Poesia | Par le soupirail, tra poesie e illustrazioni (Éditions Pan / Éditions Magnani)

Aggiornato il: gen 20

Oggi su Yawp Poesia proponiamo degli estratti dal nuovo numero di PAN – revue littéraire et dessinée, dal titolo Par le soupirail (Éditions Magnani) uscito l’8 novembre 2019, per maggiori info clicca questo link: https://editionspan.com/pan-5-1


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Par le soupirail è frutto del lavoro di Flore Chemin, Anne-Sophie Plaisant, Baptiste Mongis e Katia-Sofia Hakim. È un libro speciale e prezioso che unisce disegno, pittura, poesia, e prosa, fatto di stili diversi perché personali, di bianco e di nero, di colore, di parole e di grandi spazi vuoti.    


Gli spettri sembrano riemergere dal mondo dei morti, fantasmi bianchi sullo sfondo nero, le pennellate leggere e quasi trasparenti. Le illustrazioni delle prime pagine ci portano in un piccolo carosello di statuette di ceramica, fragili e delicate, che poco dopo vanno in frantumi. I cocci sono così sottili che sembrano vetro, il nero avvolge tutto, inonda tutto, anche il bianco. Ma i cocci sorridono. La statuetta scomposta, la testa a destra, il resto del corpo frantumato, i contorni aguzzi e taglienti, sorride.


Le immagini si frantumano nelle illustrazioni come nelle poesie. Piccole perle brevi, delicate, dolorose sul tentativo di ricostruire dietro agli occhi il viso di qualcuno che non c’è più. È una continua ricerca dei piccoli dettagli nella memoria, per richiamare qualcosa. Una ricerca che avviene prevalentemente nel momento che precede l’addormentarsi, e che scivola nel mondo dei sogni, che continua in maniera onirica, associando liberamente immagini, parole e forme. I versi stessi si fanno frammentati e scomposti, quasi balbettati.

Una seconda parte si apre. Le parole si rimettono a posto fino a formare una prosa composta. Ma il tema è sempre quello: la memoria. L’oblio. Il tempo che scorre e che sfugge come sabbia tra le dita. I granelli della sabbia sono importanti, perché sono come i dettagli, ciò che c’è di più piccolo, eppure essenziale a formare un Tutto.


Gli spettri ritornano, gli eco rimbombano nel vuoto e ci sono des voix qui restent même sans les corps qui les ont  émises.

La terza parte, che si apre con delle illustrazioni dai colori estremamente accesi, sembra promettere una ricompensa, un ricongiungimento, una pace finale. Eppure in ogni tavola, tra i colori, spicca una sagoma bianca: manca qualcosa. E proprio perché manca è così evidente. Non c’è, è bianca, eppure è la cosa che si vede più di tutto il resto, più dei colori. Tante immagini, come un album di foto di momenti belli inevitabilmente compromessi dal passare del tempo, dai buchi della memoria o dalla scomparsa di qualcosa. I racconti che seguono sono piccoli e brevi, quasi dei pensieri d’infanzia: il ricordo della preghiera della sera, del compleanno, la visita dall’oculista per il primo paio di occhiali correttivi.


Par le soupirail è un delicato, squisito, malinconico libretto sull’assenza, sulla memoria, sul ricordo, sulla morte ma anche sulla vita e cosa significhi andare avanti quando al posto di qualcosa è rimasta solo una “macchia bianca”.


Nota di lettura e traduzione a cura di Elena Ramella


Je cherche     un repaire sûr     contre les vagues qui font les rochers     cailloux     et la mémoire charcutière


je cherche     une seule idée de lui réalisée dans     une seule image de lui     une vérité entière     dans le dogme de ses contours


je cherche     ses joues     son menton     le tracé de ses rides     et la ligne des sourcils enfin je voudrais toutes les photographies     les coudre ensemble dans un visage     hors temps.


io cerco un riparo sicuro     contro le onde che creano le scogliere     ciottoli     e la memoria come un macellaio io cerco     una sola idea di lui realizzata in     una sola immagine di lui     una verità intera     nel dogma dei suoi contorni io cerco     le sue guance     il suo mento     la traccia delle rughe     e la linea delle sopracciglia insomma io vorrei tutte le fotografie     cucirle tutte insieme in un viso     fuori dal tempo.


di Anne Sophie Plaisant


***


Alarma! El ritmo fatal!

il reste encore quelques certitudes


je ne dors pas je ne rêve pas on a dynamité l’horizon


à l’orée du sommeil j’imagine des tableaux que j’efface à l’éponge et des restes de craie se dessinent à l’eau des contours de santons tenaces


une tachycardie de l’âme recommençant la chaîne irrépressible des poupées russes santon dans le santon dans le santon dans le santon


Alarma! El ritmo fatal!


resta ancora qualche certezza


non dormo non sogno hanno fatto saltare in aria l’orizzonte


    al confine col sonno immagino quadri che cancello con una spugna i resti di gesso, compaiono con l’acqua dei contorni di statuette ostinate


una tachicardia dell’anima ricomincia la catena irrefrenabile delle bambole russe statuina religiosa nella statuina religiosa nella statuina religiosa nella statuina religiosa


*Il santon è una statuina religiosa. La parola deriva dal provenzale santoun che significa piccolo santo


di Anne Sophie Plaisant


***


J’ai peur de passer à côté                                à pas grand-chose


j’essaie de retenir son visage     s’il est encore temps


je cherche     un repère clair     entre le front la bouche et la barbe une image pour toujours     qui ne bouge ni ne s’effrite.


