• Antonio Merola

Poesia | Le conversazioni possibili di Giammarco Camedda

I - The young man telling a book


My beatiful lover, I tell you not to worry about me: I've been elsewhere, I am Elsewhere. Another passion hits my heart – your fingers touching me, reading my hips as if it was not a book, but life itself. You know better than me, there are only interpretations.


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II - Le conversazioni possibili


Anche io ho visto il come, una stratta di mano giallocedro - le viole del sole, credo un saluto al parco giochi, hanno cantato il verso: era il giorno della partenza: ho chiuso gli occhi: ecco il mio sogno, ecco altri lidi. *


Dei peones raccontano del loro viaggio: felci viola, tracce lillipuziane della storia – anche loro sono altrove - la quotidiana storia dell'amore.


«Mi Amor, no pido ninguna palabra de amor, la vida cuenta sì misma».

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«I don't speak your language, but let me tell you: words as we know them are overestimated».


*: - avrò perso la vista prima dell'arrivo -


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III - Partenza per l'America


… Schiocchi, gridi e molto altro; il mio essere donna non mi tradisce nell'ora delle vendite. Mi hanno dipinto il volto, vomitato complimenti della più alta specie.


«Tu!, cane rognoso, muoviti! Lascia il sole per le candele, ti aspetta una dolce serata».


Il loro riso è il mio pianto, la voce il mio silenzio, mi aspetta una dolce serata – che fare? Ora so – dunque, – ho accettato la mia balbuzie –


«Sì, ora vado a prepararmi».


***


IV – Los niños y los cantos


Per un sentiero di altre acque specchiate, come potevo immaginare i party, la vida occidental: al caldo e all'ombra il salto è sempre quello, tra le cose viste e le altre immaginate… è, come sai, difficile discorso in poesia - essere in un luogo è essere quel luogo:


“il melo cotogno di casa tua, colorata presenza in un girasoleto, segno, palpebra schiusa; o la fonte che spingeva in basso gli sguardi, retta dai leoni, oltr'alpe.”


***


V – Il mandolino e le note


E ho paura che la scrittura non sarà più, non solo la mia ma degli altri -


Due donne parlano del più e del meno:


è un evento eccezionale, mio caro amico. Potessi imprimere una svolta al raro coraggio ch'è il parlare, altra sorpresa e distanza tra corpi e cose: io so bene che questa lettera segna il confine tra materie e te.


***


VI - A tea in Camden Town


I


Capiterà… elle est allée all'ombra, seduta sotto un mandorlo, l'imitazione –


riaperte le narici, respirò polvere e parole in un religioso silenzio, son sull'orlo d'un pozzo, e il marzo afoso della Cambogia.


Son le radici d'un'altra vita, altre acque che non ho bevuto;


II


                 e ho perso il colore della storia, il tempo è – termina solo con uomini e donne – non cessa mai. Anche le parole poi si riducono al silenzio, nel prima tutto toccano al di fuori di loro, perché non possono ciò che per sé sono: così anche l'uomo.


È grazie a queste che talvolta pare riprendersi l'ingenuo adolescente o la passante incerta, dita diverse di una stessa vita, quando sembrano appartenere l'uno all'altro e riconoscono,


– let's drink a tea, my dear, you know that in a cup of tea there's a universe, don't you?,


con i polsi che muovendosi avevano la forma dei suoi pensieri, il mare sullo sfondo, non più come reliquia, ancora bruciante per ancora in moto lì per ancora… un orologio da taschino fa più rumore, scandire i minuti è in fondo il terrore più grande tante volte, più di


non dire niente, non dire niente, non dire Niente.


III


I'm you, you're me, we intend the shade. I know not if it is our fate, tea-queen, do you understand?


Potrei mai parlarti? Le parole che pronuncio non conoscono alcun senso, solo le citazioni avvalorano il discorso perché è reale il loro passato. Penso sia il cliché delle poesie, anche tu dovrai ammetterlo.

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