• Alfonso Canale

Poesia | Ri-scritture: ʾĪmān Mersāl, poesia e identità

ʾĪmān Mersāl (30 novembre 1966, Mīt ʿAdlān)

ʾĪmān Mersāl è una poetessa egiziana contemporanea. Nasce nel 1966 a Mīt ʿAdlān, un piccolo villaggio del delta del Nilo, a nord del Cairo. Si dedica alla poesia e alla letteratura fin da giovane: è cofondatrice nel 1988 della rivista femminista indipendente Bint al-ʾarḍ  (figlia della terra), con cui collabora come editor fino al 1992. Dal 1994 al 1996 collabora con la rivista di critica letteraria ʾAdab wa naqd (letteratura e critica). Completa la sua educazione superiore all’università del Cairo nel 1998 con un Ph.D. che indaga il ruolo del misticismo nella poesia araba moderna.  Si trasferisce quindi in Canada, dove attualmente insegna lingua e letteratura araba all’università di Alberta. Nel 2009 consegue un altro Ph.D. all’università del Cairo, con una tesi intitolata “Immagini dell’America nella letteratura di viaggio araba”, e nel biennio 2012-2013 ha ottenuto una fellowship EUME (Europe in the Middle East) al Forum Transregionale Studien di Berlino.


La sua attività poetica inizia molto presto: i primi lavori compaiono su pubblicazioni indipendenti quando frequenta ancora il liceo. In seguito, le sue poesie trovano spazio in riviste letterarie cairote come ʾIbdāʿ (creatività) e al-Qāhirah (Cairo). Negli anni, ha pubblicato su importanti riviste come American Poetry Review, Paris Review e Parnassus, ed ha partecipato a numerosi festival di poesia internazionale. Tra il 1990 e il 2013 ha pubblicato cinque raccolte di poesie in arabo ed è stata tradotta in molte lingue, tra cui anche l’italiano, all’interno dell’antologia Non ho peccato abbastanza a cura di Valentina Colombo (Oscar Mondadori, 2007). Per il pubblico anglofono, nel 2008 esce il volume These are not oranges my love (Sheep Meadow, 2008) una raccolta di poesie tradotte da Khaled Mattawa. È prossimo all’uscita in traduzione inglese anche il suo primo lavoro in prosa, How to mend: on motherhood and its ghosts (Mophradat, prossima pubblicazione).

Negli anni ’90, quando ʾĪmān Mersāl si affaccia sulla scena poetica, l’Egitto e il mondo arabo sono investiti da eventi storici che influenzeranno profondamente una generazione di futuri artisti e intellettuali. I giovani cairoti assistono prima all’invasione irachena del Kuwait, e poi alla coalizione di Siria, Kuwait, Arabia Saudita, Egitto e potenze occidentali capeggiate dagli Stati Uniti che attacca l’Iraq. Tutto questo, insieme alle lotte palestinesi bruscamente rovesciate dagli accordi di Oslo, e al crescente divario economico e sociale, intacca la fiducia nell’ideale di unità araba, cavalcato per tutti gli anni ’60 e ’70. Viene pesantemente rivalutato anche il modello di democrazia occidentale, rappresentata dagli Stati Uniti e dalla loro aggressiva politica estera.

Questa serie di circostanze spinse molti artisti a prendere le distanze dalla tradizione poetica e a cercare la propria strada. Una volontà che emerge dai versi in prosa e dai temi trattati da ʾĪmān Mersāl, che rispecchiano l’amarezza e lo smarrimento di fronte alle pesanti contraddizioni delle società arabe. Al centro della sua poetica ci sono eventi della vita quotidiana, piccoli o grandi, lieti o spiacevoli, filtrati dai suoi occhi. Le immagini sono evocative, con versi spesso brevi, tesi a svelare i piccoli misteri della vita con la potenza della parola. In questo modo, i componimenti diventano pennellate della sua personale esperienza del mondo, dei sentimenti e delle sensazioni quotidiane. Molti versi riecheggiano quella ricerca di identità e di significato che confermano il rifiuto di cantare un’esperienza collettiva e di interrogarsi piuttosto sul proprio posto nel mondo.


In diverse interviste Mersāl ha ribadito l’importanza di riuscire a produrre arte scevra da contenuti politici; tuttavia, è una ferma sostenitrice del potere politico e sociale della poesia come strumento educativo e di interpretazione del mondo. In quanto a modelli poetici di riferimento, dichiara di aver letto molto i grandi poeti arabi come Mahmūd Darwīš, Adonīs, e in particolare si è sentita influenzata dall’iracheno Sargon Būlus, del quale afferma, “fu grazie a lui che capii come sfuggire al sentimentalismo, e che era possibile scrivere da un punto di vista soggettivo, individuale, in lingua araba".

Interessante il punto di vista accennato nell’articolo "Eliminating Diasporic Identities", in cui Mersāl si interroga su cosa significhi muoversi all’interno di una categoria, quella di “artista in esilio”, e di come questo plasmi la sua poesia e la sua percezione poetica. In una intervista invece, parla del rapporto tra poesia e traduzione come riscrittura. È una voce che deve raggiungere luoghi lontani, dice, e può arrivare distorta o affievolita, ma è importante che arrivi. Il traduttore, secondo Mersāl, si incammina in un viaggio tortuoso, e ha il diritto di “riscrivere”, a patto che la voce del poeta arrivi a destinazione.


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Nota traduttiva

Le poesie scelte appartengono al periodo berlinese, tra il 2012 e il 2013. Si ritrovano i temi di ricerca di identità, di migrazione, di disillusione e solitudine e di delicati rapporti interpersonali, con un campo semantico che rimanda a sensazioni di distanza e dubbio. All’interno dell’articolo è stato utilizzato il sistema DIN per la traslitterazione delle parole arabe nell’alfabeto latino.


