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Poesia | Lieux Exemplaires di Flora Bonfanti (Éditions Unes)


Flora Bonfanti è nata nel 1987 a Rio de Janeiro. Dopo i suoi studi in Lettere e Filosofia in Brasile, continua a studiare a Parigi. Trasferitasi a Parigi nel 2014, sviluppa un progetto letterario tra poesia e pensiero, pulsione immaginaria e rigore retorico. Lieux Exemplaires è il suo primo libro, pubblicato da Éditions unes. Anche se l'autrice non è originaria dell'hexagone, abbiamo deciso di pubblicarla.


Il testo di Flora Bonfanti si apre con la scena di una favela, dove il delitto è rappresentato dal murmure, un rumore sporco che puzza d’asfalto. Al contrario il bene viene mosso dal silenzio che per forza di cose è taciturno, omertoso. Da qui Flora comincia ribaltando i sensi e le immagini, spingendo la sua fantasia oltre il limite, creando paradossi interessanti, forse più che paradossi sarebbe meglio dire condizioni. Perché? Perché ogni inizio è solo il pretesto per arrivare altrove, una progressione di pensieri che si accavallano, un po’ come i bambini fanno con il gioco del perché. C’è un continuo scavare, una copiosa ricerca che si spinge verso l'infinito, un movimento, un fuoco che inesorabilmente deve essere alimentato per illuminare l’impossibile.


Quindi per Flora il male è come un rumore, il bene come il silenzio. È assurdo come da questo crei un precedente per un fuori contesto, ovvero un lancio che fa rimbalzare le immagini verso un’unica direzione senza mai tornare indietro. Il pensiero e l’idea procedono in questo caso su quanta bontà possiede il silenzio, e su quanto spazio il silenzio occupa “su un letto, due amanti sorridono – un silenzio che non straripa dai bordi del letto”, mentre al contrario il male deborda, esce da questi confini, grida, si fa presenza, fa rumore.


Flora eleva e alleva un pensiero semplice rendendolo “assurdo”, assurdo perché riscrive la realtà, denuda le divinità, riscopre la creazione, reinventa luoghi esemplari. Da qui forse il nome della raccolta, un mondo dove l’irrazionale fonda una civiltà, un spirito, un’idea. Attenzione, l’irrazionalità qui non è insensata, anzi la scrittrice motiva con tutta la sua passione le sue fantasmagorie con molto criterio. Insieme alla fantasia non c’è mai il contrasto o il blocco della ragione, anzi non si crea mai il presupposto per scinderle, camminano insieme senza mai fermarsi creando un climax che apre le porte al “tutto può essere vero”. Questa sicuramente è la potenza di questo libro, un luogo dove rifugiarsi.


Il modo di utilizzare queste immagini crea una nuova conoscenza che non attinge al divino, ma è una conoscenza molto umana, dove l’uomo può solo limitarsi al pensare, creando una propria verità ideale difficile da possedere perché irreale. Questo è quello che Flora ha fatto in questo libro, sicuramente riuscito.


« Formuler une phrase, c’est allumer des torches, distribuer le feu en torches », come per dire che le frasi non smettono mai di brulicare, mantengono sempre una luce, sono sempre accese, hanno sempre l’accesso per illuminare, sono il fulmine. « Il était entré sans feu dans la nuit. Avec lui, tout le siècle. Il avait oublié que le feu montre aux yeux les choses ». Nelle ultime pagine del libro Flora reinventa il mito di Prometeo, colui che portò il fuoco agli umani, il fuoco mostra “le cose” nel buio, le mostra diverse, le mostra “vere”? Non possiamo dirlo, possiamo affermare che le parole della scrittrice sono parole di fuoco che illuminano delle visioni e delle idee fluttuanti.


Nota di lettura e traduzione a cura di Paolo Pitorri


Di seguito l'estratto delle prime tre pagine di Lieux Exemplaires:


Dans une favela, un centième des habitants sont criminels. Tous les autres sont un silence qui ne s'entend pas. Un silence qui ne forme aucun récit.



Imaginez une pièce emplie d'humains tous silencieux : si un seul émet un bruit, elle perd son silence. Le silence de la pièce se compose de tous les silences. Un seul bruit masque tous les silences.


Le mal est comme un bruit. Le bien, comme le silence.


Dans un jardin, une mère caresse son enfent endormi - un silence qui ne déborde pas les bords du jardin.


Sur un lit, sourient deux amoureux - un silence qui ne déborde pas le bords du lit.


Commis le même après-midi un meurtre étale son bruit sur la ville, sur le pays, sur le monde.


Le bien se projette comme un murmure prononcé dans une salle sourde. Le mal se projette comme un cri poussé dans un amphithéâtre, enregistré par des microphones reliés à la radio.


Contrairement au bien, le mal se publie. La communauté a le devoir de rendre publiques ses manifestations. Pour agir contre elles — disons-nous. Afin de prendre les médicaments adéquats à la maladie, nous cherchons des précisions sur l'organe malade. Afin de parfaire la communauté, nous nous informons de ses défauts. Que cette fin soit ou non avéréé par la suite, que nous agissions ou non sur les défauts signalés, cela ne change en rien un fait : cette fin est le passe-partout du récit du mal, la clef qui lui ouvre toutes les portes, son passeport pour la planète


Une fille traîne sa valise à roulettes dans une rue pavée. Elle n'entend pas le bruit qu'elle produit.


Le mal est comme un bruit. Il faut le subir pour sentir la perturbation qu'il crée. Il faut une distance pour voir sa forme. Etre dans le bruit, c'est ne plus l'entendre.


*

In una favela, un centesimo degli abitanti sono criminali. Tutti gli altri sono un silenzio che non si intende. Un silenzio che non forma narrativa. Immaginate una stanza piena di umani silenziosi: se solo uno fa rumore, perde il suo silenzio. Il silenzio della stanza è composto da tutti i silenzi. Un singolo rumore maschera tutti i silenzi. Il male è come un rumore. Il bene, come il silenzio. In un giardino, una madre accarezza il suo bambino addormentato, un silenzio che non si estende oltre i bordi del giardino. Su un letto, due amanti sorridono: un silenzio che non deborda oltre il bordo del letto. Commesso lo stesso pomeriggio, un omicidio diffonde il suo rumore sulla città, sul paese, sul mondo. Il bene si proietta come un sussurro pronunciato in una stanza sorda. Il male si proietta come un grido emesso in un anfiteatro, registrato da microfoni collegati alla radio. A differenza del bene, il male viene pubblicato. La comunità ha il dovere di rendere pubbliche le sue manifestazioni. Per agire contro di loro - diciamo. Al fine di assumere le cure appropriate per la malattia, cerchiamo dettagli sull'organo malato. Per perfezionare la comunità, ci informiamo sulle sue carenze. Se questa fine verrà o meno dimostrata in seguito, se agiremo o meno sui difetti segnalati, questo non cambia nulla: questa fine è il passe-partout del racconto del male, la chiave che apre tutte le porte, il suo passaporto per il pianeta. Una ragazza trascina un trolley in una strada acciottolata. Non sente il rumore che produce. Il male è come un rumore. Bisogna subirlo per sentire la perturbazione che crea. Ci vuole una distanza per vedere la sua forma. Essere nel rumore, è non sentirlo più.