• Alfonso Canale

Poesia | Ri-scritture: Sumitrānandan Pant, immaginazione e vita agreste

La realtà agreste come specchio dell’interiorità nella poetica di Sumitranandan Pant

La poetica di Sumitrānandan Pant (1900-1977), in continuità con quella dei più rilevanti esponenti della corrente Chāyāvād (“Scuola delle ombre”), movimento ‘romantico’ della letteratura hindī sorto in India negli anni Trenta del XX secolo, individua nella realtà rurale, esterna agli spettri del mondo urbano, il centro propulsore di un rinnovamento spirituale e poetico, ma al contempo sociale e culturale, in grado di toccare le corde più intime dell’uomo contemporaneo.


Il topos della natura e del suo rapporto privilegiato con il mondo dell’interiorità e della spiritualità umana, tipico di gran parte degli autori di questa corrente, viene sviluppato da Pant già dalle sue prime composizioni poetiche; tra esse ricordiamo Pallav (Le nuove foglie) del 1926, Granthi (Il nodo) del 1929 e Guñjan (Il mormorio) del 1932, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta.  Successivamente, negli anni Quaranta, seppur ‘convertitosi’, parallelamente alla nascita in India di un movimento letterario progressista, la All- India Progressive Writer’s association (1936), ad un impegno più marcatamente politico e sociale, permane nei suoi poemi  (Grāmya del 1940) la tensione verso un ritorno alla campagna, individuato non solo come locus amoenus dell’animo e dell’immaginazione umana, ma anche come centro morale propulsore della costruzione culturale e politica dell’India del suo tempo. Forte è la connessione poetica con l’umanesimo universale di Rabindranath Tagore(1861- 1941), autore principe della letteratura bengalese e celebre promotore in occidente della letteratura indiana, ma anche il forte legame ideologico con il movimento indipendentista gandhiano, cui il poeta aderisce e che lo spinge ad interrompere, ancor giovane, la frequenza di istituti di formazione inglesi.


Dalla letteratura bengalese, sin dalla prima metà del XIX secolo particolarmente attiva nella riforma e nello sforzo di emancipazione culturale della società indiana, gli esponenti del movimento Chāyāvād traggono l’aspirazione all’esplorazione intimistica, sul cui sfondo si staglia l’ideale ‘ritorno’ al mondo della vita agreste.  Sul piano formale e linguistico, nonostante l’uso di una lingua fortemente sanscritizzata, si riconosce nella poesia di Pant il gusto per la sperimentazione e per il superamento dei rigidi criteri formali ed estetici codificati, all’inizio del XX secolo, da istituti di formazione e ricerca letteraria quali la Nāgarī Prachārinī Sabhā (fondata nel 1893) e la Banaras Hindū University (1916).

Strenuo detrattore del movimento Chāyāvād è, per esempio, R.C. Śukla (1881-1941), codificatore del primo canone della letteratura hindī moderna e contemporanea e artefice del nome del movimento. La ‘Scuola delle ombre’ propone, nell’ottica del critico, una visione della cultura e della letteratura hindī ideale e astratta, affrancata da qualsiasi legame con la realtà politica e culturale dell’India ed artificiosamente strappata dalle avanguardie della letteratura indiana alla letteratura romantica occidentale, in primis a quella inglese. Nell’ottica del critico, la dimensione agreste sperimentata dai poeti di questo movimento, tempio di una spiritualità e di una immaginazione poetica (kalpnā) che intende travalicare le frontiere culturali, diviene emblematicamente paradigma della pressione culturale e politica esercitata dall’occidente sulla letteratura indiana.


Nella poesia di S. Pant, contestualizzata per sommi capi in questa analisi, si riconosce l’enfatizzazione del valore, ad un tempo politico e culturale, della ‘campagna’; per il poeta essa è dimensione di fuga ed evasione dalla realtà urbana, ma, al contempo, sorgente di una limpidezza morale capace di riformare l’uomo ‘senza confini’ della società contemporanea.


Bibliografia: Rubin, D., The Return of Sarasvati: Four Hindi Poets. Oxford University Press, 1993.

Sitografia: kavitakosh.org/


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Nota traduttiva


Le poesie selezionate sono tratte dalla raccolta Gunjan (Il mormorio), pubblicata nel 1932. Per quel concerne la traduzione in sé, il linguaggio di Pant è molto ricercato, classicheggiante e sanscritizzato, ergo si è cercato di essere puntuali nella scelta dei termini più ricercati e arcaici dove necessario.


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L’istante di vita dei fiori


Nel mondo contemplai

il ridente istante di vita dei fiori.

Su queste labbra,

pallide e sporche,

non rimase alcuna

linea di sorriso.

Su un desolato ramo del bosco

un bocciolo imparò a sorridere;

sino ad ora non sono riuscito a farlo,

abbracciare con gioia

la sofferenza.

Solo quando il ramo

nodoso del mondo

è pieno e contorto

di spine, si schiude in esso

il rosso del fiore della vita.