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La partenza

Chi lascia i villaggi perde un organo almeno forse un occhio o persino un rene, e a volte uno dei denti del giudizio della civiltà. Da oriente a occidente, all’emigrante occorrono dieci anni prima che i suoi piedi tocchino di nuovo terra. E tuttavia, non si tratta di un ritardo nessuno lo attende poiché egli non giunge che in inverno arriva in inverno, ogni volta Indossa tutti i suoi vestiti sotto il cappotto largo. Non sappiamo di coloro che puntano verso est solo della loro ricerca di argento, e spezie nei mercati coperti. Le loro imbarcazioni affondano continuamente e quando raggiungono finalmente un’isola ecco che si rivela un dorso di balena. Quelli che fuggono verso il deserto invece non riusciamo nemmeno ad immaginarli ed è una fortuna, non leggeranno certe necessarie generalizzazioni, che a volte amiamo tanto perché il mondo è semplice quando ti passa vicino ed è una voragine misteriosa quando guarda dentro un singolo individuo.

الخروج

يفقد الراحلون عن القرى عضواً على الأقل إن لم يكن كِلية أو عيناً فإحدى أسنان ما قبل الحضارة. من الشرق إلى الغرب يخسر المهاجر عقداً من الزمان قبل أن تلمس قدماه البرّ الآخر ولا يعدّ هذا تأخراً فلا أحد ينتظره كما أنه لا يصل هناك إلا في الشتاء كل وقت يصل فيه، شتاء فيلبس كل قمصانه تحت المعطف الواسع. لا نعرف عمن يتجهون إلى الشرق سوى بحثهم عن فضة وبهارات في أسواق مسقوفة. كأن مراكبهم تغرق دائماً وعندما يقفز أحدهم على جزيرة يتبين لاحقاً أنها ظهْر حوت. أما الهاربون إلى الصحراء فلا نستطيع حتى تخيلهم ولحسن الحظ. لن يقرأوا تلك التعميمات الضرورية التي نحبها أحياناً حيث العالم بسيط عندما يمر من جانبك وحفرة غامضة عندما تحدق في شخص واحد


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L’amicizia

Non è un bambino, abbandonato dal suo scultore, ha raccolto scalpello e riga prima della tempesta quest’urlo non suona disperato come dovrebbe. Lo immaginasti uomo il vento cancellò le sue orme e io ne diffidai; questo pianto non sembra un lamento, non è celato da una nube di pudore. Stavamo per concordare che è una donna è arrivata lì di sua ferma volontà gemendo e ci domandammo perché quella donna singhiozzasse in quel modo, con un ritmo tale! Che non avrei mai immaginato, amico mio se non dopo anni del nostro viaggio insieme alla fine delle nostre battaglie, ché amici non siamo più, quel suono non era altro che un animale: nessuno lo ha abbandonato nessuno lo aspetta Ruggiva al giorno come ogni giorno, nel deserto, che è infine la sua casa.

الصداقة


ليس طفلا، تركه النحّات وهو يلمّ إزميله والمسطرة قبل العاصفة فهذا الصراخ ليس يائساً كما ينبغي. أنتَ تخيلتَهُ رجلاً طمستْ الرياح آثار أقدامهِ وأنا شككتُ في الأمر؛ فهذا بكاء لا يُشبه النباح، ولا تظلله سحابة من العار. كنّا على وشك أن نتفق أنها امرأة جاءت إلى تلك البقعة بكامل إرادتها لتنوح ثم تساءلنا كيف يكون لامرأة نواحٌ كهذا، لا ينقصهُ الإيقاع! الذي لم يخطر ببالي يا صديقي إلا بعد سنوات من رحلتنا معاً، من انتهاء معاركنا لأننا لم نعد أصدقاء، أن الصوت كان ببساطة لحيوان: لم يتركه أحدٌ، ولا ينتظر أحداً، حيوان كان يعوي يومها مثلما يعوي كلّ يوم، في الصحراء، التي هي في آخر الأمر بيته


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Libertà


Non temiamo più il tormento della tomba o di essere seppelliti in terra straniera. Son morte le donne gentili che ci misero in guardia dall’imene e dalla cattiva fama. Noi, i giovani, gli arrabbiati, gli eroi degli incubi, che prendemmo infine la strada delle insegne familiari, abbiamo bisogno di occhiali per i nostri sguardi miopi e di tranquillanti da trangugiare a mezzanotte. Qui, come soldati che credono di aver riacquistato il loro onore alla fuga del re. Siamo diventati individui, e poi un battaglione davanti a una falce che sta per stroncarci. Siamo cresciuti all’improvviso non sapevamo che questo è ciò che succede quando i sogni diventano realtà.


ʾĪmān Mersāl

حُريّة


لم نعُد نخاف من عذاب القبر ولا من الدّفن في أرضٍ غريبة. ماتت السيدات الطيّبات اللواتي حذرْننا من غشاء البكارة وسوء السُّمعة. نحن المراهقين، الغاضبين، أبطال الكوابيس، أخذنا أخيراً سَمت رموز العائلة، بنظارات يحتاجها حسيرو النظر، ومسكّنات عليْنا بلْعها في مُنتصف الليل. هنا، مثل جنودٍ ظنوا أنهم استعادوا كرامتهم لحظة هروب الملك. فرادى أصبحنا، وكتيبة أيضاً أمام منجلٍ يوشك أن يحصدَنا. كبرنا فجأة. ولم نكن نعرف أن هذا ما يحدث عندما تتحقق أحلامنا


إيمان مرسال


traduzione e cura di Flavia Carlorecchio

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