Ho paura di passare accanto                                  a qualcosa che non è niente di che.


Cerco di trattenere il suo viso     se c’è ancora tempo, cerco     un punto di riferimento chiaro     tra la fronte la bocca e la barba un’immagine per sempre     che non si muove né si sgretola.


di Anne Sophie Plaisant


*


Sablier. Sable, comme une pluie de poudre. Comme une colonne de grains et de fumées. Comme un coulis, une cascade, qui chute et s’amoncelle, et s’entassant oublie qu’elle a chuté. Sable, Où te sens-tu? En haut, en bas du sablier ? Dans la précipitation? Ou bien au nœud d’étranglement, au nombril, là où le trou laisse filtrer le vivace vécu? Laisse filtrer… À la jonction des hémisphères, au contact de l’avant et de l’après, à l’instant du passage, à la gorge? Ou te sens-tu partout? La réponse est dans le pli de la question. Tu te sens partout, tu n’es nulle part. Sauf à l’instant où ton grain frappe un autre grain: là où le monde se fracasse sur toi. Couleurs; apnée. Lumière, flash ; fin, tourbillon. Blanc ; apnée.


Clessidra. Sabbia, come una pioggia di polvere. Come una colonna di grani e di vapori. Come uno sciroppo, una cascata, che cade e si ammucchia, e accumulandosi si dimentica di essere caduta. Sabbia, dove ti senti? In alto, in basso della clessidra? Nel vuoto? O nel nodo di strozzamento nell’ombelico, lì dove il foro lascia filtrare il sempreverde passato? Lascia filtrare… All’intreccio degli emisferi, al contatto del prima e del dopo, all’istante del passaggio, alla gola? O ti senti ovunque? La risposta è nel risvolto della domanda. Tu ti senti ovunque tu non sei da nessuna parte. Tranne nell’istante in cui il tuo granello colpisce un altro granello: lì dove il mondo si schianta su di te. Colori; apnea luce, flash; fine, turbine. Bianco; apnea.


di Baptiste Mongis


***


    Ce qui reste du soleil. Un rayon pamplemousse, luisant comme une vague sur la crête. La lumière de soirée ondule le long du plastique, coule immobile, et avec elle une tignasse noire. La fin de la glissade se fait en silence. Au pied du toboggan les grains volent. Éclat et enfant disparaissent un infime instant dans le sable. Dans ce désert à sa taille il se relève, bondit et galope vers l’échelle pour recommencer et ses cheveux foisonnent comme une crinière. Il bondit, et galope vers l’échelle pour recommencer. Sa main minuscule sur le barreau de fer, et il s’agrippe, grimpe et s’élance, il glisse encore et bascule comme une escalope dans la grande marée sablonneuse, dans la farine, dans la chapelure du temps. […]

Quel che resta del sole.

    Un raggio color pompelmo, luccicante come un’onda sulla creta. La luce della sera ondeggia lungo la plastica, cola immobile, e con lei una zazzera nera. La fine della scivolata avviene in silenzio. Ai piedi del toboga i grani volano. Schegge e bambini scompaiono per un minuscolo istante nella sabbia. In questo deserto che gli arriva alla vita lui si rialza, salta e galoppa verso la scaletta per ricominciare e i suoi capelli sono come una criniera. Salta, e galoppa verso la scaletta per ricominciare. La sua mano minuscola sulla sbarra di ferro, e si aggrappa, e si arrampica, e si lancia, e scivola ancora, e si rotola come una cotoletta nella grande marea sabbiosa, nella farina, nel pangrattato del tempo. […]

di Baptiste Mongis


***


A peur, Maman, a peur ! Le pommier a jeté ses fleurs sur la braise. Mes pieds devront-il avancer longtemps ?


A peur, Maman, a peur ! La nuit je me lève pour faire pipi et marcher comme un fakir sur les joints du carrelage. Le bruit blanc de l’eau chasse les monstres qui cernent les yeux.


A peur, Maman, a peur ! Ma langue est sèche. Mon corps, un gant retourné. Je dois être forte, pourtant. Je suis maman, maintenant.


A peur, Maman, a peur ! Que tu voies mes mains cramer comme du beurre au fond de la poêle et ma langue donnée au chien du voisin. Qui bordera ma peau le soir ? Qui te réveillera mille et une nuits ? La bouteille plastique vide mes poumons quand je crie vers toi comme un paquet de farine. A peur, Maman, a peur !


Ha paura, Mamma, ha paura! Il melo ha gettato i suoi fiori sulla brace. I miei piedi dovranno muoversi a lungo?


Ha paura, Mamma, ha paura! Di notte mi alzo per fare pipì e camminare come un Fachiro sulle fessure delle piastrelle. Il rumore bianco dell’acqua scaccia i mostri che circondano gli occhi.


Ha paura, Mamma, ha paura! La mia lingua è asciutta. Il mio corpo, un guanto capovolto. Devo essere forte, però. Sono Mamma, ora.


Ha paura, Mamma, ha paura! Che tu veda le mie mani bruciare come burro in fondo alla padella e la mia lingua data al cane del vicino. Chi mi metterà a letto la sera? Chi ti sveglierà mille e una notte? La bottiglia di plastica svuota i miei polmoni quando grido verso di te come un pacchetto di farina. Ha paura, Mamma, ha paura!


di Katia-Sofia Hakim

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