Le spine del ramo non feriscono

il corpo;

ricchezza degli esseri viventi è che essi

brucino eternamente, radiosi

come l’oro.

Dall’ esperienza del dolore

genera nuovi germogli

il bosco dell’esistenza.

Così, anche il boato del tuono

che il mondo, mosso a compassione,

muove, è l’istante

che annuncia nuova vita

nella stagione delle piogge.


कुसुमों के जीवन का पल


कुसुमों के जीवन का पल

हँसता ही जग में देखा, इन म्लान, मलिन अधरों पर स्थिर रही न स्मिति की रेखा!

बन की सूनी डाली पर सीखा कलि ने मुसकाना, मैं सीख न पाया अब तक सुख से दुख को अपनाना।

काँटों से कुटिल भरी हो यह जटिल जगत की डाली, इसमें ही तो जीवन के पल्लव की फूटी लाली।

अपनी डाली के काँटे बेधते नहीं अपना तन, सोने-सा उज्ज्वल बनने तपता नित प्राणों का धन।

दुख-दावा से नव-अंकुर पाता जग-जीवन का बन, करुणार्द्र विश्व की गर्जन, बरसाती नव-जीवन-कण!


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È lo spirito mia ricchezza eterna?


È lo spirito mia ricchezza eterna?

Eternamente inebriato io sono, eternamente folle!

Di questo mondo tutti gli esseri mi sono cari, animati e inanimati,

l’erba, gli alberi, le fiere, gli uccelli, l’uomo e Dio.

Eternamente sconvolta dalla mia stessa gioia è la mia mente

ed in ogni istante io sono folle, folle!

Io sono un amante degli ideali più alti.

Amo il tocco celestiale della cultura

e i problemi più seducenti della vita.

La vita umana mi sembra incompiuta

e, ebbro di desiderio, mi agito

come un folle, come un folle!

Nell’ universo sperimento rinnovata

gioia, speranza e desiderio

e ripongo infinita fiducia in Dio.

Il mondo necessita di nuova linfa

ed io, oh!

come inebriato mi agito, come un folle,

come un folle!


क्या मेरी आत्मा का चिर-धन?


क्या मेरी आत्मा का चिर-धन? मैं रहता नित उन्मन, उन्मन! प्रिय मुझे विश्व यह सचराचर, तृण, तरु, पशु, पक्षी, नर, सुरवर, सुन्दर अनादि शुभ सृष्टि अमर; निज सुख से ही चिर चंचल-मन, मैं हूँ प्रतिपल उन्मन, उन्मन।

मैं प्रेमी उच्चादर्शों का, संस्कृति के स्वर्गिक-स्पर्शों का, जीवन के हर्ष-विमर्षों का; लगता अपूर्ण मानव-जीवन, मैं इच्छा से उन्मन, उन्मन।

जग-जीवन में उल्लास मुझे, नव-आशा, नव-अभिलाष मुझे, ईश्वर पर चिर-विश्वास मुझे; चाहिए विश्व को नव-जीवन मैं आकुल रे उन्मन, उन्मन!


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Non desidero gioia eterna


Gioia eterna non desidero,

né mestizia eterna,

solo apparente è

l’alternanza di gioia e mestizia;

di fronte a me si staglia una vita aperta.

Dall’incontro

di gioia e mestizia

la compiutezza

di questa esistenza deriva,

sia che nell’oscurità la luna

si eclissi,

sia che l’oscurità si dissolva

al chiaro di luna.

Patisce l’universo per un dolore troppo intenso

quanto per una gioia eccessiva.

Nella vita dell’uomo esse

sono entità distinte:

la sofferenza è separata dalla gioia

e la gioia dalla sofferenza;

opprimente è un’afflizione incessante

non meno di un piacere che non abbia fine.

In dormiveglia è l’universo;

la sua vita si svolge

tra il giorno e la notte

di queste condizioni.

Questo è il cortile su cui si affacciano l’alba e la sera

e l’abbraccio che scioglie solitudine ed incontro.

È il volto eterno, ridente e bagnato

di lacrime, dell’esistenza umana!


Sumitrānandan Pant


मैं नहीं चाहता चिर-सुख


मैं नहीं चाहता चिर-सुख, मैं नहीं चाहता चिर दुख; सुख-दुख की खेल मिचौनी खोले जीवन अपना मुख। सुख-दुख के मधुर मिलन से यह जीवन हो परिपूरण; फिर घन में ओझल हो शशि, फिर शशि से ओझल हो घन।

जग पीड़ित है अति-दुख से, जग पीड़ित रे अति-सुख से, मानव-जग में बँट जावें दुख सुख से औ’ सुख दुख से। अविरत दुख है उत्पीड़न, अविरत सुख भी उत्पीड़न, दुख-सुख की निशा-दिवा में, सोता-जगता जग-जीवन।

यह साँझ-उषा का आँगन, आलिंगन विरह-मिलन का; चिर हास-अश्रुमय आनन रे इस मानव-जीवन का!


सुमित्रानंदन पंत


traduzione e cura di Fabio Mangraviti

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