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Poesia | La perizia della goccia di Riccardo Canaletti

Aggiornato il: 11 dic 2019

«Scrivere sul terremoto che Riccardo, abitando a Tolentino, ha vissuto sulla sua pelle, era un compito difficile, molto difficile. Si sa che in queste situazioni spesso, anche negli autori di livello, finisce col dominare il patetismo, magari il più sincero. Niente di tutto questo nella Suite del sisma: nessun tono retorico, nessuna commozione troppo facile e dispiegata […] Metafore e similitudini sono di una pregnanza realistica, ma in qualche modo naturalmente lirica, senza che ciò comporti la minima forzatura».


dalla prefazione di Umberto Piersanti a Riccardo Canaletti, La perizia della goccia, affinità elettive, 2017.



Dalla sezione Nelle mani si perde:


meno due gradi o giù di lì

la notte rimbocca lo stradello bianco di fiocchi e selciato. è una cura continua

la perizia della goccia che scivola sul prato.

la luce è poca e così le voci

pare un grido il morire della neve.

*

oggi fa più freddo ma è da tempo che ci prepariamo al grande gelo, abbiamo pelli pesanti e grasso

badammo al gregge immobile nel parco come un’illusione tanto cotone su steli di liquirizia.

oggi è più freddo e lo sento

dio, s’impressiona il cielo e come insiste l’inverno.

***

Dalla sezione Suite del sisma:


la camera è lasciata a sé tra letti sfatti, i panni ammassati sui comodini e sopra l’abat-jour

un’anta aperta dell’armadio verde la chitarra all’angolo della stanza senza fodera. tutto è nudo.

una luce.

*

il letto e le pareti tremano gl’oggetti passeggiano per la stanza ci schiacciamo all’angolo del portante il soffitto si muove come costole al singhiozzo. R*** urla dissennata G*** ha l’asma, E*** tiene gli occhi chiusi D*** ha smesso di cantare, dice di stare calmi. io nel silenzio più totale. muto d’assenza. Eppure lì siamo attaccati fino alle midolla, ossa contro ossa in un abbraccio che sbriciola gli arti e senza armi aspettiamo insieme.

cadono i santi, i quadri d’alti prelati il cristo in legno sulla croce il cielo ci piomba dentro.

*

camera con vista la chiamano, i più ironici di noi. è un’utilitaria gialla con i vetri opachi di condensa e ci dormono in tre almeno.

tutti siamo scivolati tra le pareti come gocce che perdono dai tubi e ora siamo raccolti nei bacini delle auto. Immobili tremiamo.

***

Dalla sezione Impressioni:


ombre sulle tende impresse nella stanza.

la televisione oltre la porta il piano della vicina ripete lo studio, la sinistra inciampa.

la stazione dista circa due chilometri sei nella nebbia e ferma debole per lo sfondo.

questo sembra mi sia donato il ricordo che devasta la memoria.

*

le luci trasversali sull’asfalto, spianato nuovo l’altra notte quando la gente dorme in un silenzio d’inferno e la spianatrice tira a’ lavoro il nastro lungo la rotonda

mi ricordano il lavoro dei catramisti, e nessuno è più vicino a dio di loro

quando scavano e rivangano il terreno delle strade. quando imprecano sotto il sole e sulle finitrici.

abbandonati ai loro cristi.

le vie del cielo sono le vie della terra, solo

con meno secoli di storia.


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