• Antonio Merola

Poesia | La terra del rimorso di Stefano Modeo

«La lingua dei poeti, invece, ambisce a fermarsi nel tempo, proprio mentre lo trascende: è classicamente inattuale, anche quando si spinge nei territori del gioco, della sperimentazione, della fondazione di linguaggi altri. Lo è anche quella di Stefano Modeo e di questo libro, La terra del rimorso, che prende il titolo da una splendida intuizione di Ernesto De Martino riportata in epigrafe, come un vero e proprio viatico [...]»


dalla prefazione di Roberto Deidier a Stefano Modeo, La terra del rimorso, Italic, 2018


tutte chiuse le galere, nebbia e ancora bere. Dormi. Ogni giorno una notizia: fare politica è sempre più complesso. Dormi. (e in molti dicono:) Questo è l’anno giusto. (e in molti dicono:) Dentro ma contro. (e in pochi dicono:) Sciopero. Intanto vi rabbocco il bicchiere. Intanto: andiamo a vivere insieme [l’affitto chi lo paga?] A chi ti chiede che cosa hai: cosa inventare? (e in molti dicono) qualcosa si trova: dormi.


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Per così lungo tempo le carni esposte all’usura dei passi Italia pubblicità, Italia comunicazione, pomodori, monetine il luccichio della seduzione Germanica, ruffianesimo integrato Grandi vittorie, grandi vittorie, Etiopie spot alleanze lecchine santi in paradiso, paradisi ai tanti dotati di silenzi e guanti un bel giovane non deve recepire segno sul suo corpo vivo Lo vogliamo vivo: Lo vogliamo creativo: Lo vogliamo attivo


Imprenditori di se stessi, investiti tutti: una tragedia autostradale in campo scendono e risalgono littoriosamente perdenti: vinceremo (riviste letterarie sul web analisi del sangue degli anni ’70, bei tempi: la vespa e la cinquecento e poi Sanremo, morti: il rock e la droga):

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Se potessi amore mio, questa delicatezza di sbirro alla Diaz la torturerei con quel fracasso della morte che ora è solo acqua nelle scarpe.


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La piazza semivuota del tuo cuore. Hai percorso la piazza. Hai smesso di guardare il passo tuo nella piazza: tra la gente cercavi la tua gente. Scarpe e volti nella piazza mattutina. Le parole sono tante le idee sono poche. Sei tornato a casa e hai scritto una poesia: la leggeremo in piazza, risuonerà alta: nella piazza semivuota del tuo cuore.


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Nella pancia della balena gorgoglia la mattanza siamo tanti stipati come legni nella stiva la balena ogni tanto soffia in alto il mare e qualcuno. Siamo tanti niente mescolati di lutto e di nessuno porta avanti Capitano la mia sorte, porta avanti. Brucia, il mare, la tua pelle senza acqua – è buio – sbatte la balena, uno schiaffo nell’impatto – mi sveglio – rallenta rallenta anche il calore del motore – è finita – la morte, i bianchi sono venuti a prenderci – Dio mio –


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Affrancarsi: prendere per mano la lingua morta riportarla nei laminatoi a freddo Lingua bene comune! (poi: additarsi le destre passioni, stanarle) Non imitare: uccidere lo standard: A morte l’io. Il pensiero nasce sempre per contrapposizione No!: sovvertire il punto esclamativo: noi.

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