• Alfonso Canale

Poesia | Reflex di Kabir Yusuf Abukar

Estratto da Reflex (Lietocolle e pordenonelegge.it, 2017) di Kabir Yusuf Abukar.


Quello che non volevo accadesse è accaduto le mani si sono interrotte la lingua e il palato hanno dato un lampo chinino nella notte un non luce calda come c'era che se ci fosse stata la saliva avrebbe fatto il suo dovere avrebbe sferrato il colpo lasciato irrivelato il cuore ariete del torace che mi piace che mi tace


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Eccoci arrivati: il molo ancora caldo accoglie altri nei vapori, accartocciati zuppi sull'asfalto: i vasi dilatati il corpo flesso, gli occhi chiusi cuciti dal sale e il sole sadico li cuoce ancora. Ma venga, venga un'ora in cui brucino a noi gli occhi e si chieda, all'ultimo, in ginocchio salva almeno la coscienza.


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La mia ombra si vede dappertutto, sì è l'ultima uniforme che mi resta, che mi lega a questa forma esterna detta corpo, ma che dentro come un guanto ha il suo rovescio: spazio vuoto, buio. Sono solo il pezzo d'ombra, pazzo dentro che mi marchia, mi condanna a questa irraggiungibile uguaglianza con il mondo. Sciolta questa pena mando nella gola proiettili di carta per la calma che divora giorno dopo giorno i giorni fossili di prima quando avevo dodici anni e ancora la saliva.


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Sei ancora qui, ti sento come se ci fossi ancora. Le mani grandi sudano di una fatica antica che scorre giù fino alle dita e sporca la tua celeste con olio di motore. Ore e ore a ricordarmi dove mi portavi da bambino: l'odore di vino, la voce lontana, ma vicina ora al cuore, vigliacco che ti smise poco oltre il fiore degli anni e spinse fuori dalla bocca al lavandino una rotta rossa di morte. Troppe volte da bambino ho sostenuto questa vita infinita: la tesi non regge.


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Nella fretta della lingua ho detto il padre nostro allontanatosi chilometri di carne dal suo sangue che ci abita per parte senza scelta per entrambi dalla sorte forse incatenati nelle maglie di un dolore filiale che ci unisce e insieme ci separa come acque dalle acque e schiuma il male.


Kabir Yusuf Abukar

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