• Antonio Merola

Poesia | La saggezza degli ubriachi di Stefano Vitale

Le schegge del pensiero vanno senza direzione nebulosa senza cielo fioriscono e feriscono la pelle, nulla resta intero nel trapestio delle tempie la nausea invade il campo e nasce il desiderio della metamorfosi di denti in zanne di piedi in pinne e di braccia in ali per lasciare le rovine del Sé al loro inutile destino. Ma i giorni non sono contati e una luce rossa si accende nella stanza azzurra d’ospedale.


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L’importante, mi dico, è levigare con pazienza il legno duro di questo fiore accompagnare gli innocenti oltre l’inganno. Altre volte mi par di girare a vuoto la ruota del mulino per concimare il tempo e far ridere gli sciocchi che senza aver pagato neppure un misero biglietto si godono lo spettacolo.


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Poesie estratte da La saggezza degli ubriachi (La Vita Felice, 2017):


Mi sveglio la mattina e non sento il corpo se non come un peso abbandonato alla deriva della prima luce: sarà questa la più dolce e chiara percezione del reale che ci resta? Tutto il resto, intanto, è preparare piani segreti mappe di resistenza, attraversare campi minati e tagliare barriera di filo spinato fino a quando la porta si richiude sul mondo e possiamo deporre un fiore rosso ai piedi del letto della nostra piccola pace.


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Vivere è trattenere rabbia e abbagli chiudere loro il campo che non facciamo altro scempio e andare oltre il vino versato il bicchiere frantumato, la giacca macchiata, la parola sbagliata, il mazzo di fiori dimenticato, le mele lasciate marcire. Siamo fatti della stessa materia dei nostri sbagli distratti da una mano invisibile che rovescia il respiro della torsione dell’attimo sgrammaticato in cui precipitiamo trascinati per il collo a una festa d’ubriachi.


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Talvolta è un dettaglio che sfugge dalle labbra un pensiero sbilenco che prende il largo E ti costringe, maledetto, a difendere il tuo errore. Così stai al centro del ring con gli occhi spalancati ma dentro e fuori tutto è buio, buio pesto.


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Poi si sta dentro a una stanza ore e ore in silenzio nel grigio presente dei minuti pesanti. Seduti come sul bordo di un precipizio aspettiamo il momento dei saluti fingendo d’essere normali facciamo i nostri conti del tempo andato a male ciascuno col suo lumino acceso in mano.

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