• Antonio Merola

Poesia | Le cose possibili di Martina Germani Riccardi

Aggiornato il: 9 dic 2019

«La sua è una scrittura che genera […] Con grazia e leggerezza Martina ci porta alla continua ricerca della matrice, dell’attimo che tiene dentro tutto il tempo. E lo fa senza orpelli concettuali o filosofici, come un piccolo oracolo pop rock, con una voce contemporanea e fresca, che chiama la vita e mette a fuoco ogni dettaglio del giorno. In questo canzoniere del bene c’è una sincerità senza veli, una semplicità mai macchiata dalla retorica, ogni trovata non è mai fine a se stessa, in ogni piccolo gioco batte il gioco grande della vita con le sue passioni e i suoi dolori, con le mancanze e le conquiste. Seguiamo la narrazione di un’epica personale, di un racconto d’amore in cui brillano descrizioni delicatissime, intime preghiere, un senso di appartenenza alla vita, una dichiarazione di gratitudine alle parole»,


dalla prefazione di Valerio Grutt a Martina Germani Riccardi, Le cose possibili, Interno Poesia, 2017


Foto di copertina: © Matteo Canestraro


Poesie estratte da Le cose possibili:


resta dove sei restami da qualche parte, fammi luce.


mi tocco le braccia, la testa, la pancia. mi trovo sono salva: come la prima, vera, volta.


restami da qualche parte e tieniti forte:


adesso iniziamo a salire


*


di solito arrivi nascondi la faccia nelle mie clavicole ti stringo le braccia attorno al corpo e diventiamo un cilindro.


dove mi porti?


siamo due tartarughe tutto guscio, di quelle che i bambini si mettono per terra e insistono a chiamare, a cercare le teste: ma niente: siamo già da un’altra parte. dove mi stai portando?


avevo appena attraversato il mare due volte


andata ritorno e ti trovo a passeggiare qui dentro: il mio elmo in una mano una mappa nell’altra. e mi va di smettere di fare resistenza. la lascio ai cinesi del sogno, la lascio e basta


*


certe cose non si dicono, si nuotano: il risultato è che dentro l’acqua ti parlo. le parole hanno un ritmo loro interrotto solo un secondo quando giro la testa a far entrare aria, per poi tornare da te


per rispondere alle tue domande uso ogni muscolo


lascio uno spazio minuscolo al pensiero del tempo che mi passa sopra, agli altri lascio la scia di me


a te dico faccio sul serio, e dico non salvarti


*


non si parla, non si parla. infatti non parlo: lancio in aria parole che cadono a terra di schiena


perché nessuno le raccoglie perché tu, perché io m’inginocchio


ne salvo abbastanza da lasciarne qui: che disordine


*


Gravity


mi state tutti sulle spalle. non mi fate capire più niente, e vi arrampicate prendendomi per i capelli allungandoli come fossero liane fortissime: verdi, che non cedono.


intanto bramo il piombo dentro per stare in equilibrio


e resto a labbra spaccate per mancanze varie


di vitamine, di acqua di luce tua a cui non faccio più da specchio. e non sento più niente


se non odori di scarico, di quando arrivi da qualche parte che non riesci a immaginare ancora e scendi dalla nave

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