• Antonio Merola

Poesia | Save Our Ship di Barbara Ungar


Quando un poeta traduce un altro poeta si vede. Grazie al lavoro di mediazione di Emilia Mirazchiyska, presentiamo alcune poesie estrapolate dalla raccolta Save Our Ship pubblicata dalla The Ashland Poetry Press (2019) e con cui Barbara Ungar si è aggiudicata il Richard Snyder Memorial Prize, nella traduzione italiana di Francesco Tomada. Si vede perché Tomada e Ungar hanno qualcosa in comune: una spietata sincerità biografica, che si presenta con parole semplici e un linguaggio colloquiale. Save Our Ship ricalca il più famoso Save Our Souls, la richiesta di aiuto codificata in codice Morse; ma l'evidenza della «nave», in un momento storico quale è il nostro, ci richiama subito alla mente qualcos'altro. Pure, Save Our Ship rimane, nel suo acronimo, una richiesta di SOS: ma chi è a lanciarla? La poesia? O la poeta? E soprattutto, a chi è indirizzato? Chi sia a chiedere aiuto e chi possa invece darlo sono domande con cui il titolo obbliga il lettore a fare i conti. Tom Phillips, in una recente nota pubblicata su «Inkroci», ha definito queste poesie come una «combinazione di serietà e giocosità (giocosità seria e serietà giocosa)». Se dal gioco linguistico del titolo passiamo ai testi, questo è evidente per esempio già nella poesia The Woman with a Live Cockroach in Her Skull (La donna con uno scarafaggio vivo nel cranio), in cui la metamorfosi kafkiana in un insetto diventa qui un corpo estraneo che penetra nel corpo, senza una apparente spiegazione e tuttavia provocando malessere. La domanda finale con cui Ungar si rivolge al lettore cerca di fare uscire il significato metaforico della poesia dal libro, prima ancora che chi legge possa decifrarlo, trasformando l'esperienza della lettura in una esperienza anche cinestetica: «Può essere vero tutto questo/ o è solo una specie di parabola// Adesso non lo senti anche tu?» Questo gioco serioso è osservabile anche in How It Happens (Come succede), dove l'anafora di «maybe – maybe [...] mabye» (forse – forse […] forse), oltre a creare incertezza intorno all'esattezza delle parole, imita il suono di una ninna nanna; ma che fa però da contrappeso alla situazione di violenza che Ungar ci descrive e in cui il maybe, a livello formale e strutturale, si annulla nella proposta a specchio delle due strofe. In Poem e in The Other Barbaraemerge infine un senso di nostalgia verso il passato, con un occhiolino al cinema italiano: «La dolce vita – ah, eravamo così giovani/ e così innamorati. E poi non più.» Ma persino in una poesia come The Other Barbara, che sembrerebbe affrontare il tema scontato del doppio, assistiamo in realtà a una proposta dell'identità tripartita nelle tre strofe: prima l'altra Barbara sembra essere un ricordo del passato e ormai sfumato, per poi diventare una specie di fantasma che ricorda da vicino il malessere psicologico provocato dalla depersonalizzazione, per poi concludersi in una scena ospedaliera in cui il male sembra venga reciso, estratto dal corpo, e dalla cui ferita si specchia una Barbara nuova, maybe felice.

Nota di lettura a cura di Antonio Merola

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© photo by Jian Jun Stronach

Il quinto libro di Barbara Ungar, Save Our Ship, vincitore del Richard Snyder Memorial Prize e pubblicato dalla Ashland Poetry Press, è stato nominato Miglior libro della Kirkus Reviews del 2019 e ha vinto un premio Benjamin Franklin nell'Independent Book Publishers Awards. I libri precedenti includono Immortal Medusa, nominato come miglior libro da Kirkus Reviews del 2015; Charlotte Brontë, You Ruined My Life; Thrift e The Origin of the Milky Way, che ha vinto il Premio Gival e una medaglia d'argento agli Independent Publishers Book Awards. Professore al College di Saint Rose di Albany, NY, vive a Saratoga Springs.



L'altra Barbara

Molto tempo fa hai camminato nel deserto

riposato con i beduini nelle loro tende

urinato sulla sabbia d'oro sotto il plenilunio.

Eri proprio tu fra le donne vestite

nelle loro scure toghe ricamate? Istantanea persa

di lei in sella a un cammello contro il cielo cobalto –

dove è finita quell'altra Barbara?


A passeggio attorno al lago ghiacciato

ti sei dovuta fermare e sedere su un muro di pietre gelide

un'altra Barbara al tuo fianco mentre scivolavi

nel mondo parallelo del dolore

quel mondo sommerso che non si vede

finché non ci sei dentro, stupita

dalle sue scogliere brulicanti.


Digiuna, spaventata

nuda sotto un banale camice consumato

legato sul dietro,

prima dell'intervento

incontri un'altra Barbara –

gioiosa per il semplice fatto di sentirsi

a casa in questa minuscola dimora

vuota e lucida come una conchiglia.


*


Poesia


Il nostro vecchio amico Emilio da Milano disse:

Quando la fine verrà scalerò una montagna

per vigilare con un buon vino rosso,

indossando i guanti gialli di mio padre.

Lo avevamo conosciuto su una barca diretta a Bora Bora.

La dolce vita – ah, eravamo così giovani

e così innamorati. E poi non più.

Emilio, questa poesia è per te –

i miei guanti gialli, il vino rosso, la montagna.


*


La donna con uno scarafaggio vivo nel cranio


ha sentito un formicolio

che le strisciava nella narice

un bruciore negli occhi

quando si è spostato vivo e vegeto

ormai adulto là dentro

e annidato alla base

del cranio


Come è penetrato dentro?


Cercare in rete tenerla

sveglia di notte


Come tirarlo fuori?


Gli esperti allibiti

pericolo di contagio

diffusione

si sveglia gridando

ogni mattina con le notizie


Può essere vero tutto questo

o è solo una specie di parabola


Adesso non lo senti anche tu?


*


Come succede


Forse inizia con un inganno: dice che tu lo hai provocato.

Forse tu urli e lo colpisci pensando che non puoi fargli del male fino a quando

anche lui ti colpisce. Forse le sue mani ti stringono il collo tu vedi rosso

lo stai soffocando anche tu e se ci fosse una pistola qualcuno potrebbe

essere morto. Forse ti spinge in qualche modo attraverso la stanza

sei fuori in strada che corri e singhiozzi e tutti ti stanno lontani.

Forse chiami qualcuno. Forse lui dice che puoi fidarti a tornare

a casa non succederà mai più. Forse è dispiaciuto e riempie la

casa con un centinaio di rose.


Forse non succede mai più.

Forse succede.


O forse lui non imbroglierebbe mai. Forse non parla per ore

che si trasformano in giorni. Forse non lascerà dormire te né riposare

il bambino. Forse guida ubriaco non fermerà l'auto quando ne hai bisogno.

Ti dice pazza ti accusa di mentire parcheggia la sua auto dietro

alla tua così non puoi uscire. Forse ti sveglia per fare sesso e

tu lo fai sognando di dormire. Forse ti lancia la bottiglia e

scava un buco nel muro. Hai bisogno di un piano. Forse vomiti

la colazione per una settimana. Prendi il bambino e corri.


Ci sono così tanti modi in cui può succedere.

Succede ogni volta.



© Barbara Ungar

Traduzione italiana a cura di Francesco Tomada

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