che per qualche motivo ti trovi a stimare, significa anche confrontarsi con la sua produzione in fieri. C'è poi il fatto che, se parliamo di generazioni, io e Michela ce ne passiamo almeno una, per cui è

come se la sua poesia mi parlasse da una stagione che tutto sommato è abbastanza vicina da rassicurarmi – sempre che la poesia possa anche rassicurare. Leggere L'istinto altrove vuol dire leggere un canzoniere amoroso, su questo non c'è ombra di dubbio. E a una prima lettura, sembrerebbe anche di trovarci davanti a una impostazione diversa dalle precedenti e, in generale, diversa dall'uso comune, e per tanto coraggiosa: la raccolta infatti scorre senza nemmeno una sezione o qualche altro indizio che potrebbe farci pensare a un lavoro strutturato. Anche perché, il leitmotiv di questa raccolta è la parola «silenzio». Eppure, il lavoro di Zanarella è intuibile proprio nello stile: da sempre Michela utilizza parole e costruzioni talmente semplificate, che non possiamo pensare alla sua scrittura se non come a uno stile conquistato. Quando una volta le chiesi delle poesie inedite per Yawp, riuscii a sbirciare meglio nel suo cantiere: il labor limae di Zanarella consiste nel passare dal semplice al semplicissimo. E ciò, non è mica facile. Si tratta di una poesia che è aperta al vasto pubblico: dentro ci sono immagini archetipe come il mare, il cielo, le nuvole, il sole e la luce, che sono utilizzate con una tale leggerezza, da farti ricordare perché hai iniziato a leggere la poesia. Se poi entriamo ancora di più nella storia di questa raccolta, allora scopriremo che il silenzio è messo in bocca a un personaggio che, nella pseudo finzione, non coincide affatto con chi scrive; il personaggio silenzioso è l'altro da sé, forse il compagno di una vita o la personificazione stessa di una idea, una persona fittizia, un personaggio appunto, e per giunta anche lo stesso silenzio sembrerebbe rimandare a qualcosa d'altro, oltre alla semplice mancanza di parole - quasi fosse la metafora di una malattia diversa. In questo modo il testo assume una valenza metaletteraria e assieme esistenziale: è la poeta che si fa carico della voce per entrambi. Credo che questo lavoro sia una raccolta di congiunzione e che forse andrebbe letto dopo essersi già confrontati con Le parole accanto. A lettura terminata, scoprirete che L'istinto altrove funziona anche così com'è, senza sezioni o altre divisioni: funziona, perché c'è una verità che brilla in ciascuna poesia e che ha un sapore orientale, armonico.


Nota di lettura a cura di Antonio Merola a Michela Zanarella, L'istinto è altrove, (pref. Dacia Maraini, Ladolfi, 2019)


Prima di partire e salutare la città ti chiedo di restarmi nell'anima come un sole che rincorre la vita nelle strade. Mi specchierò ogni istante nell'amore che abbiamo tentato di dirci in silenzio. Proteggerò anche quelle parole che forse non hai capito e il tuo sguardo come l'albero dove chiamare i gabbiani a fare il nido.


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Nell'amore che mi vive dentro so che ci sei. Ti sei abituato a sentire la luce dopo il mio bacio. Forse hai bisogno di slegarti da un tempo che ti ha troppo ferito. Anche per te arriveranno verità come i raggi caldi dell'estate e dovrai solo assistere al sole che sorge accanto all'armonia del mio canto.


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Non è solo il cielo ad occuparsi di noi c'è il miracolo della vita che ritorna ed è tutto un disegno perfetto pari ad un'eco dolce di mare. È possibile che io incarni il sentiero di una strada bianca di campagna e tu lo scoglio che si lascia sconsacrare dalle alghe. È possibile che ci sia tra noi un mondo di memorie già vissute di un amore che ti ho dato nel passato. Ci vorrebbe la stessa luce di quel tempo per risvegliare un respiro benedetto.


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Quanti si amano come noi abituando gli occhi alla distanza coprendo le labbra di silenzio? Riempiono l'anima di luce senza che il tempo se ne accorga protetti dal destino. Forse hanno soltanto obbedito alla vita che ci ricorda dove siamo stati acqua della stessa sorgente.


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Ieri ti ho guardato come si guarda in volto la vita pur sapendo che il tempo non ha fatto altro che percuoterci di malinconie lasciandoci come nuvole in attesa. Eppure questa storia ci sta insegnando ad amare ad accudirci per schivare il fango. Questa storia è forse un intrigo di occhi come una favola azzurra che vuol essere letta ad alta voce.


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Mi avvicino a te moltiplicando il rumore delle nuvole con lo sguardo. Nel cielo c'è tutta la verità di quello che sento. Dall'altra parte del tempo esiste già qualcosa di noi un mondo in dissolvenza che ci conosce e ci vede raccogliere silenzi con le mani come se fossero stelle tra gli alberi.

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