Poesia | Ragazzo di Corsa di Paul Henry

Del salmo e della soglia. Appunti su Paul Henry

Ai margini del visibile, tra i nodi delle periferie, i bardi cantano ancora. L’ombra, la lana e il lutto sono la più intricata delle trame, un dolore perfido che solo la voce di un vecchio, di un padre, può cercare di comprendere.

Padre, vecchio, piango per la pozza di sangue in questa strana mano, la linea della vita che hai sfregiato, la linea di sangue che è in parte tua in parte mia.

Lungo la linea della mano, la retta cede il posto al cerchio: la successione delle cose è bandita, tutto è quieora. Blackrock, la creatura di visione e muscoli che agita le parole di Paul Henry, è incastrato in un gerundio permanente. Dove si è svegliato ora? chiede qualcuno. Ora, adesso, questa volta. Niente precede l’attimo, niente lo prosegue. L’amore è la sua sola eredità: «Lei brontolò le sue preghiere/ le lasciò nell’aria; Lei gli mostrò le sue cicatrici./ Lui le baciò./ Le labbra cominciarono a sanguinargli». Blackrock è preceduto solo dalle storie degli altri, dalle loro vite; ne è composto irrimediabilmente. Come un’elegia suonata alla fine del mondo, nella parola in bilico alla fine del verso tutto è compiuto; non c’è soglia disposta a mostrarci di più. L’unico modo per tornare è spezzare il canto; lasciare la voce tratti di un’altra vicenda, di una carne più asciutta.


La notte non ha ancora spezzato i loro sospiri, né hanno traslocato in stanze straniere, i miei figli addormentati. Non sono ancora amati in modo diverso ma sognano ora, dentro questa pioggia, dentro il vecchio tempo di nuovo.


Sembra non bastare, però, a cambiare i tempi. È ora che i figli di Henry sognano di nuovo nel vecchio tempo. Il prezzo per uscire dall’istante è un sacrificio: non di un capro legato a un altare, ma della memoria. Di un’immagine nostra fino all’irreversibile; di ciò che, per dirla alla Rilke, è nostro eppur non ci appartiene: una casa, magari.


Non la possederemo mai più e non lo vorremmo, sebbene talvolta ne sogniamo le stanze.


Venga dall’indecifrabile Blackrock, codice di un’aldilà inestinguibile, o da un istante onni-presente, il suono delle sillabe di Henry è al contempo manifesto e salmo di tutti coloro che, mai abbastanza ciechi, non sono più in grado di scovare la soglia e tuttavia, spavaldi, inciampano nelle sue insidie.


Nota di lettura a cura di Mattia Tarantino a Paul Henry, Ragazzo di corsa (trad. di Chiara De Luca, Kolibris, 2019)


Strange Hand

Blackrock the boy is skimming stones with his old man. Each stone hops a step further than the one before. The sun’s cold needle has sewn their echoes into the pines. Not yet wishing his father dead Blackrock nuzzles into the wool that softens a frightening shadow. And when the good stones run dry he scales the bank for more and deals his palm onto a thorn, and cries.


Davy, what are you crying for?


Blackrock the man sits up in his bed: Father, old man, I am crying for the pool of blood in this strange hand, the lifeline which you scarred, the bloodline which is part yours and part mine.


Strana mano


Blackrock il ragazzo sta lanciando pietre con il suo vecchio. Ogni pietra salta un passo più in là della prima. Il freddo ago del sole ha cucito i loro echi nei pini. Non ancora augurandosi la morte di suo padre Blackrock strofina il naso nella lana che ammorbidisce un’ombra spaventosa. E quando le care pietre si asciugano scala l’argine per prenderne altre e mette il palmo su una spina, e piange.


Davy, per cosa stai piangendo?


Blackrock l’uomo si tira su a sedere sul letto: Padre, vecchio, piango per la pozza di sangue in questa strana mano, la linea della vita che hai sfregiato, la linea di sangue che è in parte tua in parte mia.


*


The Early City


The night has not yet broken their sighs, nor have they moved to stranger rooms, my sleeping sons.


They are not yet differently loved but dream now, inside this rain, inside the old time again.


La città originaria


La notte non ha ancora spezzato i loro sospiri, né hanno traslocato in stanze straniere, i miei figli addormentati.


Non sono ancora amati in modo diverso ma sognano ora, dentro questa pioggia, dentro il vecchio tempo di nuovo.


*


House


Did we carry it in our dreams? Or were we the figurines the sun’s eye peered into?


We shall never own it again and would not want to, though we still dream of its rooms.


Casa


Lo portavamo nei nostro sogni? Oppure eravamo le figurine in cui guardava l’occhio del sole?


Non la possederemo mai più e non lo vorremmo, sebbene talvolta ne sogniamo le stanze.


*


Lord of the Skylights


Blackrock inspects his clouds, his infinite acres


                         Virga Cirrus, Cirrocumulus Cirrostratus, Cumulus…


won by years of hard dreaming.


Stratus, Stratocumulus…


Just listen to those pastures sing!


Signore dei lucernari


Blackrock ispeziona le sue nubi, i suoi infiniti acri


                        Virga Cirro, Cirrocumulo Cirrostrato, Cumulo…


conquistati in anni di duro sognare.


Strato, Stratocumulo…

Ascolta il canto di questi pascoli e basta!


*


Hour


Here is the hour that gave up on sleep. I should like to give it to you for Christmas,its gentle thaw beneath a scrawny lamp, its slope the snow slides off,at last in blocks, sledging down the slate. Here is the ticking away of its weight. May it lighten your sleeping coast.


Is this the closest I can get to holding you? Listen… more ice falls into the sea. By the day this hour reaches you, the planet will have forgotten it. Turn your face to me now, let the sheets fall away.


Ora


Ecco l’ora che ha rinunciato al sonno. Vorrei regalartela per Natale, è gentile disgelo sotto una scarna lampada, è pendio da cui scivola la neve, infine in blocchi, slittando lungo l’ardesia. Ecco il trascorrere del suo peso. Possa rischiarare la costa del tuo sonno.


È questo il punto più vicino che posso per tenerti? Ascolta… più ghiaccio cade nel mare. Prima del giorno che quest’ora ti raggiungerà, il pianeta l’avrà dimenticata. Voltati verso di me ora, lascia scivolare via le lenzuola

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